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È nato un nuovo Sherlock

Sherlock
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Attenzione: evitate la lettura se non volete imbattervi in spoiler sulla 4×01 di Sherlock.

Ci aspettavamo tutto e niente. Abbiamo atteso per tre anni interminabili, interrotti unicamente dallo special dello scorso Capodanno, e ci siamo ritrovati qui. Con un finale sorprendente e un nuovo inizio. Con un nemico (forse) senza volto e un’amica ambigua che ci ha abbandonato da un momento all’altro senza lasciar spazio ad alcuna possibilità di metabolizzazione. Dopo esser stato fermo in un lunghissimo mannequin challenge, Sherlock ha ripreso a correre con una 4×01 spiazzante, regalandoci novanta minuti di adrenalina e colpi di scena oltre ad un lutto doloroso, tanto prevedibile nella brutalità di una morte che non rimanda mai il suo corso quanto imprevedibile nelle modalità di sviluppo.

Sherlock Holmes è morto, ma è nato un nuovo Sherlock 

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Sherlock Holmes è diventato un uomo

The Six Thatchers ci ha restituito una Londra sovrapposta a Sumatra. Un viaggio nel labirinto del destino, nel quale la casella del via corrisponde all’ultima. Londra è il luogo del fato nel quale accade l’ineluttabile, uno spettro che travolge Sherlock Holmes fin dai primi minuti, senza possibilità di fuga. Con una resurrezione alla quale non abbiamo mai creduto fino in fondo finalmente smascherata, che ha relegato per sempre Jim Moriarty ad un ruolo da spauracchio incapace di tornare a vivere, ed un passato che si abbatte sul presente presentando un conto salatissimo. Mary Morstan, col suo sacrificio, ha ucciso lo Sherlock Holmes che avevamo conosciuto fin dal pilot: un mito inossidabile, tramandato fedelmente da Conan Doyle al duo Moffat-Gatiss. Uno stereotipo di se stesso, nella sua straordinarietà. Un personaggio statico, nel suo innato dinamismo. Un sociopatico iperattivo incapace di amare, all’apparenza. Un uomo che rinnega ogni giorno di più l’algido cinismo del fratello Mycroft, in realtà. Nella realtà di una serie tv che contempla la possibilità di evolversi, almeno. Alla faccia dell’indiscutibilità dei grandi classici.

L’avevamo già visto in His Last Vow, e ora ne abbiamo avuto la conferma: lo Sherlock Holmes che ha ucciso Charles Augustus Magnussen è un uomo nuovo. Un uomo che ha una vera famiglia, composta più da amici che da consanguinei. Una mente geniale che ha imparato nel tempo la grande lezione di normalità datagli da John Watson, chiudendo un cerchio che si era aperto simmetricamente con A Study in Pink. In questo senso, e solo in questo senso, il terzo season finale sarebbe stato un series finale perfetto, ma Gatiss e Moffat sono andati oltre. Hanno portato avanti un azzardo, e possiamo dire fin da ora che il risultato è ottimo. Perché Sherlock non è solo l’incredibile storia di Sherlock Holmes, è molto di più. E un adattamento di una leggenda classica nel mondo contemporaneo trova concretizzazione nell’imprevedibilità.

Lo Sherlock Holmes della BBC è ironico e sarcastico, capace di prendere in giro persino il suo mito e combattere la noia con i cinguettii compulsivi che relegano sullo sfondo una Margaret Thatcher coerentemente napoleonica. Nonostante ciò, non è e non sarà mai la macchietta di se stesso, affatto. Grazie all’interpretazione sublime di Benedict Cumberbatch, riusciamo ad accettare senza problemi uno Sherlock più bondiano e meno legato ai dettami di Doyle. Uno Sherlock dai mille volti, nel quale comedy e drama si intrecciano vorticosamente senza lasciar possibilità di prendere fiato.

Ma il “problema finale” è un altro 

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Il problema finale di Sherlock

La morte di Mary segna un crocevia non secondo persino al suicidio di Moriarty. È probabilmente la svolta di trama più importante di sempre. Lo vediamo attraverso gli occhi di Sherlock, sconvolto e disorientato. Lo capiamo attraverso l’atteggiamento di John, incapace di accettare il tradimento del giuramento fatto dall’amico di una vita. Lo percepiamo, seppure sottilmente, con il riferimento diretto di Mycroft al famigerato terzo fratello Holmes, Sherrinford. Un fratello che potrebbe essere in realtà una sorella, e la presenza di una bambina nel flashback di Sherlock da piccolo, unita alla definizione linguistica neutra del maggiore degli Holmes, lo confermerebbero. Sherrinford, tuttavia, è un personaggio da esplorare di cui forse conosciamo già il volto.

Di chi stiamo parlando? Prendete con le pinze questa ipotesi, perché al momento non è altro che una suggestione, ma la ragazza che induce John all’adulterio (una scelta non certo out of character, a dispetto di quanto abbia pensato in queste ore una buona parte dei fan) potrebbe aver molto da raccontarci. Impossibile contestualizzare una presenza così ingombrante, sennò. E in Sherlock non ci sono mai elementi inseriti per caso. Il sorriso ammaliante della bella ragazza potrebbe rappresentare il problema finale di Sherlock da affrontare nell’ultimo episodio di questa stagione. Se teniamo fede a quanto abbiamo sostenuto in una teoria di qualche settimana fa, la vendetta di Sherrinford potrebbe far luce sui tanti coni d’ombra che avvolgono ancora Moriarty, e mettere il nostro protagonista di fronte ad una scelta delicatissima: salvare John Watson, oppure Mycroft Holmes. Decretare la fine dell’uomo che incarna il suo animo più umano, oppure riportare in vita lo Sherlock Holmes che pensavamo avessimo sepolto. Risolverà il caso più difficile e onorerà la memoria di Mary? Farà ancora i conti con la terribile puntualità di una morte che abbraccia le sue vittime a prescindere da dove si trovino? Probabilmente sì, ma avremo una risposta certa solo tra due settimane. Prima di allora succederà di tutto, dopo chissà. Soffriremo ancora una volta, consci che il piacere dell’attesa sia esso stesso piacere. In fondo, è la filosofia di Sherlock. Ed è magnifico anche per questo.

Antonio Casu 

Un saluto agli amici di Sherlock (BBC) ItaliaSherlock Italia Serie TvSherlock – Italia e Sherlock Italia

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Written by Antonio Casu

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