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Qui dove il mare luccica e tira forte il vento, su una vecchia terrazza davanti al golfo di Surriento cantava quel genio indiscusso di Lucio Dalla ispirato dal panorama della città campana. Quarant’anni sono passati da Caruso, un pezzo incredibile che continua a essere parte integrante delle mie playlist. Anche se, forse, sono di parte. Ma dopo tutto questo tempo la città di Sorrento continua a esercitare un certo fascino nell’immaginario collettivo, tanto che la Rai ha deciso di ambientare proprio lì l’ultima produzione di cui ha appena cominciato la distribuzione: Roberta Valente – Notaio in Sorrento. Dilungarmi su quale sia il concept dietro la serie sarebbe forse ripetitivo, visto quanto ci dice a riguardo il suo esplicito titolo. Da dire però, per fortuna, c’è anche qualcosa in più.
La trama degli episodi 1×01 e 1×02
Roberta Valente è una giovane notaia appena tornata nella sua città d’origine dopo un lungo periodo a Milano. Ad attenderla nella sua Sorrento ci sono Stefano, il fidanzato di un’intera vita con cui Roberta pianifica di sposarsi in tempi stretti, i membri dello studio notarile nel quale deve ambientarsi (cosa che per la sua personalità non è sempre semplice) e le due zie che l’hanno cresciuta dopo la morte dei suoi genitori in un incidente in mare. Un evento, questo, che ha plasmato completamente la sua vita e il suo modo di affrontarla.

La serie va avanti tra il racconto del presente e frequenti flashback del passato: Roberta che passeggia per le strade della città con i suoi genitori, che si rifugia nel loro letto intimorita, che ammira il ciondolo del padre convinta che in futuro sarà suo. Questo futuro non si è mai realizzato, quel ciondolo Roberta non l’ha mai avuto. Anzi, il gioiello è proprio ciò che fa da collegamento tra il passato e il presente nel momento in cui la ragazza lo ritrova, esattamente uguale, nella vecchia foto di una bambina sconosciuta ormai adulta che deve trovare per lavoro. Perché sì, parte del lavoro dei notai a quanto pare è anche questo: risolvere i misteri nascosti tra testamenti, lasciti e atti vari.
Il racconto di Roberta Valente – Notaio in Sorrento si articola su quattro personaggi che fanno da pilastri.
La prima è – ovviamente – Roberta, una donna che è il frutto dei suoi traumi. Con quello che posso definire a tutti gli effetti un disturbo ossessivo derivante da un tragico incidente più insabbiato che risolto nella sua memoria, la donna affronta la vita con un bisogno di precisione compulsivo che le permette sì di andare avanti, ma non di vivere davvero. Su questo bisogno si poggia buona parte del rapporto con Stefano, un fidanzato palesemente infelice. Preso da una relazione che ormai fa parte della sua vita da sempre, Stefano si trova a subire le scelte di Roberta più che a esserne parte attiva. Nessuno la contraddice, con il timore di spezzare il suo precario equilibrio. Ma il risultato per Stefano è un’infelicità cronica. E i suoi genitori ricchi sfondati con in mente per lui una serie di obiettivi, non lo aiutano per niente.
Ma se da un lato abbiamo una coppia che con ogni probabilità scoppierà, dall’altro Roberta Valente – Notaio in Sorrento ci presenta una coppia già scoppiata. Lui è Vito: pescatore, agricoltore, facchino, insomma tuttofare pur di racimolare qualche soldo. È un bravo ragazzo, iperprotettivo nei confronti di sua sorella, alla quale non vuole far ripetere i suoi errori. Eppure, pur essendo ancora giovane, qualcosa in lui sembra aver già mollato: non pensa di poter avere più di ciò che ha, anche se lo vorrebbe. Lei invece è Leda, barista la cui unica famiglia è il suo migliore amico Mimmo. Protagonista di parecchie – decisamente troppe – scene danzanti randomiche volte a sottolinearne la bellezza, è anche la bambina nella foto ritrovata da Roberta. Quali siano le loro probabilità di tornare insieme di questa coppia ce lo dirà solo lo sviluppo della coppia numero uno. Ma qualcosa sicuramente bolle in pentola.
I quattro personaggi sono legati in tanti modi, alcuni dei quali ancora non ci è dato conoscerli.

