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Fallout 2×02 – La Recensione: da che parte stare

Fallout

ATTENZIONE! La recensione contiene SPOILER del secondo episodio della seconda stagione di Fallout.

“La fine del mondo è un prodotto. E a chi di noi riuscirà a sfruttare questa cosa si prospetta un futuro radioso.

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Ordine e caos, passato e presente, religione e potere. Fallout affonda le sue radici in queste dicotomie, opposti che si intrecciano l’uno all’altro inesorabilmente e che ne determinano l’ossatura narrativa. Per poter capire dove stiamo andando, diventa sempre più necessario fare un passo indietro: dove siamo stati? Cosa è accaduto al mondo? Domande alle quali la serie tv continua a rispondere prendendosi il suo tempo, puntata dopo puntata per decifrare la storia come fosse un manoscritto degno di Indiana Jones.

Le Wastelands sono terre aride, distrutte dalla guerra nucleare. Diventano scenario di morali ambigue, di scelte personali complesse e di etiche discutibili.

Il secondo episodio (disponibile sul catalogo Prime Video) si apre con Shady Sands, in un passato non troppo remoto. Un giovanissimo Maximus assiste impotente alla morte die genitori e alla distruzione della sua cittadina. Per lui, ragazzino spaventato, il mondo smette di avere un senso. Di quel mondo che conosceva restano solo macerie e le raccomandazioni del padre. Come si fa a coniugare la devastazione con la gentilezza? A diventare un uomo buono, mantenendo la promessa fatta, quando la realtà ti costringe invece a piegarti all’individualismo egoista? Nello scorso episodio (trovate qui la nostra recensione) abbiamo ritrovato il Ghoul e Lucy, in viaggio insieme sulle tracce del padre di lei. All’interno del Vault 24, i due non hanno trovato nessun superstite, ma uno strano congegno della Vault-Tec in grado di controllare le menti del suo ospite, anche a distanza.

Una tecnologia realizzata da Robert Edwin House, fondatore della RobCo, nel passato e dai risvolti potenzialmente spaventosi. Infatti, è proprio Hank MacLean ad azionare uno di questi congegni e a radere al suo Shady Sands. Di nuovo in viaggio, Lucy e il Ghoul si fermano a soccorrere una donna gravemente ferita. Una “tunic” come la definisce il Ghoul, decisamente contrario ad aiutare chicchessia come nel caso di Lucy invece. Convinto infatti che la gentilezza in questo nuovo mondo non solo sia stupida, ma possibilmente suicida. Dal canto suo, Lucy cerca di mantenere saldo lo spirito altruista che la contraddistingue tentando al contempo di risvegliare quel poco di umanità che spera esista ancora nel compagno di viaggio.

“Family is the first building block of civilization”

La “Golden Rule” che dà il titolo al secondo episodio di Fallout 2 fa riferimento non tanto a una singola frase canonica, quanto a una regola aurea generale di sopravvivenza: tratta gli altri come vorresti essere trattato.

Ovviamente nel cinico mondo di Fallout significa spesso che bisogna essere astuto e opportunista, a volte devi allearti, a volte ingannare per sopravvivere, e non fidarti mai troppo. Una regola che, quindi, può essere reinterpretata a piacere e che non ripaga come si potrebbe sperare. Ed è proprio quello che il Ghoul cerca di spiegare a una ingenua Lucy, convinta ancora di poter mantenere la sua stoica morale e dimostrarsi eticamente superiore. Un po’ ingenuotta, ammettiamolo. Soprattutto dal momento che, la fiducia riposta in una completa sconosciuta porta la nostra Dorothy post-apocalittica (una sempre magnetica Ella Purnell) direttamente tra le fauci della Legione di Cesare (sta arrivando Macaulay Culkin).

