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Encounter – La Recensione del film in cui nulla è come sembra

Encounter, il nuovo ambizioso sci-fi/thriller diretto da Michael Pearce presentato al Toronto Film Festival è arrivato dal 10 dicembre in esclusiva su Amazon Prime Video.

Encounter (L’Incontro, in italiano) si apre con le disturbanti immagini di insetti, di paesaggi desolati e atmosfere che rimandano ad uno scenario post apocalittico. Il protagonista Malik Khan (Riz Ahmed) si alza dal letto e si spruzza uno spray repellente su tutto il corpo per poi correre verso l’auto diretto verso la casa in cui vivono i suoi due figli insieme alla loro madre, punta da uno dei numerosi parassiti che vivono sul portico di casa sua. Giunge all’abitazione in piena notte, sveglia i bambini annunciando di esser finalmente tornato dalla missione ma che, ormai, è tempo di andar via da quel posto poiché sono tutti in pericolo.

Inizia così il viaggio del padre con i suoi due figli, diretti verso una meta poco chiara ma con l’assoluta certezza di una cosa: non potranno più tornare indietro. I luoghi sono deserti, l’atmosfera cupa, il viaggio si svolge per lo più di notte nel buio totale di strade senza luce. Malik rivela al figlio che la Terra è invasa da microorganismi extraterrestri che vivono negli insetti, la cui puntura infetta l’uomo al punto da fargli perdere il controllo del proprio corpo, “le persone infette sembrano normali ma non lo sono“, per cui la prima regola è non fidarsi di nessuno, compresa della loro stessa madre, dando così spazio al primo protagonista del film: il dubbio.

Ad alimentare il dubbio tanto nei bambini quanto nello spettatore sulla veridicità di tutto ciò che sembrerebbe essere visibile principalmente da Malik è la totale assenza di confronto con altre persone data dalla solitudine, dall’alienazione in cui si muovono i protagonisti e le azioni, che viaggiano in quasi tutte le scene nel non-luogo dell’auto, nella transitorietà del viaggio e nell’assenza della luce (la ragione) guidati da un padre i cui comportamenti sembrano diventare via via meno responsabili e sicuri per i figli che vuole salvare.

– “Come pensi che sia avere un alieno dentro?”

– “Secondo me puoi sentire tutto e vedere tutto, però non puoi muoverti e non puoi parlare. É come se sei prigioniero del tuo stesso corpo”

Alieni o demoni interiori? Encounter è un Incontro con la propria mente

Encounter

Il collegamento tra mondo esterno e mondo interiore avviene tramite l’organo sensoriale dell’occhio, simbolicamente presente nel corso di tutto il film; è attraverso gli occhi di Malik che osserviamo il mondo nella sua natura distopica, ed è all’interno degli occhi che si manifestano i segni dei micro organismi negli individui infetti; inoltre, è attraverso inquietanti disegni di occhi che il protagonista, da poco rientrato dagli orrori della guerra combattuta nei panni di soldato dei marines, mostra una prima forma di disturbo psicotico. L’occhio è simbolicamente la rappresentazione dell’anima, per cui l’alterazione di questo specifico organo simboleggia l’infezione interiore, il male dell’anima, che solo uno specifico incontro può essere in grado di risanare, quello con suo figlio.

Il bambino è la parte pura e sana della sua anima, è il suo lato infantile e spensierato, è la parte di sé non infetta dagli orrori dei demoni interiori ed è l’unico incontro capace di generare luce. Il contrasto tra luce e buio è fortemente presente in ogni fotogramma e, non a caso, la scena più emblematica è quella del momento dell’abbraccio tra padre e figlio, illuminati nel buio dall’alto dall’elicottero della polizia, scena che ricorda la simbologia degli ufo che scendono sulla terra attraverso la scia luminosa, ma in Encounter gli alieni sono invisibili e la lotta è quella della coscienza.

Encounter è l’eterna lotta tra la luce e l’oscurità ma è anche la storia del viaggio che porta al rimarginare di ferite e rapporti, è un cauterio chirurgico, bisturi che brucia ma risana allo stesso momento, ferisce e guarisce, come la mente stessa. Encounter ci ricorda che nulla è come sembra, che ciò che appare all’esterno è esattamente l’opposto di ciò che si combatte all’interno, che perfino la trama di un film sci-fi sugli alieni può rivelarsi tutt’altro, basta solo riuscire a guardare meglio attraverso l’oscurità e, quando le tenebre sono troppo fitte, riuscire a trovare la propria luce.

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