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Caro diario, sono io, Lizzie

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ATTENZIONE: questo articolo contiene spoiler su Peaky Blinders.

Caro diario, sono io, Lizzie.

Spero di non riempire queste poche pagine di troppi errori. Pochi giorni fa ho scritto una lettera a Tommy. Dopo averla letta mi ha fatto notare quanto penosa sia la mia grammatica. E ha ragione, l’ho detto anche a lui, ho lasciato la scuola troppo presto. Del resto non penso volesse davvero offendermi, lui semplicemente fa così. A volte può sembrare duro, crudele persino, ma è solo il suo modo di mettere le persone alla prova. Vuole vedere chi potrebbe scappare, chi potrebbe abbandonarlo.

Per un po’ ho pensato di farlo, di lasciarlo. Nella lettera di cui ti parlavo gli ho scritto questo. Lui ovviamente ha fatto finta di niente, e così alla fine farò anche io. Anche Linda ha fatto avere una lettera molto simile ad Arthur, lei però a differenza mia è davvero convinta di quello che ha scritto. È già andata via di casa e credo che potrebbe veramente divorziare. Non c’è via di mezzo tra loro, un punto d’incontro. Non perché non si amino, semplicemente appartengono a due universi inconciliabili. Fuori da Birmingham, in una quotidianità fatta di case con lo steccato e gruppi di preghiera Arthur è a malapena un uomo. Linda invece nel mondo dei Peaky Blinders è diventata una donna che lei stessa disprezza.
Quindi sì, le darò l’indirizzo dell’avvocato che ho trovato a Londra, almeno a qualcuno sarà utile. Io non lo contatterò.
Perché dovrei divorziare in fondo? Da cosa dovrei scappare?
È vero, il matrimonio con Tommy non è come avrei sperato che fosse, ma non posso fargliene una colpa. Almeno so per certo che penserà sempre a me e ai bambini, è già più di quanto si possa dire per molti mariti.

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Certo, potrei stare qui a lamentarmi per le sparatorie, scandalizzarmi per i traffici illegali. È quello che le bravi mogli timorate di Dio come Linda fanno giusto?

Ma perché fingere, perché essere ipocrita? Io non sono quel tipo di donna. Non lo ero di certo prima e non lo sono neanche adesso che posso permettermi più gioielli di quanto il buon gusto consenta di indossarne.

Entrambi apparteniamo allo stesso mondo. Il mondo aspro dei Peaky Blinders, che non perdona troppi sentimentalismi, troppa indecisione. Quello che vogliamo dobbiamo prendercelo, senza fare complimenti, facendo ciò che serve per averlo. E quello che voglio io è Tommy, è sempre stato Tommy. Il prezzo per averlo, per essere sua moglie, lo pago ogni giorno.

Lo pago quando lui mi parla, mi guarda, ma i suoi occhi non si fermano su di me, mi attraversano. Lo pago quando capisco che questi occhi stanno cercando qualcun altro, qualcun’altra.
Sì, ho accettato di avere solo una piccola parte di Thomas Shelby. Ciò che ne rimaneva dopo la Francia, dopo Grace.
Faccio bene a pagare questo scotto. Tommy in fondo è un bravo marito. Non mi ama ma so che mi vuole bene. Non mi fa mancare niente. Non mi ha mai picchiata. Addirittura mi coinvolge quando si tratta della società. E soprattutto non si vergogna di me, non l’ha mai fatto. Anche se non fosse che lo amo da sempre avrei comunque fatto bene a sposarlo.

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Eccola, la Lizzie che più mi piace, quella ragionevole, che si impone di non essere pateticamente sentimentale. Che guarda la vita che si è lasciata alle spalle e capisce che sarebbe potuta andare a finire molto peggio per lei.
Anche se continua a far male. Sapere di non essere la persona che lui vorrebbe davvero accanto, di non essere io il suo lieto fine.

Di lei non parliamo quasi mai. Tommy non ha mai aperto l’argomento e io non sono così crudele nei suoi o nei miei confronti da farlo.

Grace è qui, e per Tommy è una presenza probabilmente più concreta di quanto non lo sia io. D’altra parte che sarebbe rimasto legato a lei lo sapevo anche quando ci siamo sposati. L’ho accettato, ho accettato il fatto che Tommy sia l’amore della mia vita ma che io non sia il suo.

Caro diario, sto diventando di nuovo troppo sentimentale, Tommy non lo sopporterebbe. Il mio compito non è essere l’ennesima moglie che si dispera perché la sua vita non è come la immaginava da bambina. No, il mio compito è essere forte, per la mia famiglia, per i Peaky Blinders, per Tommy. Questo posso farlo. Posso stare qui ad aspettarlo quelle sere che torna a casa stanco, appesantito da problemi che spesso neanche conosco, per aiutarlo a non cadere a pezzi.

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È tardi caro diario, dovrei andare, mi sembra di aver sentito arrivare la macchina di Tommy nel viale. Chissà se riuscirò a mantenere la lucidità che mi sembra di aver trovato adesso, o se invece diventerò di nuovo melensa, lamentosa. Spero di no, anche perché con Tommy so già che sarebbe completamente inutile.
Ma in fondo sono un essere umano, e ogni tanto mi capita di cedere al romanticismo e sperare che un giorno potrei diventare io la moglie che vuole accanto. A questo punto della mia vita avrei voluto essere già libera da questi pensieri, eppure…
Alla fine la speranza ritorna sempre, come quelle maledette erbacce che pensi di aver estirpato dal giardino, ma che alla fine ricrescono sempre.

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