ATTENZIONE: l’articolo contiene spoiler su Steal – La rapina!!
Ogni giorno raccontiamo le serie TV con passione e cura. Se sei qui, probabilmente la condividi anche tu.
Se quello che facciamo è diventato parte delle tue giornate, Discover è il modo per sostenerci.
Il tuo abbonamento ci aiuta a rimanere indipendenti. In cambio: consigli personalizzati, contenuti esclusivi, zero pubblicità.
Grazie, il tuo supporto fa la differenza 💜
4 miliardi di sterline, la rapina più imponente nella storia del Regno Unito. Steal – La rapina si presenta così, un thriller britannico con Sophie Turner come protagonista (che tornerebbe a interpretare Sansa Stark solo se fosse la nona stagione di Got). Una storia che ha al centro il denaro, ma curiosamente non lo rende mai visibile. Non vediamo mai una sola banconota, non c’è una refurtiva, non esistono i borsoni carichi di bigliettoni che siamo abituati a vedere negli heist movie (ricorderete sicuramente le rapine più geniali della storia). Il denaro di Steal – La rapina è virtuale, sono numeri che compaiono sui display di un dispositivo elettronico. Si tratta di qualcosa di volatile, aleatorio, invisibile. Eppure, è qualcosa che ha il potere di cambiare i destini degli individui e di un intero Paese.
Steal – La rapina è arrivata giovedì 21 gennaio su Amazon Prime Video. È una miniserie in sei episodi fatta per essere vista tutta d’un fiato, adrenalinica, piena di tensione, accompagnata da un sottofondo musicale stressante, che amplifica il pathos. È ambientata nella City, il quartiere finanziario di Londra, pieno di grattacieli moderni, ristoranti eleganti, gente ben vestita. L’obiettivo dei rapinatori è la Lochmill Capital, una società di investimenti con sede ai piani alti di uno dei grattacieli che sovrastano le antiche stradine medievali del quartiere. Si tratta di una società che gestisce fondi pensionistici, quindi niente caveau, niente cassaforti blindate, niente prestigiose collezioni d’arte. È una rapina che riflette lo stile della City: nessuna stravaganza artistica, solo un lavoro pulito, portato a termine dietro il computer di una scrivania.
I rapinatori si presentano al ventiseiesimo piano, tirano fuori le armi, fanno un po’ di casino, ammassano gli ostaggi nella sala riunioni e puntano una pistola in testa a due impiegati che non devono far altro che approvare alcune transazioni.
Un lavoro pulito, che si consuma nel giro di un solo episodio. Eppure, brutale nella sostanza. I rapinatori sono freddi esecutori, violenti, chirurgici. Non vogliono necessariamente far vittime, ma non si fanno scrupoli nel colpire chi non rispetta le loro indicazioni. Non mostrano segni di cedimento, sembrano essere sempre in controllo e la glacialità dei loro modi ci fa capire subito che siamo in presenza di professionisti. Alla fine del primo episodio la rapina si è già conclusa. Steal non è il classico heist movie in cui si dedica tanto spazio alla predisposizione del colpo. Alla fine della prima puntata è tutto finito, la rapina è andata a buon fine e viene perciò il momento di concentrarsi su quello che succede dopo.
Steal è una miniserie che procede per strati e che parte dall’ultimo anello della catena per arrivare in cima. Le primissime indagini della polizia (e i primi pettegolezzi dell’ufficio) ci fanno capire che la squadra di rapinatori aveva un insider su cui fare affidamento. Qualcuno che, dall’interno, avrebbe potuto dare indicazioni e fornire informazioni utili ai rapinatori. Zora (Sophie Turner, la Lara Croft di Tomb Raider) e Luke (Archie Madekwe) sono i complici all’interno della Lochmill Capital. Sapevano della rapina, conoscevano il loro ruolo all’interno del colpo e ricevono una ricompensa da 5 milioni di sterline per l’aiuto offerto. Steal diventa quindi una storia interessante, piena di passaggi oscuri, nella quale non solo non si capisce chi siano i buoni e chi i cattivi, ma si ha la sensazione di non capire esattamente neppure chi siano i complici, chi i rapinatori e chi le menti dietro il colpo.
Zora e Luke sono solo la parte finale di una catena molto più lunga, dietro la quale si muovono tanti personaggi e tante menti.
