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Stranger Things – La recensione del finale della quarta stagione

ATTENZIONE: l’articolo contiene grossi spoiler sugli ultimi due episodi della quarta stagione di Stranger Things.

Avevamo sbuffato più o meno tutti di fronte alla notizia di dover attendere un mese in più per giungere alla conclusione della quarta stagione tanto attesa di Stranger Things. Nonostante fossimo a conoscenza della durata delle puntate, non eravamo convinti che dividere la stagione in modo così particolare fosse la scelta giusta. Bramavamo ognuna delle risposte che cercavamo, e pretendevamo che queste arrivassero senza farci attendere più neanche un attimo. Però poi le prime puntate vengono rilasciate, e noi riusciamo a comprendere che i fratelli Duffer non avevano sbagliato neanche stavolta: la settima puntata sembrava davvero un finale aperto, uno di quelli validi e magistrali, capaci di farti attendere il resto delle puntate con trepidazione. La rivelazione di Vecna avrebbe forse avuto meno tempo per venire interiorizzata se unita a tutto il resto degli episodi. Con questo metodo, invece, riesce a preparare il terreno per il finale definitivo della stagione. Tra il 27 maggio e il primo luglio è passato poco più di un mese, un lasso di tempo capace di farci raccogliere tutte le idee in modo ordinato. Abbiamo avuto il tempo di assimilare tutte le informazioni e di goderci la serie, comprendendo – ancor di più – il grande potere di Stranger Things, un prodotto che sta scrivendo a tutti gli effetti una nuova epoca seriale. Adesso che la quarta stagione è ufficialmente giunta al termine siamo pronti a tirare le somme, prendendo in considerazione anche un altro aspetto degli episodi che abbiamo visto: il futuro.

Stranger Things

Adesso che siamo giunti alla totale conclusione della quarta stagione possiamo confermare quel che era nell’aria già con i primi episodi: Stranger Things ha appena preparato il terreno per il gran finale di serie, e la quarta stagione è stata a tutti gli effetti un’anticipazione. Ci ha dato modo di conoscere Vecna facendoci scoprire atroci verità – come la consapevolezza che lui ci sia sempre stato – e ha messo in campo anche tematiche capaci di farci comprendere che la prossima volta non avremo più a che fare con un gruppo di ragazzini, ma di adulti. I protagonisti stanno ormai crescendo e lo stanno facendo insieme alla serie, che è stata in grado di sembrare quasi un film proiettato al cinema grazie alla grande qualità d’effetti per cui si è subito contraddistinta. Ogni cosa è riuscita a combaciare, anche la questione del tempo. Le due ore e mezza dell’ultima puntata non hanno mai subito alcun vuoto, nessun tempo morto. Quel che più le ha contraddistinte risiede nel perfetto utilizzo dell’equilibrio tra l’azione e la storia personale dei protagonisti, altra tematica che si preannuncia centrale per quella che sarà l’ultima stagione.

Nel dettaglio, Stranger Things scrive il proprio finale mantenendo fede a uno dei schemi più apprezzati e utilizzati delle saghe fantasy: come abbiamo visto in Harry Potter, ad esempio, tutti i film vengono chiusi con un momento di pace e di tregua, nonostante il nemico sia stato solo indebolito e non davvero sconfitto. Questo meccanismo è fondamentale all’interno di questi prodotti perché riesce a creare un distacco con quello che poi sarà l’inizio della prossima avventura, dando vita a un racconto dinamico capace di mostrare i segni del tempo che passa e della crescita.

Il finale della serie porta con sé più dubbi che risposte: cosa accadrà quando Vecna tornerà? Max riuscirà a svegliarsi? Anche da un punto di vista personale, appare chiaro che il triangolo tra Steve, Jonathan e Nancy diventerà qualcosa di concreto che potrebbe sorprenderci con un finale inaspettato. Ma, soprattutto, per la prima volta le promesse sulla crescita di uno dei personaggi principali sembrano reali. Forse siamo davvero di fronte all’evoluzione di Will. Questa non è un’esercitazione.

