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La classifica delle 5 migliori interpretazioni di Ozark

Attenzione, l’articolo potrebbe contenere spoiler di tutte le stagioni di Ozark.

Ozark ha avuto il coraggio di concludersi alla quarta stagione, confermandosi una delle migliori serie tv dell’ultimo decennio. Fin dal debutto si è resa subito riconoscibile tramite una serie di caratteristiche che l’hanno resa unica: dal filtro azzurro a una scrittura sapiente, da una regia di alto livello a una fotografia magistrale. Di sicuro, però, Ozark è quello che è anche grazie all’interpretazione dei suoi attori. Senza una recitazione convincente, personaggi complessi e sfaccettati come i coniugi Byrde, grilletto-facile-Darlene o l’eccezionale Ruth Langomre, che difficilmente dimenticheremo, avrebbero corso il rischio di non esprimere tutta la loro potenzialità. Per fortuna non è stato così: la serie di Netflix ha preso vita con il contributo di un cast che ci rende davvero molto complicato stilare una classifica nel tentativo di decretare il suo migliore membro. Ma ci proviamo lo stesso.

Quali sono le 5 migliori interpretazioni di Ozark?

5) Tom Pelphrey (Ben Davis)

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Ci potrebbe essere già dal malcontento nel trovare l’interpretazione di Tom Pelphrey già al quinto posto, ma non si tratta certo di demeriti suoi, bensì della grandissima concorrenza in mezzo a cui si è trovato. Il personaggio di Ben Davis, fratello di Wendy, fa il suo ingresso nella terza stagione di Ozark, stupendo sia pubblico che critica. Una figura imprevedibile e di certo instabile, lo zio di Charlotte e Jonah sembra essere un grande problema in più che si abbatte sulla famiglia Byrde in uno dei suoi momenti di più grande difficoltà. Ma Ben non è un semplice uomo problematico, c’è qualcosa di più serio: Ben è un uomo affetto da disturbo bipolare.

L’arduo compito con cui il suo interprete Tom Pelphrey si è trovato a portare a termine è stato quello di rendere con sapienza sullo schermo una tematica sempre scomoda da trattare, quella della malattia mentale. Pelphrey è stato in grado di dare una rappresentazione realistica della malattia e delle difficoltà che ne derivano, mostrandone tutte le declinazioni (si pensi al monologo iniziale nel taxi o alle scene di nevrosi dei suoi ultimi momenti). Per farlo, l’attore ha dichiarato di aver letto un libro sull’argomento – An Unquiet Mind di Kay Jamison – e averlo utilizzato come punto di riferimento.

La missione è stata compiuta, Pelphrey ha saputo dare vita a un personaggio delicato, fragile e allo stesso tempo aggressivo, senza esasperarne le caratteristiche o correre il rischio di renderlo una caricatura, regalandoci una delle migliori interpretazioni di Ozark.

4) Lisa Emery (Darlene Snell)

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Ozark ha portato sullo schermo personaggi femminili di grande forza ed energia, per niente scontati: tra questi c’è Darlene Snell, una donna all’apparenza poco lucida, che però sa esattamente quello che vuole. Una figura instabile, anche se in modo diverso rispetto a Ben Davis, che non ci pensa due volte prima di premere il grilletto. A interpretarla è Lisa Emery, che ha saputo gestire in maniera eccellente tutta la gamma di espressioni, inflessioni di voce e movimenti che un personaggio così folle e imprevedibile necessitava. Sì, perché Darlene ha avuto momenti di grande freddezza, alternati a uno spasmodico bisogno di maternità e a raptus di pazzia in cui ha tolto di mezzo chiunque si frapponesse fra lei e il suo obiettivo di custodire la terra dei suoi avi.

Lisa Emery ha saputo dosare quelle gocce di umanità piccole, ma presenti in Darlene, che hanno contribuito a rendere ancor più agghiaccianti i suoi scatti di follia. Nel suo sguardo abbiamo letto al contempo malvagità e amore, ma un amore tossico e snaturato: quanto ci ha fatto rabbrividire l’immagine di Darlene con in braccio il bambino? Sentimenti di inquietudine e repulsione che solo una grande interpretazione avrebbe potuto suscitare.

