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Élite – Storie brevi: Omar Ander Alexis, la Recensione della terza raccolta

Come avrete letto dal titolo della puntata, a fare da cardine a questo terzo giro di storie brevi di Élite è proprio Alexis. Abbiamo già parlato delle puntate precedenti (qui trovate quella su Guzmàn e Nadia) e di come questo tentativo di creare hype attorno all’uscita della nuova serie non abbia fatto altro che abbassare le aspettative della serie stessa.

Se nelle prime storie brevi il tema – assolutamente fuori luogo e mal riuscito – era quello della commedia, e nella seconda era la love story, in questo terzo episodio ritroviamo entrambi i toni ma con in più il tema della malattia. Un’accozzaglia di generi che insieme non vanno da nessuna parte, se non nella lista delle serie tv che sono partite in maniera eccellente (come La Casa di Carta) e sono scadute nel ridicolo.

La trama

Élite

Nella tripletta di oggi vediamo Ander in remissione dal cancro che decide di trascorrere l’estate ad aiutare il suo partner di chemio Alexis, sottoposto a numerose e difficili cure. Ah, in un angolino troviamo anche il povero Omar, che guarda impotente la scena dopo essersi preso nomi in tutti gli episodi dell’ultima stagione.

Eppure il protagonista indiscusso è proprio Alexis, a cui viene data eccessiva importanza. L’intera vicenda ruota attorno a lui e alla sua malattia terminale. I due fidanzatini lo portano a casa di Rebe e cercano di farli accoppiare; i dialoghi sono imbarazzanti e ancora una volta constatiamo che Élite tutto può essere tranne che una commedia.

Scopriamo quantomeno cosa è successo prima dell’arrivo di Cayetana e Guzmàn, e la motivazione del dolce preparato da Ander. Evidentemente anche gli autori si sono resi conto che il ragazzo non può essere diventato un drogato da un momento all’altro, e hanno motivato questo pesante switch con un “è guarito, ora vuole provare di tutto” (non ci siamo proprio).

Alexis nuovo (inutile) protagonista

Élite

Il problema di fondo di queste puntate, che nonostante tutto risultano più scorrevoli delle precedenti, è che viene reso protagonista un personaggio di cui non sappiamo niente e continuiamo a non sapere nulla dopo gli episodi, calcando la mano sulla sua malattia e sperando in un coinvolgimento emotivo di parte dello spettatore, che in 25 minuti totali di puntate in realtà non fa altro che domandarsi “ma questo da dove è sbucato?“.

Certo, lo avevamo conosciuto nelle puntate precedenti, ma come avremmo mai potuto empatizzare con lui in così poco tempo e con così pochi elementi narrativi a disposizione?

Sulla scia di film strappalacrime come A un metro da te, questa parte di Élite vuole fare quello che con difficoltà fanno i film di oggi: farci commuovere. Chiaramente non ci riesce. In 25 minuti conosciamo Alexis, il burlone di turno, sempre felice e che di punto in bianco (dopo che Rebe con tatto gli propone di fare la stella marina) cambia atteggiamento e attacca duramente Ander, che ne rimane molto scosso.

Comunica a Rebe che sta per morire, gli restano solo due mesi, e sceglie di interrompere le cure in un (non) commovente momento finale al fianco del suo “amico di vecchia data” (cogliamo l’ironia) Ander. Tutti piangono nella serie tranne noi, perché non ne abbiamo il benché minimo motivo: non abbiamo avuto il tempo di affezionarci e soprattutto durante tutta la puntata non abbiamo fatto altro che guardare il cambiamento del personaggio di Ander che improvvisamente ha imparato a fare conversazione e sorridere (e piange, insomma è ANCHE dotato di mimica facciale).

Élite sta prendendo una strada pericolosa

Dopo le prime storie brevi abbiamo sperato in un repentino cambio di traiettoria e che forse le puntate dedicate a Rebe fossero un piccolo errore. La verità sembra essere che più si va avanti, più qualcosa non torna: personaggi stravolti, dialoghi assurdi e soprattutto vicende che ai fini narrativi sono totalmente inutili.

Non riusciamo a motivare queste forzature e l’introduzione di personaggi con i quali è davvero impossibile empatizzare (la sorella di Nadia o Alexis). Avremmo forse perdonato questi episodi agli autori se fossero usciti mesi prima, per tappare qualche buco (proprio come è successo con Euphoria) o per regalare ai fan qualcosa da vedere nell’attesa. Probabilmente ci saremmo comunque arrabbiati, ma quantomeno avremmo potuto dire “ci hanno provato per noi”.

Netflix e gli ultimi flop

Élite è solo l’ultima delle tante novità in catalogo di giugno su Netflix, che anche questo mese ha messo a disposizione degli utenti nuove produzioni, film compresi.

Per coloro che non si perdono nulla, l’evidente mediocrità delle nuove uscite è evidente.

Dovremmo dunque interrogarci di più sulla recente evoluzione della piattaforma di streaming? La colpa di questo ennesimo flop è davvero solo degli autori? Di questo chiaramente non ne abbiamo la certezza, ma siamo certi del fatto che piuttosto che vedere 12 puntate fatte male ci saremmo accontentati di una fatta davvero bene.

LEGGI ANCHE: Élite – Élite – Storie brevi: Guzmán Caye Rebe, la Recensione di un esperimento (finora) fallito

Scritto da Maria Virginia Destefano

Potrei scrivere la solita bibliografia, nome, età, luogo. Ma temo che queste informazioni siano riduttive e alquanto superflue in confronto al mondo che c'è dentro la mia testa. Amo scrivere, amo leggere, se guardate un film o una serie tv con me aspettatevi ogni tipo di commento e di osservazione, la mia visione non sarà mai passiva. La regia è il mio sogno, le luci, le inquadrature. Il piano sequenza è un'arma a doppio taglio, è un'arte, ma come tale non tutti la sanno sfruttare. C'è chi non ha hobby, io ne ho troppi e la scrittura e il videomaking fanno parte di questi.

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