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Non ci resta che il crimine – La Recensione in anteprima del primo episodio della serie di Sky

Uno dei più fortunati franchise comici degli ultimi anni sta per fare ritorno, in una veste completamente inedita. A partire da venerdì 1 dicembre farà il proprio debutto su Sky Non ci resta che il crimine – La serie, prosieguo della fortunata trilogia cinematografica cominciata proprio con il film Non ci resta che il crimine. Dopo la diffusione tramite Sky del terzo capitolo della saga, C’era una volta il crimine, la produzione è tornata con questo nuovo progetto, una serie tv che riparte dal materiale narrato sul grande schermo, ma capace, chiaramente, di sfruttare il format seriale per approfondire la storia e presentarla sotto una luce differente.

Noi di Hall of Series abbiamo avuto l’opportunità di assistere alla proiezione in anteprima del primo episodio della serie, seguita poi dalla conferenza stampa di presentazione in cui sono intervenuti i membri del cast e il team creativo di Non ci resta che il crimine – La serie. In attesa, dunque, dell’esordio ufficiale su Sky, datato 1 dicembre, vi raccontiamo le prime impressioni, rigorosamente senza spoiler, sul prodotto, con la recensione dell’episodio pilota che contiene già moltissimi indizi sulla storia, sulla qualità del racconto e sui temi che verranno affrontati nel corso della narrazione.

Non ci resta che il crimine – La serie dopo i film

Nato nel 2019, il franchise di Non ci resta che il crimine è, come detto, uno dei più fortunati prodotti della commedia italiana degli ultimi anni. Il primo capitolo ha visto i protagonisti, Moreno (Marco Giallini), Giuseppe (Gian Marco Tognazzi) e Sebastiano (Alessandro Gassmann) tornare al 1982, mentre nel sequel, Ritorno al crimine, è stato il passato a raggiungere i protagonisti nel presente. Infine, nell’ultimo capitolo, C’era una volta il crimine, si è tornati addirittura al 1943, con l’avvicendamento nel trio dei protagonisti tra Sebastiano e Claudio (Giampiero Morelli). In Non ci resta che il crimine – La serie ritroviamo, dunque, Moreno, Giuseppe e Sebastiano qualche tempo dopo i loro ultimi viaggi insieme e i tre si trovano ancora una volta a tornare indietro nel tempo, stavolta fino al 1970.

Giuseppe, una volta aver scoperto di essere stato adottato, segue l’unico indizio che ha e torna a quell’anno, desideroso di conoscere i suoi genitori. Moreno e Claudio lo seguono e i tre si troveranno invischiati nei tumultuosi anni Settanta, tra gli ambienti della sinistra giovanile e quelli della destra sovversiva, ma soprattutto causeranno danni irreparabili alla linea temporale, perché a causa del loro intervento cambieranno completamente il futuro, trovando, al ritorno nel 2023, l’Italia sotto il giogo di una nuova dittatura. I tre, dunque, hanno il compito di tornare indietro per rimettere a posto le cose e ripristinare il futuro che hanno perso.

In Non ci resta che il crimine – La serie tornano, come anticipato, molti volti noti. Abbiamo citato quelli di Marco Giallini, Gian Marco Tognazzi e Giampaolo Morelli, ma c’è ovviamente anche Massimiliano Bruno, sceneggiatore e regista anche della serie. Tra le new entry, invece, troviamo Maurizio Lastrico, che interpreta il sensibile borghese Duccio Casati, tramite tra i protagonisti e il movimento studentesco, e Liliana Fiorelli, che invece veste i panni di Marisa, l’assistente di Gianfranco. La storia, come chi ha visto i film sa bene, promette risate e colpi di scena, ma anche un’immersione in uno dei periodi più complessi della storia del Novecento.

Non ci resta che il crimine
Un’immagine del primo episodio (640×360)

Gli anni Settanta tra citazioni e lotta sociale

Il 1970 non è sicuramente un anno qualsiasi. Massimiliano Bruno lo ha scelto per l’ambientazione di Non ci resta che il crimine perché è il suo anno di nascita, ma è anche un escamotage che offre parecchi spunti alla narrazione. Siamo in pieno clima sessantottino e il fermento di quegli anni viene riversato, seppur col tono leggero che contraddistingue la narrazione, nella serie. Già il primo episodio fa immergere gli spettatori negli ambienti del movimento studentesco, in una Sapienza (Università di Roma) occupata, dove gli studenti si organizzano e si mobilitano. Questo fervore, questa lotta sociale e questo entusiasmo sono una cifra importante di Non ci resta che il crimine, anche perché posti in contrapposizione a quella dittatura che, a causa dei danni al tessuto temporale, finisce per investire l’Italia.

Pur col velo dell’ironia, è impossibile non notare un monito in questa costruzione, una voglia, da una parte, di omaggiare determinate idee e la forza di certi valori, e dall’altra di mettere in guardia dal degenerare di altri ideali. La politica resta, ovviamente, marginale, ma c’è sicuramente molto spazio per la lotta sociale, intesa più che altro come salvaguardia di valori personali e culturali che è sempre bene tutelare. Tutto questo assetto, poi, viene chiaramente permeato dalla cifra comica, dominante nel racconto e capace di alleggerire i toni, restituendo un prodotto estremamente godibile, che tra una risata e l’altra ci permette anche di riflettere, lanciando con la ricostruzione del passato un monito per il presente.

L’impianto degli anni Settanta viene costruito, chiaramente, a partire da tutto un complesso di citazioni, immancabili in un periodo del genere. Nel primo episodio vediamo parecchi riferimenti a quegli anni, tra cui, per citarne uno, l’iconica partita del secolo tra Italia e Germania nei Mondiali in Messico del 1970. Quest’attenzione all’ambientazione storica non è di certo una novità: i film precedenti erano disseminati di riferimenti e citazioni e questo corpus enorme confluisce anche nella serie, rendendo Non ci resta che il crimine un’opera davvero completa anche sotto questo punto di vista.

Non ci resta che il crimine di ridere

Al di là di ogni questione e implicazione, comunque, il compito principale di Non ci resta che il crimine è sicuramente quello di far ridere e in questo la serie di Sky ci riesce alla perfezione. In fase di presentazione è stato sottolineato come questo prodotto rientri in una linea più leggera di Sky, fatta di tante altre commedie di successo come Call my agent e I delitti del BarLume e in questo senso l’operazione messa in piedi con Non ci resta che il crimine è decisamente azzeccata. Si ride tanto, grazie anche agli eccezionali protagonisti e a una trama che gioca con la storia, creando situazioni grottesche irresistibili, in una combinazione davvero vincente di elementi comici.

Infine, è sempre bene sottolineare come, nonostante la longevità, il primo episodio di Non ci resta che il crimine – La serie abbia dimostrato quanta forza abbia ancora questo franchise. Dopo tre film sarebbe stato comprensibile perdere un po’ di verve, eppure la forza della produzione rimane intatta, come lo è stata nei tre capitoli cinematografici. Il primo episodio della serie di Sky ha mostrato ancora tutta la freschezza che si respirava nel primo film ed è sicuramente un segnale incoraggiante anche per il prosieguo della serie, che promette di essere una delle più interessanti di questo periodo natalizio.

Danilo Budite