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Gli eredi di Arthur Conan Doyle, creatore del mitico investigatore Sherlock Holmes, devono essere gente particolarmente permalosa. In occasione dell’uscita del film Enola Holmes con la bravissima Millie Bobby Brown e Henry Cavill, basato sulla serie di romanzi Enola Holmes Mysteries, scritti da Nancy Springer, i discendenti del romanziere avevano fatto causa un po’ a tutti.
Naturalmente a Netflix, alla Legendary Pictures, alla Penguin Random House e alla stessa autrice Nancy Springer per violazione del diritto d’autore. La causa, però, non partiva con i giusti presupposti per essere vinta: nel 2014 gli eredi avevano già perso i diritti sulle opere scritte prima del 1923. Un giudice aveva infatti stabilito che ciò che lo scrittore aveva prodotto prima del 1923 fosse considerabile di dominio pubblico.
Gli eredi quindi conservano diritti su davvero poche opere, e nemmeno integralmente. Ma hanno voluto provare ugualmente a mettere i bastoni tra le ruote a Netflix e agli altri cogliendo l’occasione dell’uscita di Enola Holmes (qui Millie Bobby Brown confessa cos’ha portato via dai set del film).
Secondo gli eredi il modo in cui il celebre investigatore è descritto in Enola Holmes (più “umano” e affettuoso) andrebbe in contrasto con l’opera originale e il diritto d’autore. Ma dovranno mettersela via, anche perché i romanzi di Nancy Springer sono cinque e la stessa Millie Bobby Brown ha annunciato che la storia non è conclusa.
Almeno, non la storia di Enola Holmes.
Per quella degli sfortunati e permalosi eredi di Arthur Conan Doyle, invece, pare che un punto sia stato messo. Fonti interne dicono che la causa si è risolta con un’assoluzione con formula dubitativa. Probabilmente si è giunti a un accordo tra le parti, i cui termini non sono stati resi pubblici. Ma sicuramente non ci saranno altri intoppi per la realizzazione di altri film con protagonista la sorella minore di Sherlock Holmes.
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