Stranger Things

Il personaggio di Will comincia a muovere i primi passi verso un’evoluzione che potrebbe rivelarsi come una delle più belle mai scritte. La magia potrebbe accadere e, paradossalmente, potrebbe farlo soprattutto grazie a tutti i silenzi che il suo personaggio ha collezionato in queste lunghe quattro stagioni. Pieno di rabbia repressa, disillusione e solitudine, Will continua a mostrare una forza che in realtà non possiede. Basta giungere al primo quarto d’ora dell’ottavo episodio per comprendere nel concreto la sua forte crisi interiore. Le lacrime che nasconde e il modo in cui gli si accendono gli occhi quando Jonathan gli ricorda che non sarà mai solo, fanno comprendere quanto l’animo di Will sia il più fragile, e che – a dispetto degli altrila sua evoluzione stia avvenendo in modo silenzioso, e forse per questo più efficace.

Anche con questi ultimi due episodi finali giungiamo dunque alla conclusione che Stranger Things sia sempre stato quello di cui aveva bisogno la nostra nuova era seriale. Con la sua iconicità anni ’80, la serie sta scrivendo una storia che al suo interno presenta diverse strade che fluiscono in unico punto. L’horror, la fantascienza e il teen drama si fondono trovando la ricetta perfetta per la loro coesistenza, donando anche una sensazione di confort che non pensavamo di poter trovare in un racconto in cui i demogorgoni vogliono far fuori dei quattordicenni.

Ma succede, e questo perché anche questa volta Stranger Things è riuscito a dividere in giuste dosi la parte horror da quella della vita quotidiana, trovando il giusto compromesso.

Stranger Things

La sensazione che si ha di fronte al ritorno degli ultimi due episodi è che questi facciano davvero parte di una stagione a sé, come se si fosse davvero creato un distacco o una frattura temporale nel mezzo. Come sappiamo i fratelli Duffer hanno pensato alla divisione delle puntate soltanto una volta completata la produzione di serie, e questa informazione ci dà modo di riflettere comprendendo la forte potenza di ognuna delle singolo puntate. Ognuna di queste raccontava ogni cosa in modo approfondito e senza mai perdere il ritmo, cosa che ha permesso ai Duffer – senza volerlo – di poter dividere a loro piacimento la stagione. La storia è stata scritta per gradi, lasciando colpi di scena continui e degni di essere definiti come dei finali. Inutile, dunque, sottolineare quanto anche da un punto di vista di scrittura e tecnica Stranger Things competa con ben pochi altri prodotti contemporanei. Inoltre, possiamo confermare che la serie sia in qualche modo divisa in due parti: la prima parte, in cui troviamo la prima e la seconda stagione, è caratterizzata da elementi meno horror e più fantastici, mentre la seconda – composta dalla quarta e futura quinta – rende protagonisti degli elementi più cupi, tetri e, inoltre, più maturi. Stranger Things è dunque ufficialmente cresciuta, e lo ha fatto in modo graduale, riuscendo a essere sempre valida in qualsiasi sua prospettiva.

La quarta stagione di Stranger Things è oramai giunta a conclusione dimostrandosi come una stagione introduttiva, e per questo assolutamente valida. Senza fretta e con i giusti tempi, i nove episodi sono stati in grado di spiegare con cosa combatteremo durante i saluti finali, trovando il modo e il tempo per ognuna delle tematiche della serie, senza mai lasciare nulla al caso. Le domande che portiamo con noi dopo questo finale sono tante, e la consapevolezza di dover attendere un’imprecisata quantità di tempo per le risposte non ci fa star bene, ma siamo consapevoli che le cose andranno come sono già andate: in qualsiasi anno Stranger Things torni, ne varrà la pena. Nel frattempo noi prepariamoci a salutare quella che è divenuta una delle Serie Tv più importanti mai scritte nell’ultimo decennio, ricordandoci che esiste qualcosa di positivo nei suoi lunghi tempi di produzione: più tardi arriva, più tardi finisce.

N.B. Questo è uno spazio dedicato a Eddie, l’eroe di cui Stranger Things aveva bisogno. Riponete pure qui i fazzoletti utilizzati per le vostre lacrime, e poi ascoltate un po’ di sano rock.

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