Vito ha fatto da facchino durante il trasloco di Roberta e tra i due non sembra esserci stata troppa sintonia. Stefano e Leda invece si sono incontrati all’uscita di un ristorante mentre lei praticamente scappava da una cena romantica. In questo caso però la sintonia sembra essere stata un po’ di più. Leda e Roberta sono connesse da ciondoli e atti notarili: un rapporto che per quanto ne sappiamo ad oggi potrebbe essere di sorellanza, anche se ancora non ne abbiamo la certezza. E che si intreccia con un caso lavorativo legato a un giovane svizzero e a una bambina abbandonata che complica ancora di più le cose. Non sappiamo ancora cosa, ma sappiamo per certo che qualcosa in Roberta Valente – Notaio in Sorrento succederà. E succederà tra personaggi che hanno nella loro caratterizzazione elementi che in qualche modo scatenano interesse.
Prendiamo ad esempio Stefano. Il grande classico della serialità vuole che, nel momento in cui la protagonista è destinata ad aprire gli occhi sulla propria vita sentimentale e quindi a valutare qualcuno che vada oltre la persona con cui già sta, il fidanzato di turno sia una persona orribile. È un po’ il cliché delle commedie romantiche natalizie: la protagonista lascia il businessman di città legato solo al vile denaro per tornare dal ragazzo di campagna con la camicia a scacchi che vuole salvare il Natale. Nel caso specifico però, Stefano questo cliché lo prende e lo ribalta. Certo, la serie lo dipinge come palesemente scocciato e infelice delle sue prospettive matrimoniali, ma traccia anche i contorni di una persona buona, di un fratello premuroso e di un lavoratore che vuole inseguire i suoi sogni. Non lo prendiamo in antipatia, anzi: speriamo il meglio per lui.
E secondo me questo meglio, nel contesto di una Sorrento un po’ patinata, arriverà.
Nel primo paragrafo di questa recensione ho detto che, quando si parla di Caruso, forse sono di parte. Se lo sono è per un motivo ben preciso: sulla mia carta d’identità, alla voce Luogo di nascita si legge proprio Sorrento. Eh sì, la città dei limoni non è solo casa di Roberta Valente, è anche la mia. Ne conosco ogni angolo. So benissimo che il tipico baracchino da fruttivendolo non esiste, ed è nel bel mezzo di quella che in realtà è la villa comunale. So qual è il vero nome del bar in cui lavora Leda, ci ho festeggiato un compleanno. E so che nell’inquadratura in cui la mostrano mentre torna a casa in macchina, considerando il suo senso di marcia in realtà non stava entrando ma uscendo dalla penisola sorrentina.

Dall’alto di questa mia visione privilegiata di cittadina local, io Roberta Valente – Notaio in Sorrento un po’ la temevo. Ne temevo la rappresentazione stereotipata, quel look da cartolina che troppo spesso caratterizza l’idea che abbiamo dei piccoli paesini del Sud Italia. Un timore molto simile a quello che non troppo tempo fa abbiamo provato per Hotel Costiera (qui la recensione), anch’essa ambientata praticamente dietro l’angolo di casa mia. Il mio timore si è rivelato fondato? Più no che sì. Se da un lato infatti è vero che il look da piccola bomboniera del Sud è portato agli estremi, è altrettanto vero che per la stragrande maggioranza del tempo le ambientazioni mi hanno emozionata più che disturbata. Ho sentito la mancanza di casa, io che ormai non ci vivo più in pianta stabile da anni. E questo non era per niente scontato.
Morale della favola: i primi due episodi di Roberta Valente – Notaio in Sorrento sono promossi o bocciati?
Vi dirò la verità. Prima di cominciare le puntate mi sono chiesta: ma ne abbiamo davvero bisogno? Cosa potrà mai portarci di particolarmente interessante un notaio, quello che mi sembra uno dei mestieri più noiosi del mondo? Abituati come siamo a procedural sulla scientifica e a serie poliziesche in cui personaggi non sempre esperti del settore risolvono omicidi, non pensavo che un notaio avrebbe potuto catturare la mia attenzione in alcun modo. E invece è successo.
La caratterizzazione dei personaggi e l’intreccio che si crea tra loro sono intelligenti, presentano il giusto mix tra So benissimo cosa potrebbe accadere e Sono comunque curiosa di saperne di più. Un mix che porta con sé sia mistero che leggerezza, che per la mia domenica sera è imprescindibile. Quindi sì, i primi due episodi di Roberta Valente – Notaio in Sorrento per quanto mi riguarda sono promossi.
Cara Roberta, goditi Sorrento. Chissà, magari un giorno ci vediamo a casa.







