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Alien: Pianeta Terra – La recensione dei primi due episodi della serie che porta il franchise sul piccolo schermo

Wendy, la protagonista di Alien: Earth

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Negli ultimi anni sta letteralmente esplodendo la moda di portare sul piccolo schermo i grandi franchise cinematografici. Lo scorso anno abbiamo assistito a Monarch, in grado di esaltare ancora di più il MonsterVerse, e Dune: Prophecy, capace di portare anche sul piccolo schermo la potenza dei film di Villeneuve. A breve arriverà It: Welcome to Derry (scoprite qui il trailer). Per citare solo alcuni esempi di questo trend. Adesso è il turno di Alien, che sbarca in televisione con una serie prodotta da FX e distribuita qui da noi da Disney+. Prima di entrare nel merito delle due puntate che abbiamo visto, è sicuramente utili inquadrare come Alien: Pianeta Terra si ponga all’interno del franchise sviluppatosi dal leggendario film di Ridley Scott.

Negli anni la saga di Alien si è ramificata all’inverosimile tra sequel, prequel e crossover. Le coordinate temporali di Alien: Pianeta Terra sono vicinissime a quelle del primissimo film del franchise. Qui in apertura ci viene detto che siamo nel 2120. I fatti del primo Alien risalgono al 2122. Formalmente si tratta di un prequel, insomma, ma proprio queste coordinate temporali sfumano e possiamo anche noi distanziarci dal dover per forza tenere a mente la continuity della saga.

L’esercizio di datazione ci aiuta a contestualizzare la serie tv. Però ci fermiamo qui. Data la natura del racconto, ci interesseremo soprattutto di ciò che accade nelle diverse puntate, sottolineando solo alcuni elementi di collegamento fondamentali con la saga. Senza arrovellarci troppo però sul disegno generale, visto che Alien: Pianeta Terra stesso mira a muoversi liberamente. Ignorando apertamente – ad esempio – gran parte delle implicazioni derivanti dai due prequel Prometheus e Covenant. Fatte queste doverose premesse, andiamo a parlare di ciò che abbiamo visto nei primi due episodi della serie di FX.

Lo Xeno è protagonista anche in Alien: Earth
Credits: FX

Alien: Pianeta Terra si presenta subito come un racconto con una propria anima

E partiamo proprio da questa indipendenza sfoggiata apertamente da Alien: Pianeta Terra. La serie tv assume una prospettiva propria, pescando qua e là dai diversi capitoli cinematografici e sintetizzandoli in una produzione unica e dalla spiccata identità. C’è una bella dose di horror. Specialmente quello claustrofobico che abbiamo apprezzato nel primo Alien e nel recente Romulus. C’è l’elemento action mutuato dall’esperienza di Cameron col franchise. E c’è anche la fantascienza più concettuale, che strizza l’occhio a Prometheus e Covenant ma si sviluppa in modo indipendente.

Lo fa tramite la presentazione degli ibridi. Il nodo concettuale più interessante di questi primi due episodi. Il concetto di umanità viene scandagliato in queste due puntate con una forza centrifuga che parte dal personaggio di Wendy. Lei è la Neil Armstrong dell’eugenetica. La prima umana inserita in un corpo sintetico. Una rivoluzione in carne ed ossa. O meglio in circuiti e codici.

Il focus su Wendy è ciò che contrassegna in maniera unica Alien: Pianeta Terra. Per il resto ci sono parecchie cose che siamo abituati a vedere. Mostri raccapriccianti. Fughe claustrofobiche. Sangue e viscere. C’è tanto Alien. Ma c’è anche di più. Non solo gli ibridi, ma anche nuove specie aliene. E un’ambientazione a metà tra la nave e le strutture terrestre, data dall’impatto sui palazzi del mezzo spaziale, che funziona davvero a meraviglia.

