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Squid Game, non solo il numero di telefono: anche l’IBAN è reale (e i fan vi depositano soldi)

Squid Game ha fatto parlare molto (forse anche troppo?) di sé nelle ultime settimane, e come spesso accade non solo per meriti prettamente televisivi. Recentemente, vi abbiamo infatti raccontato dello scandalo che ha coinvolto Kim Gil-young, una donna che gestisce da 16 anni un negozio di dolci nella contea di Seongju, e che dopo l’uscita della serie si è ritrovata a subire una valanga di telefonate per una bizzarra coincidenza: il numero di telefono della sua attività è identico a uno mostrato durante la serie. Alla CNN, la donna ha anche rivelato di aver rifiutato un’offerta di risarcimento da parte dei produttori, ritenuta da lei “troppo bassa”.

La novità di oggi coinvolge un altro numero visto nella serie, in particolare nel nono e ultimo episodio: il protagonista Seong Gi-Hun (interpretato dall’attore Lee Jung-jae) cerca di prelevare 10mila won – che equivalgono a poco più di 7 euro – quando l’inquadratura indugia per un solo attimo su un numero di conto bancario. Un dettaglio che i fan non si sono fatti ovviamente sfuggire, e che ha portato alla scoperta di un nuovo errore (o mossa commerciale?) da parte dei produttori di Squid Game: anche questo numero esiste davvero!

Hwang Dong Hyuk, regista di Squid Game, ci ha subito tenuto a chiarire i fatti, affermando che il conto appartiene a un membro del team di produzione:

Abbiamo stretto un accordo con il team direttivo per poter utilizzare quel conto. Ho anche saputo che quel produttore sta ricevendo versamenti pari a 456 won da parte dei fan di Squid Game.

I fan hanno dunque avviato un bizzarro movimento che consiste nel versamento di 456 won (cifra simbolica che richiama il numero di divisa del protagonista), che corrispondono a 0,33€, sul conto che appare nella serie.
Storia che, però, non è durata parecchio: il regista, infatti, ha giustamente fatto chiudere il conto bancario in questione.

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Scritto da Vincenzo Bellopede

Vincenzo, studente di psicologia.
Cresciuto a pane e Sartre, accompagnando con sbornie da prelibato nettare di Lynch.
Come disse il primo, gli oggetti sono cose che non dovrebbero commuovere in quanto non vive. Eppure lo fanno.
Se anche le parole riescono in questo, l'obiettivo di chi scrive è stato orgogliosamente raggiunto.

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