3) Jason Bateman (Marty Byrde)

No, quello che in teoria sarebbe il protagonista di Ozark (ma parliamone) non si trova al primo posto della classifica, ma questo non va a sminuire il grandissimo talento di Jason Bateman, l’attore che ha dato vita al personaggio più tranquillo degli ultimi anni. Marty Byrde: padre di famiglia di giorno, riciclatore di denaro di notte. Un criminale che, a differenza di altri personaggi del genere come Walter White di Breaking Bad, sa conservare sempre un briciolo di umanità, ma sa anche spingersi oltre i limiti. Sempre con compostezza, però. La capacità di Bateman è stata quella di saper rendere tutte le gradazioni di un personaggio che cambia e muta a seconda della situazione, oltre a essere quasi un attore lui stesso: Marty Byrde deve sempre portare una maschera per non far capire il suo vero ruolo agli abitanti degli Ozark.

Uno dei segreti dell’ottima riuscita di Bateman ci viene svelato dall’attore stesso che a IndieWire ha rivelato di aver fatto il possibile per non recitare. Sembra paradossale, ma è proprio così: l’attore ha cercato di rendere il personaggio il più vicino possibile alla sua personalità, in modo da non dover ricorrere a una grande finzione per vestire i suoi panni. Effettivamente, Marty Byrde appare davvero spontaneo e naturale sullo schermo, a conferma della buon esito del piano di Bateman. Un altro merito? Quello di aver reso piacevole un personaggio che, sulla carta, sarebbe potuto essere disprezzabile.

2) Laura Linney (Wendy Byrde)

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Al secondo posto troviamo lei, il volto di Wendy Byrde, Laura Linney. Il suo personaggio è una sorta di polo opposto di Marty Byrde: quanto è calmo e riflessivo lui, tanto è agitata e impulsiva lei. Ma è proprio questo che ha dato vitalità al personaggio e qualità all’interpretazione di Laura Linney. Inizialmente, quando Wendy non era ancora al corrente dei reali piani del marito, o comunque conosceva i fatti solo a metà, Linney si è rivelata una buona attrice, seppur senza dimostrare il vero ventaglio delle sue possibilità. Ma la crescita del personaggio ha dato il via a un’incredibile escalation di interpretazioni da parte di Laura Linney, che ci ha conquistati episodio dopo episodio.

Il fatto che una grande fetta del pubblico disprezzi con impeto il personaggio di Wendy non fa che sottolineare il talento di Linney, che ha saputo rendere sullo schermo il viaggio di Wendy verso l’inferno: da donna determinata, ma tranquilla, madre di famiglia col pensiero dei figli al primo posto, a onda anomala senza freni, ambiziosa, che non se ne sta in disparte e si intromette negli affari del marito prendendone le redini, senza paura di muovere e – soprattutto – sacrificare tutte le pedine nella sua scacchiera.

Un personaggio che urla, piange, va in crisi, si rialza, si mostra cinico, terribilmente cinico, e perde il controllo con una facilità che risulta ancor più esasperata davanti all’immobilità di Marty Byrde: impeto e freddezza, Linney ha portato sullo schermo tutto quanto, con le giuste dosi e, soprattutto, una grandissima forza espressiva.

1) Julia Garner (Ruth)

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L’eccezionale sorpresa di Ozark è proprio lei: Julia Garner, un talento incredibile che ha saputo prendersi la scena in un cast di così alto livello, qualcosa di per niente scontato. La scrittura del personaggio, dall’affascinante arco evolutivo e dalla caratterizzazione peculiare, ha sicuramente dato la possibilità a Garner di esprimere tutte le sue potenzialità, evitando il rischio opposto: rovinare un ottimo personaggio. La serietà e professionalità con cui Garner ha preso il ruolo fin dall’inizio ha di certo contribuito al successo: un esempio è la decisione dell’attrice di utilizzare in ogni momento e per qualsiasi cosa l’accento del Missouri di Ruth per la durata di un intero mese prima dell’avvio delle riprese.

Garner ha fatto il tutto il possibile per entrare nella pelle del personaggio e ha saputo mostrarci tutti i differenti lati di una ragazza allo sbando che diventa molto di più. Il primo episodio della seconda parte della quarta stagione di Ozark, in un certo senso rappresenta la versatilità dell’attrice (oltre che quella del personaggio): vediamo Ruth disperata e in crisi, ma la vediamo anche determinata a vendicare la morte di Wyatt, la vediamo tranquilla e la vediamo agitata, la vediamo silenziosa, con la musica nelle orecchie, e la vediamo urlare. Su piccola scala, si tratta delle varie versioni di Ruth/Garner che abbiamo avuto modo di vedere nel corso dello show.

Il merito più grande di Julia Garner è stato quello di trasmettere intensità ed emozione allo stato puro al pubblico, senza perdere mai credibilità e, in alcuni momenti, arrivando addirittura a far venire la pelle d’oca.

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