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Un omaggio sentito a Sinatra, l’anima più carismatica e sfaccettata di Paradise

Sinatra nell'episodio finale di Paradise

ATTENZIONE: l’articolo contiene spoiler sulle due stagioni di Paradise!!

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And then she holds me tight. One kiss, one fond caress will lead the way to happiness. E poi lei mi stringe forte. Un bacio, una tenera carezza che aprirà la strada alla felicità. She takes me to Paradise. Lei mi porta in paradiso. Frank Sinatra cantava di una donna che gli aveva rubato il cuore. Una specie di figura angelica, ma con tratti quasi diabolici, mefistofelici, perché dotata di un fascino così ammaliante da irretirlo e spingerlo ad allentare ogni difesa. Una ballata romantica, dolce e melodiosa, composta per una donna capace di condurre gli uomini dritti in paradiso. She takes them to Paradise. Li ha portati tutti a Paradise, l’ultima speranza di salvezza per l’umanità.

Samantha Redmond è una di quelle donne che possiedono le chiavi del mondo. Caparbia, astuta, spregiudicata e influente, ha tenuto i fili dello spettacolo. Sempre un passo avanti agli altri, sempre in anticipo sulle decisioni. Il potere dietro il potere, l’entità occulta che sovrintende a ogni disegno. Ha avuto la facoltà di scegliere chi vive e chi resta, ergendosi a una sorta di divinità con le tasche piene di soldi e la possibilità di riscrivere il destino del mondo. Samantha Redmond è il motore di Paradise, il suo principale architetto. Archi e técton, guida e costruttore, leader ideale e artefice materiale. Ha supervisionato ogni passaggio, senza lasciare nulla al caso. Ha deciso ogni cosa: le regole del gioco, le persone da ammettere nella lista, la forma delle case, l’intensità della luce e persino il colore del cielo.


Paradise è la creatura forgiata dalle mani di Samantha Redmond. Un’appendice in calce alla fine del mondo, l’unico spazio abitabile a margine della catastrofe.

BRIAN ROEDEL/DISNEY

Almeno era ciò che si pensava mentre l’apocalisse batteva i suoi primi rintocchi. Ma da dove provengono le lucide follie di Samantha Redmond e che tipo di personaggio si nasconde dietro la costruzione di Paradise? Sinatra è una donna abbarbicata nel pragmatismo più cinico. Sprezzante delle regole, pronta a riscriverle a proprio piacimento pur di raggiungere i suoi obiettivi. È ostinata e tenace, irremovibile come pochi. Agisce con freddezza e distacco, come se niente potesse scalfirla. Tutto ciò che si interpone tra se stessa e il suo disegno finale è magma superfluo, va eliminato o reso innocuo.

Il caos del mondo che sta per sbriciolarsi non la trascina con sé. Sinatra è più veloce del caos, più scaltra degli uomini che ne finiscono imbrigliati. Prima che tutto il mondo si capovolgesse, lei era una delle donne più ricche del pianeta. Aveva lanciato una startup di successo, destinata a renderla miliardaria. Tutto da sola, come una perfetta self made woman americana. Nessun impero ereditato, nessuna scorciatoia per il successo: Samantha Redmond non ha bussato a nessuna porta, è entrata su invito. Perseverante, acuta e sempre vigile, ha tracciato con le proprie mani il corso del suo destino. È diventata grande sfruttando intelligenza e opportunità e mettendole al servizio della propria visione. I continui flashback di Paradise mostrano frammenti della sua lenta ascesa, dal bancone di un bar ai tavoli della Casa Bianca.

Un’indole inarrestabile e tante buone idee con cui farsi largo nel cuore del potere degli Stati Uniti.

Samantha Redmond in Paradise
Hulu

Poi però, qualcosa è andato storto. La donna che ha improntato la propria vita a escogitare soluzioni dove gli altri vedevano solo problemi, alla fine è rimasta senza opzioni sulla cosa che per lei contava più di ogni altra cosa: la vita di suo figlio. Neppure i miliardi possono spegnere il fuoco di una malattia che corrode dall’interno. Quando la fiamma divampa, non c’è più modo di spegnere l’incendio. Il piccolo Dylan (su cui la seconda stagione di Paradise ha aperto tutto un altro scenario) si è afflosciato a terra all’improvviso, mentre mangiava un gelato a bordo di un cavalluccio. Neanche i più prestigiosi professori del mondo avevano offerto a Samantha una soluzione per curare il suo male.

La sua piccola vita sarebbe stata spezzata, senza che sua madre avesse i mezzi per impedirlo. Non esiste pragmatismo davanti all’inevitabile e Samantha lo ha sperimentato a proprie spese. Puoi dar fondo a tutti gli arsenali del mondo e ricoprire d’oro i più illustri tra gli uomini, ma da alcune malattie non si scappa e basta. Ci si resta impigliati e non vi si sfugge. E così è stato anche per Samantha Redmond, prigioniera per sempre della malattia di suo figlio. Nelle stanze d’ospedale, tra il lettino di suo figlio e gli studi dei medici, Samantha ha perso qualcosa di se stessa. Qualcos’altro si è fatto largo poco alla volta, mutando per sempre le sue credenziali. Una parte di sé partorita dal dolore di una perdita terribile, un lato oscuro del suo temperamento che, poco alla volta, ha spento ogni luce.

