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Then in your life, there comes the darkness

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And then in your life, there comes the darkness, cantavano i Radiohead. Ma non sempre l’oscurità si lascia riconoscere. Specie quando si insinua languida attraverso le ampie e luminose vetrate degli uffici di Chicago, così esposti al sole, alla luce, a un futuro radioso, al successo. L’oscurità non fa rumore, non lascia avvisi in segreteria. Scivola inattesa dove le si lascia uno spiraglio aperto e, poco alla volta, risucchia via tutto. Ozark è una scatola con pochi fori e una grossa, grassa ombra che inghiotte tutto il resto.
Le tenebre, per Marty Byrde, si sono presentate mascherate da buona occasione. Il successo facile dietro un accento messicano, un po’ di soldi sporchi che diventano puliti, un lavoretto fatto di numeri, cifre, registri contabili. L’oscurità si è offerta come un bagliore di luce accecante. Poi, la maschera è calata. Qualcuno ha premuto l’interruttore.

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There’s a spacecraft blocking out the sky
And there’s nowhere to hide
You run to the back and you cover your ears
But it’s the loudest sound you’ve ever heard

C’è un’astronave che blocca il cielo
E nessun posto dove nascondersi
Corri a ripararti e ti tappi le orecchie
Ma è il suono più forte che tu abbia mai sentito
ozark

C’è un’astronave che blocca il cielo di Marty, adesso. E nessun posto dove nascondersi. Gli orizzonti si sono capovolti, le cifre puzzano di sangue, lasciano grosse macchie maleodoranti sulla pelle. E l’unico sprazzo di luce, l’unico faro sul fondo del barile, è una cartolina stropicciata con un enorme lago blu incastonato nelle profondità del Midwest americano. Lo spietato, inesorabile Midwest, riassunto in cinque lettere: Ozark. Are we trapped? Rag doll cloth people, we are helpless to resist. Siamo bambole di pezza intrappolate, non siamo capaci di resistere.

Marty razzola nel buio in cerca di un bagliore, raschia la superficie anelando un po’ d’aria. È la sua “darkest hour”, l’ora più buia.

Come ci è finito in tutto questo? Quando si è lasciato risucchiare dalle tenebre? It was just a laugh, just a laugh. Even at this angle. Ora non c’è più via d’uscita, la benzina è cosparsa tutt’intorno e basta una miccia a far saltare tutto. Marty cerca disperatamente di mettersi in salvo, girovaga solo nell’enorme scatola buia provando a strappare un altro foro, a gettare un po’ di luce nel suo intricato caos oscuro. Ma i numeri non bastano, il sangue non si lava via solo con l’acqua. Marty deve fare di più: deve diventare ciò che non è, gettarsi a occhi chiusi nel pozzo melmoso e riemergerne vivo. Svestirsi dell’ordinario e fare i conti con lo straordinario. Solo che tutto questo ha un prezzo and so we crumble, così ci sbricioliamo.

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A 10-ton head, made of wet sand
Oh this dread circumference
You gotta be kidding me
The grass grows over me

Una testa da 10 tonnellate di sabbia bagnata
Questa circonferenza di timore
Stai scherzando, vero?
L’erba cresce sopra di me

C’è sabbia bagnata anche nella scatola, l’erba cresce su Ozark e sulle vite dei Byrde. Vite sgretolate, pronte a implodere, a un passo dalla fine. Marty scava, scava fino a spellarsi le mani, fino a sanguinare. Cerca di mettere ordine nella sua testa, di venirne fuori come sempre, come può. Ma il rumore è troppo forte. Il tonfo che fanno a terra i corpi appena crivellati di colpi rimbomba per sempre nelle pareti circolari della testa. È una circonferenza di dolore che allarga sempre più il suo raggio. Marty osserva la sua esistenza attraverso una finestra di vetro. Your face in the glass, in the glass. Ha la stessa consistenza liquida delle acque del lago. C’è rimasto un po’ di Ozark incastrato nella vita dei Byrde. Quel blu minaccioso e angosciante, saturo di cattivi segnali. E che faccia gli ridà indietro? Quale volto gli restituiscono le acque del lago? Quello di un uomo normale, che però è diventato anche un criminale, un truffatore, un assassino.

It was just a laugh, just a laugh.

ozark

Era solo una risata, niente più che uno scherzo. E invece Marty è precipitato nelle tenebre. Insieme ai suoi ragazzi. Insieme a Wendy. Ozark non è la soleggiata spiaggia californiana che sembrava in cartolina. La California ha davanti il mare, orizzonti che si perdono, promesse che ti tornano indietro. Ozark, invece, poggia le sue radici sulle acque del lago: circoscritto, limitato, asfittico.
Ma cos’è dunque questo buio penetrante dal quale sembra impossibile venir fuori, questo Midwest oscuro e senza speranza nel quale ci si ritrova invischiati? It’s whatever you say it is, split infinities, è qualunque cosa tu dica che sia, infiniti divisi.

Then into your life
There comes a darkness

Ci sarà da qualche parte un mattino carico di luce? Un futuro radioso in cui Marty Byrde possa sentirsi finalmente libero, felice, appagato? Have you had enough of me? Quando tutto questo ne avrà avuto abbastanza di lui? La corrente lo trascina via, i mulinelli sono pronti a risucchiarlo, ma Marty Byrde vuole riappropriarsi della sua luce. Verranno tempi migliori, better, sweet time.

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Scritto da Serena Verrecchia

Esistono milioni di storie al mondo, preziose e inimitabili. Il nostro compito è solo quello di scovarle, portarle in superficie e imparare ad amarle.
Scrivo di serie tv per un insopprimibile desiderio di bellezza, perché nelle storie, specie in quelle belle, ho trovato il mondo che vorrei.

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