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Boris: l’Accademia della Crusca analizza il verbo “basire” in un post su Facebook

Boris
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Boris, la serie “non troppo italiana” che ha eviscerato vizi (tanti) e virtù (poche) della televisione italiana, ha avuto anche il pregio di lanciare diversi tormentoni, che sono diventati parte integrante del nostro lessico e delle nostre conversazioni, specie tra amanti delle serie tv. Boris ora sta ufficialmente per tornare, come vi avevamo raccontato in questo articolo: e abbiamo già una clip di Francesco Pannofino, di nuovo nei panni di René Ferretti, che cerca di depistarci dalle notizie sulla quarta stagione, che uscirà per Star, la nuova funzione di Disney+ dedicata ai contenuti per adulti, disponibile in Europa dal prossimo 23 febbraio.

Oltre al mitico “a caz*o di cane”, si possono contare molte altre espressioni nate sul set di Boris che ormai chiunque utilizza nel parlato, anche magari non avendo visto la serie. “Cagna maledetta”, riferito all’attrice Corinna Negri, che indica l’incapacità recitativa di tante sciacquette e bambolotti delle televisione. “Schiavo”, per indicare un lavoratore sottopagato e vessato: “aprire tutto”, che si riferisce naturalmente non ai DPCM o alle disposizioni del governo in materia di contenimento della pandemia, ma all’abitudine del direttore della fotografia Duccio di utilizzare tutta la luce sul set, per ottenere un effetto “smarmellato”.

Ma l’espressione più colta di Boris, che non brilla sempre per ricercatezza (ed è proprio in questo la sua forza: replicare esattamente la realtà snervante e frenetica dei set), è sicuramente “basito”: espressione che gli sceneggiatori de Gli Occhi del Cuore utilizzano come jolly quando non sanno cosa far fare ai personaggi. Ovvero sempre: d’altronde, lavorando solo dieci minuti al giorno, non s può pretendere che partoriscano idee geniali.

L’Accademia della Crusca, una vera autorità in materia di linguaggio e neolingua (di recente ha inserito nel vocabolario italiano l’espressione “cringe”), ha analizzato il verbo “basire”, in un post su Facebook che è diventato un’occasione per celebrare il ritorno di Boris, oltre che per conoscere meglio la nostra lingua.

Solitamente, in Boris l’espressione “basito” è associata al tasto del computer f4: un espediente usato dagli sceneggiatori per sveltire il loro lavoro e dedicarsi ad altre attività come fare i giocolieri, prendere il sole e naturalmente pescare a bordo della loro barca. Il post con cui l’Accademia della Crusca ha analizzato il termine è accompagnato da un’immagine di Stanis La Rochelle, uno dei medici protagonisti di Occhi del Cuore e interpretato da Pietro Sermonti, che dice

“Ma non è possibile che siamo sempre tutti basiti. Tutti”.

Questa la definizione che l’Accademia della Crusca dà del verso “basire”: verbo intransitivo e, tocco di classe da parte de creatori di Boris, di origine toscana. Perché, parole di Stannis La Rochelle, “i toscani hanno devastato questo Paese”.

“Di questo termine sono attestati due significati. Il primo è ‘morire’, ma è di uso antico. […] Il secondo significato, registrato da tutti i dizionari dell’italiano contemporaneo, è ‘sentirsi venir meno, svenire’: basire di paura; basire dalla fame, basire dal freddo. È un termine di uso per lo più letterario da cui si genera, per estensione, il significato più comune e diffuso cioè ‘rimanere allibito, sbalordito'”.

Cosa ci sarà in Occhi del Cuore da far “basire” tutti, è un mistero che solo gli sceneggiatori fittizi di Boris possono svelare. Di sicuro la quarta stagione della serie avrà un bel compito da svolgere: non sarà semplice eguagliare il successo delle precedenti (più il film), diventate un vero cult per il pubblico italiano.

La quarta stagione di Boris prenderà spunto dall’attualità del panorama cinematografico: lo sgangherato gruppo capitanato dal disilluso regista René Ferretti si confronterà con un mondo ormai guidato da influencer, web star e dinamiche incomprensibili a uno della vecchia guardia come lui. Siamo molto curiosi di vedere se rimarremo stupiti, anzi “basiti” dalla nuova stagione di Boris.

Written by Giulia Vanda Zennaro

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