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La classifica dei 5 momenti più geniali di Only Murders in the Building

Una delle sorprese più piacevoli degli ultimi anni è stata senz’altro Only Murders in the Building, la serie tv creata da Steve Martin, Dan Fogelman e John Hoffman che unisce comicità e crimine. I tre protagonisti dello show – interpretati da Martin stesso insieme a Martin Short e Selena Gomez – condividono la passione (ossessione) per i podcast true crime. Quando avviene la morte misteriosa di un inquilino dell’esclusivo condominio in cui abitano, lo strambo trio inizia a indagare. Alla ricerca spasmodica della verità, il gruppo decide anche di registrare un podcast tutto loro che, inspiegabilmente, ottiene un enorme successo man mano che le indagini avanzano e con la cattura del colpevole.

Divertente, avvincente e ricca di colpi di scena, Only Murders in the Building ha nuovamente dimostrato di sapercela fare con una stagione che si permette di approfondire anche il lato emotivo dei suoi protagonisti. In attesa della terza stagione, che vedrà l’entrata nel cast di Meryl Streep e Paul Rudd, riviviamo insieme alcuni dei momenti migliori delle passate stagioni.

Only Murders in the Building ci ha regalato davvero tante scene esilaranti ma per l’articolo di oggi abbiamo optato per quelle che ci sembrano davvero più iconiche.

5) I tunnel sotto l’Arconia

Only Murders in the Building

A proposito di colpi di scena, iniziamo questa classifica con un super mistero che ha costituito uno dei punti focali della seconda stagione. Stiamo parlano della rete di tunnel sotterranei dell’Arconia che il nostro fantastico trio scopre per caso ed è stato il modo in cui il killer ha potuto uccidere Bunny e scappare indisturbato. L’introduzione di questo nuovo spazio scenico funziona benissimo e, anzi, regala maggiore tridimensionalità e respiro all’edificio in cui si muovono principalmente i protagonisti. I tunnel offrono una nuova scenografia da poter utilizzare ed esplorare, portando lo spettatore a interrogarsi ancora e ancora sulla loro funzione e non solo.

Chi ha costruito in origine i tunnel e perché? Dove conducono esattamente? Cosa è nascosto al loro interno? Insomma tantissime domande e altrettante possibilità che potrebbero benissimo venire esplorate anche nella terza stagione. Ancor di più visto che la serie ha introdotto anche i “viaggi nel tempo”, lasciando aperta la chance di visitare il passato dell’Arconia e, perché no, riportare alla luce omicidi irrisolti. D’altronde, i tunnel esistono e sono esistiti anche in numerosi palazzi d’epoca del mondo reale: dall’orrore celato nel World’s Fair Hotel del killer H.H. Holmes, al moderno e meno inquietante Waldorf Astoria.

4) L’ultimo giorno di Bunny

Only Murders in the Building

L’episodio numero 3 della seconda stagione getta finalmente luce su come, quando dove e cosa sia realmente accaduto a Bunny Folger. Siamo di fronte, quindi, a un intero episodio visto attraverso gli occhi della scorbutica Bunny, alla quale presta voce e volto la vincitrice del Tony Award Jayne Houdyshell. Seguiamo Bunny dentro e fuori l’Arconia, scoprendo man mano qualcosa di più su un personaggio conosciuto solo attraverso il punto di vista degli altri inquilini. Tratteggiata come fredda, sprezzante e antipatica impariamo ben presto come la donna avesse anche dei tratti gentili e di come si sentisse profondamente sola.

Perfetta incarnazione della New York da bene, Bunny cammina a passo svelto, impreca e si arrabbia facilmente ma è anche in grado di mostrare affetto per i propri amici e generosità. Sopra ogni altra cosa, però, Bunny ci tiene davvero all’Arconia e a coloro che la abitano, per questo motivo le viene così difficile cedere il lavoro e la gestione degli appartamenti a qualcun’altro. Bunny rappresenta, per molti aspetti, il mondo di una volta, quello legato alle tradizioni, un po’ all’antica ma anche dedito a preservare la bellezza e la qualità. Ecco perché è così tanto preoccupata per il futuro dell’Arcnonia in una città che ormai stenta sempre più a proteggere gli edifici antichi.

