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Élite – Storie Brevi: Nadia e Guzmàn, la Recensione del corto più atteso

Tra le storie brevi di Élite non poteva sicuramente mancare quella dedicata alla coppia più bella, dolce e sincera che ci sia mai stata. Nel corso della serie, la storia di Nadia e Guzmàn ci ha regalato un amore puro, che va oltre le congetture, le regole, i limiti che una religione rigida può imporre. Iniziata come uno stereotipo visto e rivisto, in cui il cattivo trae in inganno la povera fanciulla innocente ma poi se ne innamora, era riuscito a conquistarci nonostante i forti ed evidenti limiti dettati dal genere.

Proprio come le storie brevi dedicate a Rebe, Cayetana e Guzmàn (ne parlo in questo articolo) anche in questo caso è evidente il passo falso degli autori, che se nelle sopracitate hanno tentato il tutto e per tutto con una commedia che non faceva assolutamente ridere, stavolta ci regalano un love story alla Richard Gere e Julia Roberts, che però si avvicina più ai personaggi e le vicende di The Kissing Booth.

La trama

Élite

Guzmàn (che non ha mai recitato così tanto come in questi speciali) e Nadia sono separati da diversi mesi a causa della partenza della ragazza, che ha scelto come meta di studio l’umilissima New York City. I due, tra mille difficoltà, portano avanti una love story fatta di videochiamate, mentre il ragazzo si sfoga come se avesse 50 anni al bar dove lavora il fratello di Nadia.

Capiamo subito che Guzmàn, che nelle prime storie brevi era stato caratterizzato come l’imbranato, in questo caso è facilmente identificabile come lo zerbino.

Il povero ragazzo tenta di tutto per accontentare le richieste della fidanzata. Nadia scopre infatti che la sorella (comparsa misteriosamente solo ora e di cui non sapevamo assolutamente nulla) si sposa, e per questo deve tornare a Madrid. Terrorizzata dall’idea di vedere il fidanzato, si accorda con Omar per far sì che quest’ultimo lo porti lontano dalla città al suo ritorno (e qui sorge spontaneo domandarsi “ma Omar al matrimonio di sua sorella non ci deve andare?“).

Il piano salta e, dopo una serie di discorsi scopiazzati dai più iconici film d’amore, i due si incontrano. Guzmàn le prova tutte per mettere a suo agio Nadia, alla quale ovviamente non va bene niente. Dopo una discussione, però, la ragazza si pente e i due fanno pace. Lei torna a NY, la puntata termina con una videochiamata – proprio come è iniziata – come se nulla fosse successo (e forse sarebbe stato meglio che non succedesse per davvero).

Élite da Mistery teen drama a Romantic

Élite

Nonostante queste tre mini-puntate non siano del tutto da bocciare – prese in piccole dosi e inserite nella serie originale possono funzionare – anche stavolta ci sono due grandi problemi di fondo: lo stravolgimento della trama e dei personaggi.

Guzmàn diventa prima imbranato e poi lo zerbino della sua fidanzata, alternato a momenti da stereotipato cinquantenne che sorseggia drink al bar e si lamenta della sua vita sentimentale con il barista. Nadia diventa insopportabile, forse più di Cayetana (forse no dai, non esiste qualcuno più odioso di lei).

Élite si è fatta conoscere per il suo alone mistery, che per quanto inverosimile ha sempre dato un tono di vitalità alla serie, qualità che è completamente mancata in queste puntate: lente e, al fine della nuova stagione, anche inutili.

Luoghi e contesto

Punto di forza di queste puntate rispetto alle precedenti è la diversificazione dei luoghi. Se per la prima serie di storie brevi l’ambientazione privilegiata è stata la casa di Rebe, in questo caso si spazia da NY, al bar di Omar, alle camere dei rispettivi ragazzi.

Il “monoluogo”, dal canto suo, richiede doti attoriali e uno script incalzante e interessante (come quello di Rue in Euphoria), e le prime puntate non hanno goduto di queste caratteristiche, e ci hanno resi vittime di una lentezza insostenibile.

Il fatto che i personaggi in queste puntate cambiassero luoghi e ci dessero la possibilità di guardare altro intorno a loro ha dato movimento alle stesse, che senza il contesto sarebbero state semplicemente noiose e ci avrebbero portati a concentrarci ancora di più sui (terrificanti) dialoghi.

C’è continuità tra le storie brevi di Élite?

Impossibile non domandarsi se le vicende viste in queste puntate si siano verificate dopo il festino a casa di Rebe. Guzmàn, principe azzurro immacolato in questi episodi, si è forse dimenticato di comunicare a Nadia che qualche sera prima si è drogato pesantemente insieme alle sue nuove BFF?

Quel che c’è di “buono” è che queste puntate sono facilmente omettibili ai fini narrativi, e possiamo dimenticarcene senza che cambi nulla nella nostra comprensione della storia.

Al contrario, la vicenda che vede coinvolti gli altri 3 personaggi non può passare in sordina, e se nella nuova stagione non ci dovesse essere nessun tipo di accenno alla vicenda non la prenderemmo di certo bene, e verrebbe inevitabilmente da domandarsi “perché allora farcele vedere?”.

Tra le storie brevi di Élite uscite finora, questa passa con la sufficienza

Non ci sentiamo di bocciarla completamente, per quanto complessivamente inutile. Non apporta nulla di più ai personaggi, li stravolge, li rende quasi tonti rispetto al punto di partenza in cui sembravano tutti dei piccoli Sherlock Holmes.

Forse sarebbe il caso di ricordare agli autori che la serie è già molto amata, e che non ci sarebbe bisogno di fomentare l’attesa di una produzione rischiando di abbassarne gli standard narrativi.
Insomma, basta strategie.

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Scritto da Maria Virginia Destefano

Potrei scrivere la solita bibliografia, nome, età, luogo. Ma temo che queste informazioni siano riduttive e alquanto superflue in confronto al mondo che c'è dentro la mia testa. Amo scrivere, amo leggere, se guardate un film o una serie tv con me aspettatevi ogni tipo di commento e di osservazione, la mia visione non sarà mai passiva. La regia è il mio sogno, le luci, le inquadrature. Il piano sequenza è un'arma a doppio taglio, è un'arte, ma come tale non tutti la sanno sfruttare. C'è chi non ha hobby, io ne ho troppi e la scrittura e il videomaking fanno parte di questi.

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