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Station 19 3×05 – Il passato di Maya Bishop

Station 19

Bentornati con la recensione della 3×05 di Station 19. Questa settimana l’attenzione è focalizzata su Maya Bishop. Maya, che da pochissimo è diventata capitano, riscuotendo ben poco successo tra i membri della sua squadra a causa del suo atteggiamento fastidioso.

Da quando è diventata capitano, Maya si è trasformata in un tiranno. Forse nel tentativo di fare una bella impressione sui suoi superiori, tra cui Sullivan, forse per dimostrare ai suoi colleghi di essersi guadagnata quel posto. Fatto sta che gli altri la sopportano a malapena. E come biasimarli. Per chi segue queste recensioni è chiaro da che parte sto. Sono convinta che questa promozione abbia danneggiato irreparabilmente il personaggio della Bishop, che prima amavo.

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Maya è accecata dai suoi obiettivi e adesso capiamo perché. Tornando ai tempi in cui era al liceo, riusciamo a individuare il personaggio tossico che l’ha infettata trasmettendole uno spirito di competizione malsano. Si tratta di suo padre, un uomo duro, un despota, un vero e proprio pezzo di merda. Un uomo capace di mostrare affetto (forse fingendo) solo in caso di vittoria. Una persona che non tollera difetti e non tollera nemmeno il pensiero di una sconfitta. Un uomo capace di terrorizzare psicologicamente sua figlia solo perché ha vinto il secondo posto in una corsa e non il primo.

Adesso si spiega il bisogno della Bishop di dimostrare costantemente di essere una vincitrice. Il suo bisogno di eccellere in tutto ciò che fa. Non c’è spazio per i perdenti, per chi non arriva in fondo alle cose a casa Bishop. E per raggiungere il traguardo e segnare la vittoria, proprio come le ha insegnato suo padre, non ha bisogno di nessuno che ostacoli il suo cammino, nessuna distrazione, solo il suo obiettivo. Mi dispiace per lei, mi dispiace a livello umano. E spero vivamente che qualcuno, a un certo punto in Station 19, riesca a farle capire l’importanza di avere accanto altre persone anche se c’è un obiettivo da conquistare e un traguardo da raggiungere.

È strano che abbia scelto come carriera proprio quella del vigile del fuoco. È un lavoro di squadra, in cui tutto si fonda sul rapporto di fiducia tra colleghi. I pompieri mettono ogni giorno la propria vita nelle mani dei propri colleghi, creando con loro un vero e proprio rapporto familiare. Allora com’è possibile che Maya, che è stata abituata a correre da sola, sia capitata proprio in questo campo lavorativo? Ripeto, spero che possa aprire gli occhi e rendersi conto dell’importanza del gruppo, della famiglia anche se è quella lavorativa.

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Sto adorando a dismisura l’amicizia tra Andy e Jack. Peccato che così come in Grey’s Anatomy (qui la recensione della 16×13), Shonda e Krista sentano il bisogno inarrestabile di riportare in vita situazioni sentimentali morte e sepolte che dovevano restare tali. Herrera e Gibson di Station 19 funzionano come amici, non funzionano come coppia. La sveltina nel bagno sarebbe potuta essere interessante se avesse scatenato una reazione in Maya. Ma, come abbiamo visto, Maya ha cominciato una piacevole conversazione con la meravigliosa Carina DeLuca. E francamente adoro troppo Carina per essere contraria a questa potenziale storia.

Sono seriamente preoccupata per il capo Sullivan. Il problema che ha alla gamba l’ha portato a rubare dalla fornitura di medicinali per l’ambulanza di Warren. E, l’assunzione di quei farmaci, ha causato un cambiamento piuttosto bizzarro nel suo comportamento. Ho paura che la sua condizione si aggravi al punto tale di provocargli una dipendenza che potrebbe causargli la perdita del lavoro e, perché no, anche della vita. E tutto per cosa? Perché non vuole fare un’operazione? Ok, dovrebbe stare fermo per un po’ e ha appena avuto la promozione, ma è sempre meglio che finire nell’incubo della dipendenza. Speriamo solo che faccia pace col cervello.

Station 19

La storyline del campeggio mi è piaciuta molto e la storia dell’attacco dell’orso è stata davvero interessante. Non accade tutti i giorni che a qualcuno venga strappato il naso dalla faccia da un animale selvatico mentre stai facendo campeggio. Per fortuna i nostri pompieri di Station 19 erano pronti ad intervenire e avevano l’aiuto di un chirurgo plastico eccezionale come Jackson Avery.

L’episodio nel complesso è stato interessante, niente di particolarmente eccezionale, ma piacevole. Ora sono curiosa di scoprire qualcosa in più sugli altri membri della nostra squadra preferita di vigili del fuoco.

Per questa settimana è tutto, alla prossima, halleloo!

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Written by Fabiana Fanelli

La mia vita è un pendolo che oscilla tra una serie tv e l'altra. Tutto sommato mi è andata bene, pensate se oscillasse tra dolore e noia!
Ricordate: "Life's too short to be serious" (La vita è troppo breve per essere seri)

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