3) Il fanclub

Come abbiamo già scritto nell’introduzione, nonostante un inizio non proprio promettente, il podcast di Oliver, Charles e Mabel comincia a farsi notare. E come ogni programma di successo, anche questo raggruppa attorno a sé un nutrito numero di fan, che diventano ossessionati dal podcast e dai suoi membri. Una delle scene migliori della serie tv è proprio quella in cui Oliver e Mabel li incontrano per la prima volta. Il primo è assolutamente entusiasta e, nel corso delle stagioni, cercherà spesso di coinvolgerli per conquistarne il favore.

Inoltre, la cosa davvero esilarante è che, in più di un’occasione, i fan del podcast agiscano da commentario alla serie tv stessa con numerose battute meta. Durante la seconda stagione, infatti, il gruppetto si riunisce spesso per commentare i progressi nelle indagini che assumono metaforicamente la forma di commenti sull’intero show. Un modo estremamente autoironico da parte degli showrunner di scherzare velatamente sulla natura fittizia dello show e del podcast al suo interno.

2) Il puzzle mentale di Mabel

Only Murders in the Building

Dei tre protagonisti di Only Murders in the Building è sempre stata Mabel quella più misteriosa e stoica.

La ragazza, tratteggiata sin da subito come una personalità silenziosa e sardonica, ha spesso il ruolo di ago della bilancia tra Charles e Oliver, dai caratteri certamente più estrosi ed esuberanti. Un ruolo che, alla lunga, rischiava anche di stancare. Questo però non succede grazie alla sapiente scrittura dello show, che, proprio quando sembrava non aver più molto altro da dire riguardo a Mabel ecco che butta giù la bomba.

In “Flipping the Pieces”, scopriamo finalmente la verità sui vuoti di memoria del personaggio. Viene infatti rivelato come Mabel si dissoci ogni qualvolta si ritrova ad affrontare un evento troppo doloroso. Un meccanismo di copying che la ragazza utilizza, involontariamente, fin dall’ifanzia quando la morte dolorosa del padre l’ha innescato per la prima volta. Come la stessa Mabel rivelerà nella puntata, la sua mente funziona come un puzzle, i cui pezzi più dolorosi vengono capovolti e rimossi dal quadro generale. La puntata non solo ci permette quindi di empatizzare maggiormente con questa ragazza così introversa e ferita ma permette anche a Selena Gomez di esplorare nuovi campi emotivi.

1)Il ragazzo muto del 6

Al primo posto di questa classifica si piazza non solo la migliore scena ma il miglior episodio di Only Murders in the Building: “The Boy from 6B”.

Così come avverrà nella seconda stagione con Bunny, anche in questo caso la serie tv decide di ritagliare un intero episodio per dedicarlo a un personaggio secondario sulla carta ma, in realtà, di vitale importanza per la trama. Il settimo episodio della prima stagione decide di concentrarsi sulla figura di Theo Dimas, figlio sordo-muto del principale sospettato dell’omicidio di Tim Kono. Dato che la puntata è raccontata dal punto di vista di Theo, non una parola viene pronunciata o sentita eccetto forse che per una riga di dialogo. Ecco perché “The Boy from 6B” è una lezione di televisione, nonché la dimostrazione che si può benissimo far ridere anche senza parlare.

Così il mondo dell’Arconia si fa improvvisamente silenzioso mentre osserviamo Theo litigare con il padre e agire in maniera furtiva. I rumori scompaiono ma noi non riusciamo a farci caso. Siamo totalmente incantati dalla bravura di Steve Martin e Martin Short, alle prese con l’ennesima sfida portata egregiamente a termine.