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Cosa vuol dire essere dei Romanov? O meglio, cosa significa sentirsi tali? ร questa la domanda preliminare e imprescindibile che muove le fila del discorso nella nuova serie Amazon. The Romanoffs non รจ una ricostruzione storica. Non รจ un period drama, come taluni forse si sarebbero aspettati. The Romanoffs non รจ neanche una storia di lignaggi e discendenze. Niente di tutto questo. Per comprendere il senso dellโopera dobbiamo tenere a mente lโimmaginario collettivo che si lega indissolubilmente al nome dei Romanov, la dinastia imperiale russa per eccellenza.
Il mito dei Romanov si sviluppa a seguito dellโorribile strage della casata per mano bolscevica durante la rivoluzione dโottobre. Il popolo russo rimarrร scosso dalla drammatica caduta imperiale. Decenni dopo, di quei Romanov oppressivi ma pii se ne faranno dei martiri, canonizzati dalla chiesa ortodossa. E la speranza che il nome degli imperatori di Russia sopravviva e si ravvivi nei secoli non abbandonerร mai i piรน nostalgici reazionari di tutta Europa.
Impostori e millantatori nel corso del Novecento alimenteranno il mito di Anastasia, Alessio e degli altri figli dello zar Nicola II. Nelle anime europee, i Romanov diverranno immagine di grandezza e simbolo di riscatto. La dinastia, per rami secondari e incerti, sopravviverร . I profughi della rivoluzione russa emigreranno in Inghilterra, Francia e Stati Uniti. In ognuno di questi Paesi continueranno a mantenere orgogliosamente il nome Romanov, consacrando nel ricordo dei nobili natali tutta la loro vita.
Che valore ha allora al giorno dโoggi sentirsi un Romanov?
ร una monomania orgogliosa, una psicosi cronica, simbolo di alienazione. Sentirsi Romanov non รจ poi tanto diverso da sentirsi Napoleone o, volendo tornare piรน indietro nel tempo, Nerone. In epoca romana si era alimentato il mito che voleva lโimperatore sopravvissuto e desideroso di riscatto. I cristiani ne fecero lโAnticristo, pronto a tornare alla fine dei tempi. Da ogni dove si levarono voci di megalomani che si riconoscevano in lui. Cosรฌ dellโidentitร di Napoleone, ugualmente, se ne appropriarono per generazioni i disadattati di mezza Europa. Gli alienati dal mondo, i folli e disperati che si rifugiavano e crogiolavano nellโillusoria convinzione di essere re.
Lo stesso accadde con Anastasia, lโamatissima figlia dello zar di Russia. Nellโomonimo film del 1956, lโinterpretazione di Ingrid Bergman ha dato spessore a una delle espressioni piรน famose di schizofrenia, quella di Anna Anderson che si professava figlia di Nicola II. I protagonisti di The Romanoffs sono a loro modo degli schizoidi, affetti da un delirio che li aiuta a sopravvivere.
Nel primo episodio di The Romanoffs, Anushka รจ unโanziana che non vive piรน. La sua esistenza รจ affidata al ricordo e allโorgogliosa rimembranza di un passato illustre. Si sente una Romanov ed รจ orgogliosa di esserlo. Tanto, o forse piรน, di quanto si senta francese. La sua casa รจ una capsula del tempo, cristallizzata espressione del passato. Di quel passato che รจ lโunico tempo un cui Anushka sente di poter vivere.
Il suo appartamento รจ ciรฒ che la tiene incollata allโidea che la sua vita abbia valore, che tutto ciรฒ che conti sia il lignaggio.
Nello stesso tempo diventa il luogo tombale in cui si respira aria stantia, in cui non cโรจ rinnovamento e la vita marcisce. Anushka si putrefร in quella casa, aggrappata a idee di nobiltร e orgoglio russo. Il rapporto col nipote, Greg, รจ un legame di reciproca convenienza. Non cโรจ affetto ma solo il sangue. Il sangue dei Romanov conta piรน di tutto. La discendenza conta piรน di tutto.
Eppure, avviene un cambiamento. Anushka si apre progressivamente alla vita. Lo fa grazie a Hajar, grazie allโespressione dellโโAltroโ, dello straniero. Le porte sbarrate della sua stanza si dischiudono lentamente a un tempo presente. In questo tempo riscopre valori nuovi. Vede la freschezza di una contemporaneitร in cui il sangue, la schiatta, non ha piรน significato. Lโaffetto rinnovato e riscoperto la restituisce al mondo.
Quando Hajar indossa il meraviglioso abito da cerimonia del tempo che fu, Anushka vede una Romanov. Nel paradosso dello straniero, del diverso, dellโescluso la rigida e autarchica donna scopre un familiare. โMi ricordi qualcunoโ, confida alla ragazza. ร in quel momento che avviene il superamento della nevrosi, della schizofrenia di sentirsi una Romanov. In quel momento Anushka decide di affidare la sua ereditร a unโestranea.
Unโestranea che sente cosรฌ vicina, affine e consanguinea per un affetto sincero e ricambiato.
Essere un Romanov assume a quel punto unโaccezione nuova e positiva. Quella che pure fa parte del sentirsi tale. Ovvero lโaccoglienza. Lโumanitร di unโAnastasia che nella sua esuberanza e semplicitร visita i feriti di guerra. Di una casata che, in piรน di una circostanza, ha scelto lโamore e la mescolanza di sangue.
Nel secondo episodio antologico di The Romanoffs cโรจ la stessa chiusura iniziale. La vita affidata allโorgoglio e al rifiuto del presente. Michael รจ un inetto. Un uomo sopraffatto dallโesistenza, chiuso nel cinismo e nellโapatia. Gli resta soltanto un cognome. Se lo cuce addosso. โLa mia famiglia fu assassinataโ. La mia famiglia. Come stesse parlando di parenti prossimi e non di lontani e incerti antenati.
Nel nome dei Romanov trova lโunica fonte di affermazione personale. Il quid che lo rende speciale e migliore degli altri. Nella sua schizofrenia ha bisogno di riempirsi la bocca di quel nome, di alienarsi da una realtร che non sa affrontare. E che lo restituirebbe a se stesso nella sua condizione di fallito.
Anche a lui, perรฒ, accade qualcosa.
Lโemozione di un sentimento improvviso lo indirizza verso uno scopo. Finisce nella sua ossessione per consacrarsi a quello scopo e una volta ottenuto lโinteresse di Michelle si sente vivo. Balla, lui che non ama ballare. Si lancia in unโavventura, lui che solitamente รจ chiuso nei suoi vuoti giochini al telefono. Ma la psicosi che lo attanaglia non puรฒ lasciarlo e, non appena viene meno quellโemozione di un momento, Michael crolla sotto i colpi della realtร .
La vera vincitrice รจ allora la moglie, finalmente libera dallโoppressione di un uomo incapace di vivere. Di un marito che vive sulle sue spalle e che nutre un rancore latente verso di lei, donna affermata e felice della sua vita. Il sorriso finale di Shelly รจ il sollievo di chi si scolla di dosso il nome vuoto e posticcio dei Romanov, sottraendosi al fascino della nobiltร decaduta e scoprendo la leggerezza genuina della libertร .
The Romanoffs finora ci ha messo di fronte a quello che sarร il tema portante dellโintera serie targata Amazon. La schizofrenia del sentirsi Romanov, lโalienazione megalomane di chi vive nel passato. Lo ha fatto con storie quotidiane di disarmante semplicitร . E il rischio รจ che questa semplicitร naufraghi nella banalitร e nel piattume. Il passo, crediamo, รจ molto breve.









