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Call My Agent Italia 3×03/3×04 – L’emozionante ritorno di Romanzo Criminale e il tema dello scontro generazionale

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Non c’è niente da fare: se dovessi scegliere tra fare binge watching della mia serie preferita e guardarla per la prima volta alla vecchia maniera, con la classica attesa settimanale, mi fionderei senza esitare un attimo sulla seconda opzione. Mi fa sentire molto millennial dirlo – che poi lo sono pienamente -, ma poche cose mi soddisfano tanto quanto la consapevolezza mattutina di avere a disposizione per la sera un nuovo pezzettino di una serie che mi piace. E poter ripetere questa consapevolezza ancora e ancora, di settimana in settimana, è una gioia ancora più grande. È un po’ come svegliarsi la mattina della finale dei Mondiali, solo che con le serie tv non accade una volta ogni milione di anni. Ecco: mentre scrivo è sabato mattina e ieri ho vissuto la mia finale dei Mondiali personale: la consapevolezza di avere davanti due nuovissime puntate di Call My Agent Italia.

L’amore tra me e questa chicca di Sky Italia ha tardato a nascere, avendo recuperato la prima stagione alla vigilia della seconda. Eppure, giunta ormai oltre la metà della terza stagione, posso azzardarmi a dire che questo amore non ha perso di potenza. Ciò significa che tutte le puntate sono allo stesso livello? No, e la recensione che state per leggere lo dimostra. Significa però che Call My Agent Italia continua ad avere qualcosa da raccontare, che continua a farlo con l’ironica (e autoironica) leggerezza che da sempre la caratterizza e continua a portare una ventata di sana freschezza in un mondo che si prende sempre troppo sul serio. Ed eccoci qui, a ragionare insieme sul come.

Due episodi, un fulcro comune

La struttura caratteristica di Call My Agent Italia – 6 puntate in 3 serate – fa sì che parlare degli episodi 3 e 4 significhi entrare e superare la metà della stagione. Questo porta con sé delle conseguenze anche a livello di contenuto, con una connessione più che mai stretta tra i due episodi non solo a livello di diffusione congiunta ma anche di tema condiviso. In questo caso, quello dell’incontro generazionale. Un incontro che – come è ovvio che sia – spesso diventa scontro. E se è vero che ogni stagione di Call My Agent Italia riesce a portare sugli schermi (almeno) un rappresentante del grande cinema italiano, il terzo episodio conferma questa tendenza vedendo come protagonista una sempre incantevole Stefania Sandrelli.

Credits: Sky

Con una carriera ricca di successi e collaborazioni con chiunque conti nel cinema, Stefania Sandrelli vuole assolutamente prendere parte al nuovo film di una giovane regista prodigio. Che poi si ostini a volerlo fare prima di leggerne anche solo una parola la prendiamo come un’ostinazione artistica piuttosto che come una fallacia narrativa. La regista ribalta i generi e i ruoli di genere, è tanto talentuosa quanto piena di sé, ed è anche fan di Stefania Sandrelli. Tutto regolare, direte voi. Certo, a parte il fatto che Vittorio qualche anno prima ha rifiutato in malo modo il film che alla regista esordiente è valso il Leone d’Oro. E lo ha fatto proprio sotto il nome di un’ignara Stefania Sandrelli. Insomma, un’altra spada di Damocle in stile Perfetti sconosciuti pende sulla sua testa.

Le due generazioni in questo caso sembrano non essere poi così agli antipodi. Anzi, non avrebbero avuto assolutamente nulla da ridire l’una all’altra se solo Vittorio – aka l’industria cattiva e menefreghista che rappresentava il suo personaggio soprattutto un tempo – non ci avesse messo lo zampino.

Lo stesso non si può dire relativamente allo scontro generazionale del quarto episodio di Call My Agent Italia 3.

Uno scontro che definire acceso potrebbe arrivare a essere riduttivo. A portarlo avanti in questo caso non è un unico attore, ma l’intero cast di una serie che ha rivoluzionato la serialità italiana: Romanzo Criminale. Io li stavo aspettando come una bambina aspetta il Natale: Francesco Montanari, Vinicio Marchioni, Alessandro Roja, Marco Bocci, Daniela Virgilio ed Edoardo Pesce sono pronti a riprendere i ruoli che ormai più di quindici anni fa gli hanno rivoluzionato la carriera in un reboot in cui i Re di Roma sono ancora tutti vivi e vegeti. Peccato però che ad affiancarli – o meglio sostituirli – ci sia una giovane banda di criminali stereotipati, poco credibili ma molto fastidiosi. Soprattutto, con il 100% di possibilità d’azione su una trama in cui gli originari protagonisti si trovano sempre più relegati a mere comparse. Un episodio che ha visto anche la straordinaria partecipazione di Nils Hartmann, Executive Vice President Sky Studios per l’Italia, perfettamente credibile e in parte nel ruolo dell’eccentrico regista Franz Fuller.

