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Criminal: Regno Unito, la recensione – Kit Harington si è scordato di Jon

Parliamo di Criminal, la serie antologica di Netflix composta da dodici episodi, tre per ogni capitolo, la cui seconda stagione della sezione Regno Unito è disponibile sulla piattaforma dal 16 settembre.

Per chi non si fosse mai imbattuto in questo curioso esperimento televisivo vi forniamo due nozioni noi. Criminal è come dicevamo una serie procedurale antologica prodotta da Netflix e realizzata da George Kay e Jim Field Smith che si divide in quattro nazioni: Regno Unito, Spagna, Francia e Germania. Ad ognuna vengono affidati tre episodi per farci immergere nelle tese atmosfere che si manifestano durante i serratissimi interrogatori che si svolgono tra indiziati e agenti.

Il concept è lo stesso per tutti i capitoli, ogni stagione si svolge unicamente nella stanza degli interrogatori della centrale di polizia e la squadra di agenti è sempre la stessa, cambia solo l’indiziato ad ogni episodio.

Nella prima stagione ambientata sul suolo britannico avevamo assistito all’interrogatorio di un inquietante e inamovibile David Tennant che, fornendoci l’ennesima performance camaleontica e affascinante ha dato non poco filo da torcere agli ispettori Hobbs e Myerscough, interpretati da Katherine Kelly e Lee Ingleby.

Sempre nella prima stagione al tavolo degli indiziati si è seduta anche una poco riconoscibile Hayley Atwell che smessi i panni dell’agente Carter si cala in quelli della riottosa Stacey, un’indiziata tutt’altro che collaborativa.

Anche in questa seconda stagione di Criminal: Regno Unito il tavolo degli indiziati riserva nomi notevoli.

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A cominciare da Kit Harington che riesce per tre quarti d’ora a farci dimenticare l’eroico Jon Snow, calandosi nei panni dell’arrogante Alex Daniels, un uomo in carriera accusato di stupro da una sua dipendente. L’episodio segue l’incessante conflitto psicologico che si crea tra gli agenti del distretto e il presunto colpevole, facendoci vedere come il confine tra verità e menzogna sia labile e nebuloso.

Sempre in questa stagione troviamo un altro nome del panorama seriale a cui molti fan sono affezionatissimi. Quello di Kunal Nayyar, il tenero e adorabile Raj di The Big Bang Theory, che in questa nuova avventura vi lascerà letteralmente senza parole. Inafferrabile e agghiacciante il suo Sandeep vi dimostrerà le doti attoriali di questo versatile attore mentre cancellerà per quarantacinque minuti il ricordo che avevate del timido Rajesh. Accattivante e manipolatorio dimostrerà ai detective quanto anche un uomo in carcere da dieci anni possa prendere il controllo degli eventi e tenere in pugno il sistema giudiziario.

A differenza della prima stagione, il secondo capitolo si arricchisce di un quarto episodio dove i nostri detective devono con stratagemmi geniali riuscire a far crollare i loro motivatissimi sospettati.

In uno di questi ci sediamo al tavolo con Sophie Okonedo, vista da poco anche in Ratched, che qui interpreta la moglie di un carcerato a cui vengono chiesti alcuni dettagli sulla di lui condanna. Assistiamo al suo interrogatorio semplicemente ammutoliti perché in questo frangente il match tra lei e la sua controparte, la sorprendente detective Warren, è davvero incalzante. Tanto da impedirci di staccare lo sguardo fino a che non capiamo da che parte del tavolo sta seduta la verità.

Perché, non fatevi ingannare, in Criminal niente è scontato e non sempre gli investigatori hanno di fronte un vero colpevole, per quanto inquietante possa sembrare.

Quindi, se siete amanti del genere crime e se vi incuriosiscono tutte quelle serie tv che si spingono oltre le solite linee narrative proposte dalle trame canoniche di uno show, Criminal farà al caso vostro. Dal momento che non concedendo spazio alle vite dei protagonisti (gli ispettori, gli unici ad essere sempre presenti in tutti gli episodi), dedicandogli sottotrame a parte, la narrazione va dritta al cuore ritmico della serie, introducendoci subito al centro dell’azione.

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Written by Krizia Parrino

"Anni, amori ed episodi delle Serie Tv sono cose che non si dovrebbero mai contare."

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