Alien: Pianeta Terra tra Peter Pan e Blade Runner

Abbiamo potuto notare nelle prime due puntate di Alien: Pianeta Terra anche un apparato citazionistico notevole. Lampante è la metafora incentrata su Peter Pan, con gli ibridi designati come dei Bimbi Sperduti destinati a non crescere mai. Questi riferimenti meta-narrativi sono efficaci e stuzzicano sicuramente il palato di chi ama tali rimandi. Un altro riferimento costante è quello a L’Era Glaciale, anch’esso palese ma limitato a scopi sentimentale. Ben più interessante – e anche mascherato – è invece il rimando che ci porta a un’altra grande opera di Ridley Scott: Blade Runner.

Più umano dell’umano. Questo è lo slogan della Tyrell Corporation nel film del 1982 ed è anche il pensiero che fa da costante sottofondo alla ricerca identitaria del replicante Roy Batty. Più umano dell’umano ci torna in mente anche nella creazione di Wendy. Si apre nella prima puntata di Alien: Pianeta Terra una chiara discussione sulla reale natura del nuovo ibrido creato. Dopo l’operazione, Wendy è ancora umana? A giudicare dai suoi comportamenti – specialmente dai sentimenti che prova per suo fratello – noi diremmo di sì.

Al di là della risposta però è interessante il ragionamento. Cosa caratterizza l’essere umano in quanto tale? La carne o lo spirito? La coscienza di Marcy sopravvive in Wendy. È presente in un corpo interamente sintetico. Se è l’anima, per così dire, a rendere tale un umano, allora i potenziamenti del corpo lo renderebbero solo migliore. Più umano dell’umano insomma. Però così si controverte artificialmente la natura. E l’umanità in teoria lascia il posto – sul piano fisico – alla robotica. Dove sta il confine? Come detto, non è interessante tanto la risposta, ma soprattutto il ragionamento che s’innesca intorno a una tematica del genere. E di spinto per riflettere Alien: Pianeta Terra ce ne lascia in abbondanza.

Sydney Chandler nei panni di Wendy
Credits: FX

Un buon esordio, con un’unica (apparente) grande pecca

Andando a tirare le somme, l’esordio di Alien: Pianeta Terra è stato globalmente positivo. La serie come detto guarda rispettosamente al franchise ma si sviluppa autonomamente. Mostra alcuni nuclei di sviluppo interessanti, ma al contempo ci porta immediatamente nel cuore dell’azione. L’impatto visivo è eccezionale. Con alcuni rimandi qua e là a meccaniche cinematografiche viene ricostruita quella tensione che ha fatto la fortuna della saga sul grande schermo. Tutto bene, ma c’è un ma.

Questo ma – a nostro avviso – riguarda la rivelazione della vera identità di Wendy a Hermit. Suo fratello. Un passaggio che arriva un po’ così dal nulla. Senza troppe emozioni. Nel corso delle due puntate l’attenzione si era spesso catalizzata verso questa interazione. Poi quello che doveva essere il momento clou è stato buttato lì senza troppi fronzoli. Ci aspettavamo più pathos, sicuramente, ma tra l’altro l’impressione è che sarebbe stato interessantissimo vedere se Hermit si sarebbe accorto della vera identità di Wendy prima o poi. Se avesse riconosciuto autonomamente sua sorella dietro il nuovo corpo. Sicuramente questa dinamica sarebbe andata ad approfondire ancora di più quella discussione sull’umanità di cui abbiamo parlato e che si è rincorsa per le due puntate di Alien: Earth.

Bisogna dire che comunque – magari – questa rivelazione precoce risulterà funzionale all’incedere della trama. Non è una bocciatura, quindi. Solo una perplessità finora. Un dettaglio però in un quadro che funziona bene. Buon inizio per Alien: Pianeta Terra quindi. Ora ci sarà da capire se il racconto terrà botta, adattandosi a un format seriale che per forza di cose richiede di andare oltre i classici meccanismi da horror claustrofobico della saga. Lo scopriremo nelle prossime settimane. Per ora comunque la partenza è positiva.

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