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The Handmaid’s Tale 2×01-2×02: nuovo giorno nella stessa prigione

Serie Tv

“Beati gli afflitti,
perché saranno consolati.”

Dopo una prima stagione che ha fatto incetta di premi, The Handmaid’s Tale torna più intensa e forte che mai riprendendo le fila della narrazione dal punto esatto in cui l’avevamo lasciata con Offred incinta e caricata su un furgone verso una direzione ignota.

Due cose appaiono perfettamente chiare dai primi episodi di questa seconda stagione. La prima è che la Serie Tv non ha alcuna intenzione di spingere il freno, anzi si dirige spedita verso il burrone a una velocità forsennata. La seconda è che la stagione che abbiamo di fronte si propone di essere molto più corale, con una narrazione volta a raccontare non più solo il passato di June ma anche delle altre donne protagoniste di questo splendido manifesto.

“June” e “Unwomen” sono due ottimi apripista che presentano senza mezzi termini la nuova The Handmaid’s Tale, una Serie Tv sicura di sé e conscia del proprio successo.

Una Serie Tv che vuole colpire dritto allo stomaco lo spettatore, che usa la violenza come costante della sua missione: far riflettere. Per chi non avesse visto l’episodio consiglio di non proseguire e di tornare dopo la visione. Offred insieme a molte altre Ancelle si ritrova nel fu Fenway Park, storico stadio di baseball di Boston trasformato in enorme patibolo. Dopo momenti di puro panico, le donne vengono tutte liberate ma non senza conseguenze ed è solo in virtù del figlio che porta in grembo che Offred riceve trattamento migliore. Grazie all’aiuto di Nick, la donna riesce a fuggire ed inizia così un viaggio verso la libertà e la salvezza. Nel frattempo nelle stracitate Colonie ritroviamo Emily, un personaggio che speriamo di vedere ancora per molto tempo.

The Handmaid's Tale

Una premessa interessante è che la seconda stagione rappresenta una vera incognita, dato che i fatti narrati dell’omonimo romanzo di Margaret Atwood coincidono con gli eventi della prima stagione. Sarà quindi intrigante scoprire in che modo la storia delle Ancelle procederà e quale destino è riservato a June/Offred. Una seconda stagione che inizia davvero con il botto, non viene risparmiato nulla allo spettatore che si trova immerso in nuovi angoscianti orrori.

Come bestie al macello, le donne vengono radunate, ammassate insieme e marchiate a fuoco. 

Non il sollievo di una carezza o di una preghiera riesce a scacciare via il terrore. Una minaccia brulicante che ha il volto freddo di uomini che non sono uomini e di una donna, zia Lydia, priva di qualsiasi compassione o empatia. I primi dieci minuti della prèmiere sono carichi di un’intensità schiacciante che porta noi spettatori a sentirci parte di quella schiera senza nome sul patibolo. In attesa. Di una condanna. O forse ancor di più di un miracolo, che infine arriva ma più come beffa e morale agghiacciante.

The Handmaid's Tale

La paura è l’arma più potente. Ancora una volta la Serie Tv si lega indissolubilmente a una realtà, la nostra, in cui è la diffidenza ad avere la meglio. 

Il peccato dello straniero della nostra attualità si riflette in quello dell’essere donna della realtà di Offred. Sei nata per procreare, attieniti a questo. Essere o volere altro è sbagliato, è contro le regole. Così viene giudicata una June del passato che per un momento non mette la figlia al primo posto, e così pure si sente ripetere Emily, lesbica e madre ma senza il diritto di esserlo.

La potenza dei flashback sta nel mostrare Gilead come un mondo che non si realizza di colpo ma attraverso tanti piccoli momenti, attraverso un cambiamento lento che tocca paure e pregiudizi preesistenti. Gilead è solo manifestazione fisica e concreta di una mentalità comune, viva già da tempo. La storia d’altronde insegna e ciò che vale per i figli di Giacobbe valse anche per fascismo, nazismo e compagnia bella. A un certo punto diventa semplicemente troppo tardi. Così June, Emily, Moira e tante altre donne vedono a man mano diminuire la propria influenza, in una società già essenzialmente maschilista, senza che se ne rendano effettivamente conto o possano farci qualcosa.

Il mondo si sgretola sotto i loro piedi e non c’è appiglio a cui aggrapparsi

The Handmaid's Tale

Fuoco che punisce e purifica. 

Il primo riservato alle Ancelle che si sono rifiutate di eseguire gli ordini e punire Janine, il secondo quello utilizzato da June per spogliarsi della vecchia pelle e indossare di nuovo i panni di una donna detentrice del proprio destino. “My name is June Osborne, I am… free.” 

La necessità che Gilead ha delle donne si scontra con il sistema tirannico al quale queste ultime sono assoggettate. È questa contraddizione a costituire il perno della nuova stagione di The Handmaid’s Tale. Offred è intoccabile ma solo in parte, non stentiamo a credere che Fred e Serena Joy le daranno la caccia e che proprio la donna abbatterà con furia la propria scure. La ribellione passa sempre attraverso il sangue. Il primo ad essere versato è proprio quello della protagonista, che con un netto colpo di forbici si libera del simbolo della prigionia.

Il sangue che le macchia volto e vestito è metafora di una libertà conquistata attraverso le sole proprie forze e il sacrificio. 

The Handmaid's Tale

Nel frattempo, nelle Colonie radioattive si consuma un’altra lotta. Quella di Emily, che dopo aver subito la clitoridettomia viene spedita nei campi tossici, dove vengono spedite tutte le “non donne”. Tutto nelle colonie è contaminato, persino l’acqua ed Emily cerca di trovare delle soluzioni temporanee grazie alle sue conoscenze di biologia, appartenenti a un’altra vita ormai. In questo episodio abbiamo anche un quadro più chiaro di quale sia la situazione delle altre donne di Gilead, grazie al personaggio di Marisa Tomei. La donna è stata mandata nelle Colonie per aver tradito il marito, che a sua volta la tradiva con l’Ancella. Nei suoi confronti Emily si dimostra disponibile e gentile, rompendo la barriera che tiene le donne di Gilead separate l’una dall’altra.

Alexis Biedel è straordinaria, rapisce lo spettatore con i suoi grandi occhi blu che non hanno più nulla della spensieratezza di Rory Gilmore.

The Handmaid's Tale

Un grande ritorno quindi quello di The Handmaid’s Tale, che nell’America del Time’s Up e #MeToo dissemina critiche più o meno velate alla società di oggi. Una Serie Tv difficile da guardare ma dalla quale non si riesce a distogliere lo sguardo.

Leggi anche: The Handmaid’s Tale – Il full trailer della seconda stagione

Written by Serena Faro

Ho attraversato gli oceani del tempo a bordo del TARDIS, ho viaggiato in macchina con Sam e Dean a caccia di mostri, sono arrivata tardi ad un matrimonio a Westeros (meno male) così mi sono diretta a Storybrooke per poi salpare con il capitano Flint. Ho visitato la Londra dei "penny dreadfuls" e la New York dei "mad men". Mi sono ritrovata su un'isola un po' particolare, in attesa di una nuova avventura.

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