Sinatra ha preso lentamente il posto di Samantha, mettendo le radici in una personalità distrutta e guardando al mondo con occhi diversi.

Sinatra esamina Alex
Hulu

Paradise ci ha presentato il suo personaggio come una sorta di antagonista cinica e distaccata. Il progetto Versailles non ha salvato il pianeta, ha solo fatto in modo che una piccolissima parte potesse nascondersi mettersi in salvo (o almeno è quello che le prime due stagioni di Paradise ci hanno fatto credere, perché il finale ha suggerito anche altre vie). Non è l’eroina della festa, Sinatra. E non aveva alcuna intenzione di esserlo. Le sue mani sono sporche del sangue di persone innocenti. Danni collaterali di un disegno perverso, piccole pedine da sacrificare per un bene più grande. Come ogni buon generale, Sinatra guarda all’esito della guerra, non alle perdite subite nelle singole battaglie.

Il suo personaggio è estremamente controverso perché abbraccia una moralità flessibile, da poter piegare per adattarla alla sua visione. La morte di Billy pesa sulle sue spalle, ma era necessaria a mantenere il silenzio sui segreti che si portava dietro. Gli uomini mandati a esplorare il territorio fuori dal bunker sono stati freddati tutti su suo ordine: le persone non dovevano sapere. Sinatra ha sempre scelto ciò che poteva essere detto e ciò che invece andava taciuto, insabbiato. La finzione costruita sulla paura era funzionale all’ordine. Avrebbe potuto mantenere il controllo solo occultando alcune informazioni, anche se non era giusto farlo.

Quando Cal Bradford ha scoperto i segreti di Sinatra e dei suoi finanziatori ha toccato fili ad altissima tensione. E se non fosse stato il bibliotecario ad ammazzarlo, ci avrebbe pensato Sinatra (come lei stessa ha confessato).

Ultimo saluto di Sinatra a Dylan
Hulu

Perché è un mostro? Forse perché aveva solo paura di perdere il controllo. Qualcosa si è danneggiato nell’anima di Sinatra dopo la morte di Dylan. Con l’aiuto della dottoressa Torabi ha provato a farsi aggiustare, ma non è mai guarita. Doveva essere ancora efficiente e funzionale, ma le sue ferite non si sono mai rimarginate. Tutta l’impalcatura di Paradise è sempre stato un modo per salvare il salvabile. E in un certo senso ci è riuscita. A un prezzo altissimo, ma ci è riuscita. Nella seconda stagione di Paradise, l’arrivo del personaggio di Link ha però riacceso qualcosa in lei. La donna che disegnava cavallucci con cui agghindare la città sotterranea ha scoperto di nuovo la ragione primigenia che aveva dato impulso alle sue prime mosse.

Link/Dylan le ha dato la certezza che tutti i suoi sforzi alla fine sono stati premiati. Qualcosa ha pur raccolto dalle macerie della sua vita. Take me to Paradise, “portami in paradiso” le aveva chiesto suo figlio sul letto di morte. Un paradiso pieno di cavallucci e con il tuo sorriso ad accendere la luce. È davvero un mostro Sinatra? “Non lo sono”, ha ripetuto di continuo nel corso degli episodi di Paradise. Talmente di frequente che abbiamo pensato fosse vero esattamente il contrario. L’architetto cinico dalla moralità flessibile ha sfruttato ogni risorsa per costruire un mondo nuovo, “un mondo che somigliasse a questo che abbiamo, ma con più cavallucci”.

Lo sconvolgente finale di stagione ha probabilmente messo in salvo l’anima di Sinatra. È stato un atto di redenzione, di espiazione delle proprie colpe.

Xavier e Dylan nel finale della seconda stagione di Paradise
Hulu

Alla fine, Samantha ha sacrificato se stessa per permettere agli altri di tornare nel mondo di fuori. Quel mondo dal quale li aveva estromessi, costringendoli ad arrendersi alla menzogna e negando loro ogni possibilità di scelta. Era iniziato tutto con una minaccia nucleare (ricorderete il settimo episodio della prima stagione, difficile da dimenticare) e finisce con una minaccia nucleare. Nel primo caso fu Cal Bradford a scongiurarla e a offrire un’altra chance al pianeta. Ora è Sinatra che si barrica all’interno del bunker e consente agli altri di uscire fuori prima che l’esplosione la spazzi via. One kiss, one fond caress will lead the way to happiness. She takes me to Paradise. Ora il Paradiso da ricostruire è fuori, con una miriade di dubbi sulla strada da intraprendere, ma con la certezza di aver salvato Dylan, in un modo o nell’altro. La missione di Sinatra è allora completata.

Quel personaggio carismatico, cinico e machiavellico ha lasciato di nuovo il posto, nel finale, a Samantha, una mamma che, per l’amore di un figlio, ha cambiato il destino del pianeta. Si può dire qualsiasi cosa di questo personaggio. Che abbia preso decisioni infelici, che fosse mossa da eccessivo cinismo, che abbia causato troppi “effetti collaterali”. Che abbia messo in pericolo Xavier e che avrebbe ammazzato senza remore il Presidente Bradford. Che abbia agito da despota, insabbiando segreti e verità scomode. Ma una cosa è certa: ogni sua mossa, ogni pezzo della sua visione distorta non ha mai mirato all’interesse personale. Sinatra ha sempre agito per un disegno superiore. E per servire quello stesso disegno ha scelto di morire.