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Station 19 4×08 – Mai una gioia per Vic Hughes

Station 19

Bentornati con la recensione dell’ottava puntata della quarta stagione di Station 19. In questo episodio sono successe diverse cose, tra cui almeno due molto importanti, una triste, ma con un risvolto quantomeno dolce, una inutile come i protagonisti di quel segmento e un’altra inaspettata, un po’ bizzarra ed esilarante.

Ma cominciamo proprio dalle due importanti. La prima riguarda – ovviamente – Dean Miller che, dopo essere stato stato vittima del razzismo di alcuni agenti di polizia, è intenzionato a rivoluzionare le cose. Un intento nobilissimo il suo e anche difficile da raggiungere. Il suo avvocato si è dimostrato essere una persona con le cosiddette consistenze sotto perciò mi aspetto tantissimo da entrambi.

Mi piace la piega che sta prendendo la storia di Dean e mi piace l’evoluzione del suo personaggio. Finalmente sta uscendo dalla spirale di banalità in cui era rimasto incastrato nelle prime due stagioni e si sta facendo largo nel mio cuore, superando addirittura personaggi a cui ho fatto grandi dichiarazioni d’amore in stile dediche scritte sul diario di terza media con le penne glitterate.

L’altro evento decisamente importante è quello che ha visto protagonista Travis, Vic e Ruiz. Ruiz è la nuova fiamma della Hughes. Sembrava che la ragazza avesse finalmente trovato una persona che potesse essere quantomeno alla sua altezza, un uomo perfetto all’apparenza… ecco, all’apparenza. Perché, come al solito, per la povera Vic che sembra essere sulla stessa strada di Meredith Grey in quanto a fortuna, non c’è MAI ‘NA GIOIA (qui i 10 personaggi più sfigati delle serie tv). Ma nemmeno a pagarla, neanche in quel caso le scriverebbero una piccola, minuscola gioia.

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Il bel Ruiz, infatti, era il capitano di Michael, marito di Travis, migliore amico di Hughes che al mercato mio padre comprò. Secondo quanto ci viene raccontato proprio da Montgomery, Theo sarebbe responsabile della morte di suo marito. Non ci viene detto in quale modo, non abbiamo nemmeno la possibilità di ascoltare la versione di Ruiz, forse perché non c’è una seconda versione, forse anche lui è consapevole di essere colpevole e non ci fornisce quei dettagli che, invece, io da spettatrice mi aspetto di ricevere per potermi fare un’opinione su di lui.

Che ne so, magari in quel periodo era sotto l’effetto di potenti droghe che hanno alterato il suo stato mentale al punto di fargli prendere l’assurda decisione che ha condotto il povero Michael a raggiungere il viale dei freddi marmi prima del tempo. Sto ipotizzando, ovviamente, insomma: ho bisogno di più informazioni su questa questione e ne ho bisogno subito! Ma soprattutto ho bisogno che qualcuno arrivi in soccorso del mio personaggio preferito di Station 19 che è ovviamente Vic e le regali una gioia.

Ma passiamo all’elemento triste dell’episodio: l’intera vita sentimentale di Jack Gibson che diventa sempre più bizzarra e pietosa col passare del tempo e la triste sorte che ha colpito la povera Marsha. C’eravamo entusiasmati tutti all’idea che la cara Marsha avesse battuto il Covid e fosse pronta a tornare a casa, ma – a quanto pare – le cose non sono andate come ci aspettavamo e le sue condizioni sono peggiorate al punto da doverle fornire un respiratore per aiutarla.

Prima di arrivare al dolce epilogo di questa situazione, voglio fare un passo indietro e ribadire ciò che ho già detto nella scorsa recensione: la coppia Jack-Inara mi fa strano. Lui non si sembra preso come lo era con Andy o con Maya, mi sembra più che altro che stia con loro perché affezionato a Marcus e perché vuole bene a Inara, ma come si vuol bene a quel maschiaccio di tua cugina che partecipava alle gare di rutti o a quell’amica che faceva a gara a chi sputa più lontano perché non la si vede come qualcuno da conquistare, ma la si vede praticamente come un’estensione degli amici del calcetto.

Tornando a Marsha, ho adorato il momento in cui, nonostante fosse impossibile per chiunque raggiungere un paziente malato di Covid in ospedale, Jack è riuscito – grazie all’aiuto di Maya e del camion dei pompieri – a far visita alla donna, apparendo fuori dalla sua finestra con il piccolo Marcus sorprendendola con un bel cartellone che le augurava di rimettersi presto. Ammetto che lì mi sono sentita un po’ debole. Ammetto anche che il mio cuore che ha shippato follemente la coppia Jack-Maya abbia sussultato parecchio quando si sono scambiati quella breve interazione a casa di Marsha. Io amo la coppia Maya-Carina, lo giuro, ma non posso negare che una parte di me shippi ancora la Bishop con Gibson.