Credits: Sky

Alla difficoltà che gli attori della vecchia e della nuova generazione (nel caso specifico attori veri e ragazzetti pompati dal loro ego) hanno nell’interagire fa eco in questo episodio uno dei motivi per i quali Call My Agent Italia è il gioiellino che è: la sfrontata capacità di criticare l’industria di cui la serie stessa fa parte. Sentiamo davvero il bisogno di un reboot per qualsiasi cosa abbia avuto successo in passato? La voglia di placare la nostra nostalgia vale davvero il rischio di fare qualcosa che vada a intaccare la perfezione di ciò che è stato e che per forza di cose mai più tornerà? Lo dicono gli stessi attori di Romanzo Criminale: ormai vale tutto, anche resuscitare i morti. Eppure forse dovremmo imparare da errori che abbiamo già fatto: alcuni morti vanno tenuti nella tomba in cui sono.

A prescindere dai protagonisti di puntata, ci sono tre personaggi sui quali vorrei puntare l’attenzione.

Il primo è Vittorio Baronciani, l’uomo tutto d’un pezzo che in questi due episodi continua la parabola di cui avevamo parlato anche nella recensione dei primi due episodi (ve la lascio qui, caso mai vogliate recuperarla). Vittorio, sempre meno freddo automa e sempre più uomo, sente sulle spalle tutta la pressione dell’essere il capo. Il confronto con Maiorana è sempre più presente e sempre più palesato, e intanto anche la sua vita sentimentale richiama sempre più attenzioni. Insomma, Vittorio è la dimostrazione di come essere un maschio bianco etero cis non significhi essere totalmente distaccato dalla propria sfera emotiva. Questo, per quanto lui stesso provi continuamente a filtrarla e frenarla. Essere un maschio bianco etero cis lo aiuta però ad affrontare la più grande zavorra del fittizio mondo dello spettacolo di Call My Agent Italia.

Luana Pericoli è la più alta rappresentazione dell’ego smisurato di chi nel mondo dello spettacolo ha successo senza avere alcun talento. Ce ne sono, e certo che ce ne sono. E nessuno riuscirebbe a interpretarla meglio di Emanuela Fanelli, antidiva per eccellenza che – mia modesta opinione – non ne sbaglia una. Luana è un personaggio necessario alla trama di una serie che fa della critica del settore il suo punto nevralgico. E, onestamente, un po’ ne avevamo sentito la mancanza nei due episodi precedenti. Stavolta invece torna alla carica e lo fa con la scelta del suo nuovo agente, dopo la morte di Elvira. Toccherà a Camilla prendersi questo enorme accollo: se non si fa le ossa come agente così, non vedo come altro potrebbe.

Camilla e Nicolas Maupas nella 3x03 di Call My Agent Italia
Credits: Sky

E questo ci porta al focus personaggio numero 3.

Camilla Zanon: più passa il tempo e meno mi piace. La mia è tutta una questione di invidia? Probabile. Eppure, arrivata come personaggio un po’ fuori dal coro con quel mood da persona a cui non ne va mai bene una, sembra che il mondo adesso sia tutto ai suoi piedi. Nel giro di un anno è passata da zero a cento diventando agente senza neanche volerlo, si è conquistata l’apprezzamento di tutti e ora sta per portarsi a casa anche Nicolas Maupas. E dai no, anche Nicolas Maupas no. Pierpaolo ha ragione: un po’ too much. Proprio come Pierpaolo però anche io continuo a volerle bene, anche se so già che quando scatterà il bacio – perché scatterà il bacio – mi piacerà ancora di meno.

Per quanto accomunate dai temi, la 3×03 e la 3×04 di Call My Agent Italia prendono le distanze nell’efficacia.

La sensazione è che siano state scritte con due obiettivi diversi. Per la sua posizione nella struttura della serie, la 3×03 è una sorta di tappo tra il secondo episodio, conclusivo della prima serata di diffusione e dunque ancora parte del grande ritorno della serie, e il quarto, che ha invece il compito di portare la terza stagione di Call My Agent Italia verso quelli che saranno i due episodi conclusivi. La narrazione per forza di cose ne risente. Vedere il confronto tra una grande diva e una molto talentuosa giovane promessa con ancora tutta la carriera davanti ha il suo perché, ma non dà quel qualcosa in più. E più in generale, la trama della puntata scorre a una velocità diversa, non necessariamente autoconclusiva ma sì più lenta nell’ingranare.

Il quarto episodio è invece quello a cui è affidato l’ingrato compito di sparigliare le carte in preparazione del finale della prossima settimana. Il tasso di tensione interna si alza infatti con l’avvicinarsi del finale dell’episodio. Perché sì, bisogna creare il caos prima di aprire a un possibile lieto fine, altrimenti che lieto fine sarebbe? E allora le vite private e lavorative di tutti subiscono ognuna i suoi scossoni. Vittorio è quello che ne soffre di più, braccato tanto nella vita privata quanto in quella lavorativa. D’altro canto però anche Gabriele si ritrova a doversi confrontare con una relazione che per forza di cose risente dell’improvvisa fama di Sofia. Il tutto mentre Lea continua a essere messa alla prova da Christian Macaluso e dal suo senso degli affari all’americana.

Riusciranno il calore familiare e l’umanità della CMA ad avere la meglio sulla freddezza dell’industria? Onestamente mi aspetto di sì, ma non si sa mai: al cinema e in tv i colpi di scena sono sempre dietro l’angolo.