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Black Mirror – Per Charlie Brooker è no: «Oggi non c’è lo stomaco per storie di società a pezzi»

In una situazione atipica (e sì, a tratti distopica) come quella che stiamo vivendo a causa della pandemia globale, non poteva mancare nelle menti degli appassionati di serie tv un’associazione alla distopia televisiva per eccellenza: Black Mirror.

È stato proprio il creatore della serie Charlie Brooker, con un filo di ironia che lo contraddistingue, a smentire a suo modo le voci che facevano riferimento a una sesta stagione in fase di elaborazione.
In un’intervista a Radio Times, infatti, Brooker avrebbe espressamente affermato di non star lavorando a una nuova stagione poiché il mondo è troppo “cupo” in questo momento storico.
Di seguito le sue parole:

Sono stato impegnato in alcune cose. Non posso rivelare cosa sto facendo e cosa non sto facendo in questo periodo. Al momento non oso immaginare che stomaco servirebbe per assistere a storie sulle società che cadono a pezzi, quindi non sto lavorando a nulla di tutto questo [Black Mirror, ndr]. Sto riscoprendo il mio repertorio di creatività comica, quindi ho scritto qualche sceneggiatura divertente.

Black Mirror

A seguito delle dichiarazioni di Charlie Brooker, come prevedibile il web non ha potuto fare a meno di scatenarsi su Twitter. Queste sono solo alcune delle risposte più esilaranti raccolte nelle ultime ore:

Capisci che la società sta vivendo il suo momento più basso quando anche chi ha creato Black Mirror pensa che questo sia troppo perfino per lo show.

Immaginate gli sceneggiatori di Black Mirror che guardano il mondo oggi e pensano “Letteralmente, non possiamo scrivere una realtà peggiore di quella che stiamo già vivendo”.

E infine, il più sintetico e perentorio dei commenti recita:

Sono d’accordo, perché stiamo già vivendo la sesta stagione di Black Mirror!!

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Written by Vincenzo Bellopede

Vincenzo, studente di psicologia.
Cresciuto a pane e Sartre, accompagnando con sbornie da prelibato nettare di Lynch.
Come disse il primo, gli oggetti sono cose che non dovrebbero commuovere in quanto non vive. Eppure lo fanno.
Se anche le parole riescono in questo, l'obiettivo di chi scrive è stato orgogliosamente raggiunto.

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