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L’intensa interpretazione di Ewan McGregor ha salvato Obi-Wan Kenobi da un disastro

Attenzione: evitate la lettura se non volete imbattervi in spoiler sulla serie Obi-Wan Kenobi

A più di 15 anni dall’episodio tre di Star Wars, La vendetta dei Sith, Ewan McGregor è tornato a interpretare il personaggio di Obi-Wan Kenobi. Quando è stato annunciato il ritorno dell’attore britannico nel franchise creato da George Lucas, l’hype dei fan è schizzato alle stelle. L’Obi-Wan di McGregor è stato uno dei personaggi più amati dell’intera saga, probabilmente il più apprezzato della seconda trilogia, e il suo ritorno è stato accolto con parecchio entusiasmo.

La serie incentrata su Obi-Wan Kenobi aveva il compito di portare a compimento la parabola dello Jedi, la quale nei film termina con il tradimento di Anakin e riprende con l’addestramento di Luke. Cosa è successo in mezzo? Com’è stata la vita di Obi-Wan nei tanti anni che intercorrono tra le prime due trilogie di Star Wars? Sappiamo che lo Jedi si è nascosto, ha osservato il piccolo Skywalker dal suo esilio di Tatooine ed è tornato in campo solo per favorire l’ascesa del prescelto che avrebbe rovesciato l’impero. Mancava però qualche dettaglio, che la serie in teoria doveva fornire, ma che ha continuato solo vagamente ad accennare.

Le risposte che mancano

Davanti a prodotti che accumulano un hype tale come quello catalizzato da Obi-Wan Kenobi, il rischio è che le aspettative finiscano sempre per tradire la realtà. Nel caso della serie uscita su Disney+ si è creato un meccanismo del genere, perché la speranza era quella di riuscire a ottenere delle risposte che francamente, in appena sei puntate, era impossibile dare.

Il risultato è che la serie sostanzialmente aggiunge poco a ciò che già sapevamo a livello di trama sull’universo di Star Wars e su Obi-Wan Kenobi. Lo Jedi vive uno stato di disillusione totale dopo il voltafaccia di Anakin e l’ascesa dell’impero, si sente tradito ma non riesce a provare quell’odio che invece il suo ex allievo non s’impegna a dissimulare. Obi-Wan rimane legato in maniera indissolubile ad Anakin, ma il suo amico è morto ormai e Vader è in cerca soltanto della resa dei conti col suo antico maestro.

Questa dinamica del rapporto tra Obi-Wan e Darth Vader era però già nota, si evince benissimo in Una nuova speranza. La serie si limita semplicemente a inscenarla, immortalando il momento in cui Vader annuncia la morte di Anakin e Obi-Wan capisce che ormai per il suo ex allievo non c’è più nulla da fare. Da questo punto di vista, dunque, non ci sono risposte ulteriori rispetto a quelle già date, lo scontro tra i due vecchi amici sicuramente affascina, ma si limita a questo.

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La gestione dei personaggi

Obi-Wan Kenobi si caratterizza come una serie particolarmente incentrata sul personaggio principale e ciò finisce per indebolirne la struttura. La conoscenza a priori del destino del protagonista sicuramente limita l’adrenalina della trama. Sappiamo sempre che in qualche modo Obi-Wan si salverà e quindi non siamo mai in apprensione per lui. Discorso simile per l’altro grande personaggio riuscito della serie, ovvero Leia, cui viene dato un giusto risalto con la sua versione bambina, ma la cui sorte mai veramente in pericolo finisce per limitare la tensione del racconto.

Tra tanti personaggi noti e col destino segnato, la lente d’ingrandimento finisce sulla terza sorella, interpretata magistralmente da Moses Ingram. L’inquisitrice si caratterizza subito come un personaggio molto interessante, che nasconde un background capace di stimolare la curiosità, ma col passare delle puntate si spegne. La sua vicenda viene sacrificata in nome del dualismo tra Vader e Obi-Wan e la sua uscita di scena alla fine fa poco rumore. Peccato, Reva Sevander era un personaggio con potenzialità enormi.