In Fallout: New Vegas, la Legione di Cesare è un impero totalitario e militarista fondato da Edward Sallow, che dopo aver letto forse un po’ troppa storia romana decide di reinventarsi come Cesare. La Legione crede che il mondo post-atomico sia troppo caotico per la democrazia. Secondo Cesare serve ordine assoluto, imposto con la violenza, per far rinascere una civiltà forte. Nella seconda stagione di Fallout giocheranno un ruolo molto importante, accanto alle altre fazioni, come la Fratellanza e il Commonwealth, che si contendono il dominio del paese.

Maximus con i cavalieri della Fratellanza nella seconda stagione di Fallout
Credits: Prime Video

Torniamo quindi alla Fratellanza, assente nel primo episodio. Il loro obiettivo principale è quello di recuperare quanta più tecnologia pre-bellica possibile e i nuclei di fusione e l’aerea 51 sono solo parte di un piano molto più grande. Quello di Quintus di riunire tutte le fazioni, in previsione di una guerra civile. Per poter salvare la Confraternita e riunirla sotto un unico vessillo, bisogna ricorrere alla forza. Almeno secondo il punto di vista del megalomane Quintus.

Nel deserto del Nevada, Maximus, considerato da tutta la Fratellanza un eroe di guerra, tenta di capire il suo ruolo.

Maximus è scisso tra il senso del dovere nei confronti della sua camerata e il desiderio di mantenere la promessa fatta al padre. Attorno a lui le fazioni prendono posizione, spezzando promesse e rinsaldando nuove alleanze. Quintus, figura di padre-padrone, rappresenta il bisogno di accettazione del ragazzo. In lui, Maximus cerca un senso di approvazione paterno che possa indicargli il cammino. Pavido e a tratti inetto, il Knight è un po’ come l’Uomo di Latta in Il Mago di Oz. Incapace di pensare con la propria testa, di mettere davvero a frutto il proprio libero arbitrio. In cuor suo sa quale è la cosa giusta, ma è restio ad accettarlo, spaventato dalla possibilità di rimanere indietro, di essere messo da parte.

“The Codex does say that violence against a fellow Brother is forbidden, but I suppose the Codex is open to interpretation.”

Alla riunione indetta da Quintus in persona si uniscono i leader delle altre fazioni. Tutti eccetto il Commonwealth, distaccamento considerato pericoloso ed eccessivamente indipendente. Alla riunione partecipano invece i rappresentati di Gran Canyon, Yosemite e Coronado, ognuno dei quali detiene un’autorità assoluta sul proprio territorio con regole anche molto diverse gli uni dagli altri. A Coronado, per esempio, le donne non hanno diritto di parola. Nello Yosemite, invece, gli abitanti non sono religiosi come i membri della Fratellanza. Per sancire la nuova alleanza un bell’incontro alla Fight Club è proprio quello che ci vuole. Persino Maximus viene trascinato sul ring, sfidato a un incontro a mani nude da un armadio a quattro ante con tanto di barba e coltello. A dispetto dei discorsi intrisi di misericordia di inizio episodio, Maximus uccide brutalmente il proprio avversario, cedendo ancora una volta all’animale assetato di sangue che vive dentro di lui.

Al termine dell’incontro fa la sua trionfale comparsa il paladino Sender Harkness, rappresentante del Commonwealth, punto sul vivo per non essere stato invitato alla riunione. Colpito dalla brutalità di Maximus, è chiaro che vedremo più di una interazione tra questi due personaggi e chissà che proprio Maximus non si rivolti contro il suo stesso padre surrogato.

Una puntata di transizione che serve, per lo più, per mostrare le intenzioni dei diversi protagonisti.

La direzione che ognuno di loro sta prendendo li spingerà, con ogni probabilità, l’uno contro l’altro a lottare per motivazioni diverse. Quale è allora la parte giusta? Fallout, come sempre, non si propone di dare una risposta univoca in merito, ma piuttosto ci spinge a considerare tutti gli outcome e le possibilità. Ci pone domande silenziose per cui non esistono risposte giuste o sbagliate, ma solo quelle che fanno fede alla nostra coscienza.