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Better Call Saul era nata per essere una sit-com

better call saul

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L’abbiamo venduto a Sony e AMC senza sapere cosa fosse. Pensavamo potesse essere una sit-com di mezz’ora. Ma non sapevamo nulla sulla scrittura di comedy”. Parola di Vince Gilligan, e la serie tv in questione è nientemeno che Better Call Saul.

La dichiarazione è del 2018 e sorprende non poco, se si pensa a quello che Better Call Saul è diventata negli anni e a come lo spin-off sia stata la degnissima erede della sua serie madre, Breaking Bad. Per qualcuno persino superiore a una delle migliori opere seriali di tutti i tempi. Nonostante ciò, le idee iniziali erano molto diverse. Profondamente diverse dal drama sopraffino che ammiriamo da cinque stagioni e che si concluderà con la sesta. Sorprende, ma fino a un certo punto. Perché è innegabile che la componente ironica sia sempre stata una delle chiavi narrative più intriganti di Better Call Saul, al pari di Breaking Bad. E perché di momenti divertenti, all’interno dello spin-off, ne abbiamo vissuti parecchi.


Se a questo si aggiungono le skills attoriali del suo protagonista, Bob Odenkirk, straordinario interprete di Saul Goodman dalla carriera prevalentemente comica, la rivelazione spiazza ma lo scenario sarebbe stato ben più che sensato. A detta di Gilligan, d’altronde, Breaking Bad presentava un 25% di componente umoristica e 75 di drama, mentre con Better Call Saul avrebbero voluto invertire le percentuali. Obiettivo successivamente non perseguito fin dalla prima stagione, visto che secondo Odenkirk la componente comedy si fermò al 15 per cento, con la drama a fagocitarla quasi del tutto.

A conti fatti, è stata una scelta giustissima e lungimirante: Better Call Saul è un meraviglioso drama valorizzato da una vena d’ironia che la rende ancora più speciale, ma a questo punto saremmo stati curiosi di scoprire cosa avrebbe potuto dare alla storia delle serie tv se fosse stata davvero una sit-com: siamo sicuri che non avremmo avuto a che fare col capolavoro di cui parliamo oggi, ma l’operazione sarebbe comunque andata a buon fine. Se si parla di geni all’opera, d’altronde, l’esplorazione di ogni genere narrativo diventa possibile.

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