Jim Hopper è il capo della polizia di Hawkins, Indiana.
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La sua esistenza è apparentemente spensierata, ma andando più a fondo scopriremo che in realtà Jim Hopper è profondamente turbato da alcuni eventi del passato che hanno creato un vuoto dentro di lui difficilmente colmabile.
La scomparsa di Will risveglia in lui vecchie sofferenze solo all’apparenza sopite. Il rapporto che si svilupperà tra lui e la piccola Eleven è uno delle parti più toccanti, intense e profonde di Stranger Things. Un rapporto intenso tra due persone sole. Se da un lato Jim Hopper soffre per la perdita di una figlia, morta in giovanissima età a causa di un tumore, dall’altra Eleven non ha mai avuto una vera figura paterna. Una figura paterna priva di tossicità, almeno. I due si trovano così nella solitudine, costituendo un quadro familiare sui generis fondato sulla generosità, la bontà d’animo e la massima sincerità. Allo stesso tempo, Jim Hopper, il cui rapporto con l’ex moglie si era incrinato a seguito della morte della figlia, ritrova anche l’amore grazie a Joyce Byers.
Il loro rapporto si stratifica nel tempo non senza affrontare difficoltà. Difficoltà e, a un certo punto, una dolorosa separazione. Il poliziotto, infatti, si ritrova a salvare l’umanità con un atto eroico, trovandosi coinvolto in una dinamica da guerra fredda del tutto imprevedibile. Viene catturato dai sovietici e deportato, facendo così perdere le sue tracce. Dopo lunghe ricerche e alcuni contatti difficoltosamente portati a buon fine, Jim Hopper riuscirà a ritrovare le persone amate e uscirà da un incubo nel quale sembrava essere imprigionato per sempre.
Non lasciatevi ingannare dalle apparenze, quando si parla di lui. Apparentemente burbero e senza cuore, è in realtà un duro dall’animo sensibile, sempre pronto a mettersi a disposizione del prossimo ogni volta che è necessario. Il pubblico lo ama e non è difficile comprendere il motivo, indubbiamente.