Rhys (Jacob Fortune-Lloyd), il poliziotto incaricato di seguire le indagini, intuisce subito che esistono più livelli su cui indagare: quello delle semplici pedine, quello dei gregari, quello dell’ala militare e quello più sofisticato e sfuggente che è quello delle menti dietro a tutta l’organizzazione del piano. Il sospetto si insinua così nelle trame di Steal, investendo proprio tutti, i colleghi dell’ufficio, gli agenti dell’MI5, la polizia stessa. La rapina ha acceso l’interesse dell’opinione pubblica, soprattutto per degli strani movimenti di soldi che transitano su vari conti offshore di ministri, politici e personaggi in vista del Paese. È il caos, qualcosa di molto più grande di protagonisti, qualcosa che probabilmente non avrebbero potuto gestire.
Il primo a cedere è Luke, che viene prelevato da casa sua dalla banda di rapinatori e portato nella loro base operativa. Non lo uccidono, ma lo tengono in ostaggio, aspettando le direttive. Zora è invece più scaltra e stranamente lucida. Rhys ci mette poco a scoprire il suo coinvolgimento e la ragazza si decide a collaborare con lui per capire chi ci sia dietro l’organizzazione della rapina e perché abbiano scelto proprio lei per portare a termine il colpo. Non è una trama semplice quella di Steal. Più si va avanti con gli episodi, più aumentano gli strati di cui tener conto. Poco alla volta Zora inizia a scoperchiare tutto ciò che c’è dietro dietro al vaso. Lei e Luke non erano gli unici impiegati della Lochmill coinvolti. C’era qualcun altro che passava informazioni ai rapinatori e si aggira ancora tra i corridoi al ventiseiesimo piano.
La rete di sospettati si fa sempre più ampia, mentre si capisce che le ripercussioni del colpo hanno smosso l’interesse dei servizi segreti, probabilmente più pericolosi degli stessi rapinatori.
Steal è una lunga fuga su una pista irta di ostacoli. Zora e Luke erano solo piccolissimi ingranaggi di una catena molto più vasta. Quello che doveva essere un hackeraggio fatto ai danni di pochi ricchi investitori si è trasformato in un crimine che rischia di creare il caos nell’intero Paese. Ogni episodio della serie scoperchia uno strato più profondo, mentre la protagonista cerca di sfuggire ai rapinatori, ai servizi segreti, al suo poliziotto fidanzato e persino a sua madre. Sono sei episodi ricchi di suspense, in cui si accavallano informazioni, rivelazioni, sospetti. È un vantaggio per il ritmo, che infatti ne beneficia. Le sequenze di Steal – La rapina sono sempre movimentate, concitate, accompagnate da un persistente senso di tensione.
A volte facciamo fatica a star dietro a tutte le informazioni che ci vengono fornite, ma la storia è divertente e riusciamo a guardarla tutta d’un fiato. Anche la regia è orientata in tal senso. Quello che vuole trasmetterti è agitazione e insicurezza, che poi è lo stato in cui si trovano i protagonisti in ogni momento. Frequenti sono anche le scene girate in ascensore. Non sono delle vere e proprie scene, perché non accade nulla, non ci sono dialoghi né particolari interazioni tra i personaggi. È come se fossero dei momenti di sospensione, nei quali l’ansia dell’attesa aumenta e ciascuno si trova dinanzi all’incognita rispetto a ciò che potrebbe trovare fuori nel momento in cui si apriranno le porte.
Zora, in particolare, vive in uno stato di angoscia costante. Per il suo presente, per il suo futuro, per le sorti delle persone che conosce.
È una giovane annoiata, con relazioni complicate e zero ambizioni. Scopre di essere stata coinvolta proprio perché così insignificante e infelice, una pedina facile da sacrificare. Eppure, Zora riesce a trovare la vera se stessa dietro il muro di apatia dal quale guardava il mondo di fuori. Forza e coraggio l’hanno spinta ai limiti, rendendola la chiave di tutto. Nessuno ha realmente il controllo di niente in Steal – La rapina. Ci si avvicina a una verità per poi scoprire che ci sono segreti ancora più grandi da svelare. Il finale spiega un bel po’ di cose e chiude in maniera soddisfacente la storia.
Il problema di Steal potrebbe essere che la parte iniziale è molto più esaltante di tutto il resto.
La miniserie inizia col botto, prende immediatamente un’accelerazione che porta il pubblico a cliccare immediatamente l’episodio successivo. Questo favorisce subito la sintonia con gli spettatori, ma allo stesso tempo obbliga lo show a rallentare nella parte centrale e finale, che infatti lascia molto spazio alle interazioni tra i personaggi, compresa la love story tra Zora e Rhys (che forse, tutto sommato, era anche evitabile). Per il resto, Steal rispetta i principi cardine del thriller e propone una versione un po’ rimaneggiata del vecchio prototipo di heist series (quelle che hanno segnato indelebilmente il genere sono queste). Che perciò vale la pena guardare.