Obi-Wan Kenobi dunque non fornisce sostanziali aggiornamenti sul protagonista, non incalza l’interesse del pubblico con la trama e non regala nuovi personaggi interessanti all’universo di Star Wars. Eppure, non è tutto da buttare e il motivo è riconducibile forse proprio a uno dei fattori che hanno finito per limitare l’efficacia della serie.

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Ewan McGregor è un magistrale Obi-Wan Kenobi

L’estrema attenzione riservata al protagonista ha un po’ limitato l’efficacia della trama, ma ha anche alzato di parecchio il livello d’intensità della serie. Ewan McGregor con la sua sublime interpretazione finisce per oscurare tutto e tutti. Se da un lato ciò penalizza il prodotto, dall’altro però lo eleva sul piano qualitativo. Il ritorno di Ewan McGregor è stato, sin dal suo annuncio, il grande motivo d’interesse per la serie e in tal senso Obi-Wan Kenobi ha tutt’altro che deluso le aspettative.

L’attore britannico è riuscito a rendere al meglio la tragedia umana dello Jedi. Tradito dal suo più caro amico, perso in un mondo che non riconosce, in cui i suoi simili sono perseguitati e trucidati. Obi-Wan è un esule, disilluso e arreso, che però in sé continua a coltivare quella speranza, che poi riappare sotto forma di Leia. La piccola principessa ridesta Obi-Wan dal suo torpore e lo riporta in scena e qui Ewan McGregor incarna alla perfezione un guerriero stanco e tormentato, ma sempre pronto a difendere i propri ideali.

Obi-Wan Kenobi è la speranza incarnata e in quanto tale si pone a fondamento dell’intera saga di Star Wars. A livello concettuale, questa è una serie potentissima, perché fa da sostrato ideologico a tutta la costruzione che c’è stata prima e che in termini di cronologia interna al racconto viene dopo. Per rendere al meglio però questo concetto serviva un’interpretazione di livello eccezionale e Ewan McGregor l’ha prontamente fornita.

Obi-Wan Kenobi è la nuova speranza

Cronologicamente, la serie si pone tra l’episodio tre, La vendetta dei Sith, e il quattro, Una nuova speranza. Obi-Wan Kenobi copre questo buco non a livello narrativo, ma ideologico. A livello di trama, di racconto, non viene aggiunto nulla. Sul piano simbolico però moltissimo. Obi-Wan si fa incarnazione in questa serie di quella nuova speranza che fa da motore al primo film della saga di Star Wars e che ne costituisce poi il fondamento generale, perché da lì si sviluppa la prima trilogia, si articola l’intero universo e prende la forma che conosciamo oggi.

Senza quella speranza, non ci sarebbe stato nulla. Nessun Luke Skywalker, nessuna Leia Organa, nessun Ian Solo. Niente di tutto ciò, solo la malvagità dell’Impero e la crudeltà di Darth Vader. Invece quella speranza è ciò che muove l’intera narrazione e nasce proprio con Obi-Wan Kenobi, vittima e carnefice di Darth Vader. La serie mostra un percorso emotivo accennato nei film, lo esemplifica e gli dà un contesto.

La speranza di Obi-Wan Kenobi viene accesa dalla piccola Leia Organa, capace di toccare le corde giuste dell’animo dello Jedi, e verrà concretizzata da suo fratello Luke. Alla fine il compito del personaggio interpretato da Ewan Mc Gregor è sostanzialmente emotivo e simbolico, è quello di riaccendere quella speranza e diffonderla, affinché qualcuno riesca dove non ha potuto lui: sconfiggere Darth Vader e l’Impero.

Tutto questo costrutto viene reso possibile solo dalla presenza di un attore straordinario come Ewan McGregor. La sua interpretazione ha salvato Obi-Wan Kenobi da un disastro perché, senza la percezione di questo fine metaforico, la serie sarebbe rimasta fine a se stessa, intrappolata in una trama che non intriga. Ewan invece concretizza con la sua intensità tutto l’apporto emotivo di Obi-Wan Kenobi e rende il suo personaggio una metafora esistenziale e universale dell’intera saga di Star Wars.

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