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Ma andiamo oltre e passiamo al peggio del peggio che peggio non si può. Quando parlo del peggio mi riferisco alla coppia Robert/Andy che mi fa venire voglia di prendere a testate il muro fino a perdere i sensi. Sì, perché sono insopportabili. Anzi, preciso: ROBERT SULLIVAN È INSOPPORTABILE, Andy è la sua vittima consapevole che mi ricorda in maniera vivida la Amelia Shepherd succube di Owen Hunt. Quell’Amelia spenta che cercava di reprimersi e contenersi perché convinta di essere la causa di tutti i mali del mondo, inconsapevole – all’epoca – che fosse il contrario e che tutti i mali del mondo sono in realtà concentrati in Owen Hunt.

Ecco, Hunt e Sullivan viaggiano sulla stessa barca. Sono entrambi incapaci di avere relazioni sane, consumati da un machismo triste, che ormai puzza di decomposizione e soprattutto incredibilmente tossico che non fa altro che avvelenare qualunque donna decida di stargli accanto. Speravo di sbagliarmi su Robert, ma, ahimè, non fa altro che darmi sempre più conferme di questo. Per l’intero episodio di Station 19 non ha fatto altro che soffrire l’autorità di Andy, arrivando a farle perdere la pazienza. Ok, è vero, Sullivan ha più esperienza di lei, ma questo non significa che assieme agli anni di contributi versati all’Inps si sia guadagnato anche il diritto di imporsi su Andy e minare la sua autorità. Perciò Robert è bocciato come personaggio.

Passiamo adesso alla sorpresa dell’episodio, qualcosa che avremmo potuto aspettarci, ma che non credevamo potesse accadere in Station 19. Per quanto mi riguarda ero convinta che se fosse successo sarebbe successo in Grey’s Anatomy. Parlo ovviamente della guest-star dell’episodio che non è altro che Gabriella Pession. La nostra Gabriella Pession che avrete visto recentemente in Oltre la soglia o in La porta rossa in cui ha affiancato il meraviglioso Lino Guanciale (qui 10 curiosità su di lui) o ancora in Ferdinando e Carolina di Lina Wertmüller o L’uomo perfetto, il film con Francesca Inaudi, Scamarcio e Giampaolo Morelli.

Gabriella Pession arriva in Station 19 vestendo i panni – guarda un po’ – dell’italianissima Gabriella (quanta originalità nella scelta del nome!) una compagna di università di Carina che arriva in suo soccorso dopo aver saputo della morte di Andrew (finalmente qualcuno nella serie comincia a parlare un italiano vero). Anche se la scansione esagerata della parola ‘sesso’ per permettere all’americano spettatore di capirne e impararne il significato mi è sembrata un po’ ridicola. Mi è sembrato di essere tornata improvvisamente a quel periodo in cui accompagnavo mia cugina a fare lezioni di logopedia perché aveva perso la voce a furia di urlare e il medico le faceva scandire ogni singola parola come se non l’avesse mai pronunciata prima, che poi è la stessa cosa che faccio con mia nonna che rifiuta di fare la visita dall’otorino anche se non sente metà delle cose che le dico e perciò devo ripetergliele piano e meglio così almeno può leggere il labiale.

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Ma, tornando a Gabriella, avremmo dovuto aspettarci un suo cameo prima o poi in quanto – per chi non lo sapesse – è sposata con Richard Flood, l’attore che interpreta il bel dottor Cormac Hayes, McWidow per gli amici, il chirurgo pediatrico che è subentrato ad Alex Karev quando lui ha deciso di fare i bagagli e andare a giocare alla famiglia del Mulino Bianco con Izzie Stevens e i loro figli segreti. Ad ogni modo, è stata una bella sorpresa e ho trovato il suo intervento frizzante, decisamente esilarante e anche un po’ bizzarro, perciò mi è piaciuto moltissimo.

Che dire, l’episodio è stato carino, niente di particolarmente memorabile, ma sono sicura che Station 19 ci regalerà delle gioie.

Per questa settimana è tutto, alla prossima, halleloo!

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Written by Fabiana Fanelli

La mia vita è un pendolo che oscilla tra una serie tv e l'altra. Tutto sommato mi è andata bene, pensate se oscillasse tra dolore e noia!
Ricordate: "Life's too short to be serious" (La vita è troppo breve per essere seri)

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