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Please Like Me: il desiderio di essere come tutti gli altri

Please Like Me è una serie tv australiana ideata e interpretata dal comico Josh Thomas e prodotta da Todd Abbott. Trasmessa sul canale ABC2 in Australia nel 2013 e su Pivot in America nello stesso anno, è stata resa disponibile integralmente su Netflix tra il 2016 e il 2017. Decisamente troppo poco nota – l’abbiamo inserita tra le 10 Serie Tv semisconosciute che dovreste vedere -, è una di quelle serie tv adatte a chi ha voglia di sorridere, in quanto comica e sostanzialmente leggera, ma non per questo è priva di spunti di riflessione.

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Please Like Me ha come protagonista Josh – interpretato da Josh Thomas, con cui il personaggio ha diversi punti in comune oltre il nome -, studente universitario divertente e apparentemente spensierato che scopre di essere gay nel momento in cui viene scaricato dalla fidanzata Claire – interpretata da Caitlin Stasey, la Frankie di The Sleepover Club – e il collega del suo migliore amico Tom, Geoffrey, ci prova con lui. A partire da questo momento rivelatorio, la sua esistenza sarà incentrata sulla ricerca di un ragazzo tra locali e dating app. Sebbene non lo dia spesso a vedere, Josh è particolarmente fragile, bisognoso di affetto e di attenzioni e non accetta facilmente il rifiuto. Non sentendosi particolarmente bello, punta tutto sulla sua simpatia e sul suo travolgente senso dell’umorismo, che non viene a mancare neanche di fronte alle prove più dure.

Infatti, il protagonista di Please Like Me è immerso in alcune dinamiche familiari particolarmente difficili: i genitori sono divorziati e il padre, Alan, è costretto a mantenere segreta la propria relazione con Mae dal momento che la sua ex moglie Rose, la madre di Josh, è affetta da un disturbo bipolare che l’ha portata a tentare il suicidio. Tra appuntamenti e feste con i suoi amici e coinquilini Tom e Claire, Josh è spesso costretto ad abbandonare la spensierata vita da universitario per occuparsi della madre, senza mai perdere il proprio senso dell’umorismo.

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Attraverso il personaggio di Rose e degli altri che alloggiano all’ospedale con lei dopo il secondo tentativo di suicidio – Hannah, Ginger, Stuart e Arnold -, Please Like Me riesce a offrire un ritratto sincero non di uno, ma di più percorsi attraverso la malattia mentale e la depressione, sempre in modo ironico ma mai banalizzante o spettacolarizzante, restituendo anche la complessità delle dinamiche familiari che prendono piede quando si ha a che fare con casi di malattie mentali. Parallelamente, attraverso le storie di Josh e dei ragazzi che frequenta, la serie rende conto di una serie di questioni legate all’omosessualità: accettazione, coming out e approccio al sesso, nelle più diverse sfumature che assumono a seconda dei contesti e degli individui. Accanto a questi temi, che sono i principali, ha un posto di rilievo anche quello del lutto, che pare poco addirsi a una serie definita “comica”.

Infatti, sebbene l’ironia e la leggerezza di Please Like Me le abbiano assicurato questa etichetta, non mancano delle derive nel “drammatico” non solo funzionali alla narrazione delle difficili dinamiche familiari con cui ha a che fare Josh, ma anche perché vari personaggi si trovano in situazioni complicate: Tom, il migliore amico e coinquilino di Josh, ha problemi con la propria autostima al punto che si ritrova spesso a frequentare ragazze che non lo rispettano affatto o che risultano troppo immature per una relazione adulta. Arnold, il primo vero fidanzato di Josh dopo la storia con Geoffrey, soffre di ansia e attacchi di panico – anche lui viene ricoverato nello stesso ospedale di Rose più volte – e non ha avuto la fortuna di nascere in una famiglia aperta, con un padre che non accetta la sua omosessualità e lo caccia di casa appena fa coming out. Claire si trova invece a fare i conti con una gravidanza indesiderata e sceglie di abortire, ma le sue idee politiche a favore dell’aborto non le facilitano affatto questa esperienza.

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Al di là di queste problematiche, che la serie affronta senza comunque mai perdere la carica ironica, un aspetto che probabilmente passa in secondo piano è che Please Like Me incentra la narrazione su personaggi giovani alle prese con il difficile passaggio dall’adolescenza alla vita adulta, con tutto il bagaglio di insicurezze e paure che ciò comporta. Josh studia all’università probabilmente con poca devozione – dal momento che lo vediamo sempre impegnato in tutt’altro – e alle paure per il futuro risponde con la più totale negazione, preferendo sempre buttarla sullo scherzo anche di fronte alle pressioni esercitate dal padre, che vorrebbe presto vederlo laureato ed economicamente autonomo. Claire si butta a capofitto in un’esperienza lavorativa in Germania, ma non riesce a superare il senso di nostalgia di casa e la solitudine che domina la sua vita trapiantata all’estero e anche Tom, che lavora, non sembra totalmente soddisfatto della sua occupazione e più in generale della sua persona. Un ritratto perfetto di ciò che significa essere giovani oggi, ovvero sentirsi persi, spesso incompetenti e non ancora del tutto formati come individui.

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Josh Thomas e Todd Abbott hanno lavorato alla serie per ben quattro anni prima che venisse trasmessa, giungendo a un risultato decisamente positivo: una sitcom con qualche sconfinamento nel drama, caratterizzata da una recitazione spontanea e dialoghi realistici e capace di offrire uno spaccato sulla vita degli under 30 di oggi. Al centro vi è l’essere giovani in modo spensierato ma allo stesso tempo sofferto, alla continua ricerca della leggerezza e dei piaceri che si devono trovare a ogni costo, anche a quello di perdere la spensieratezza stessa nel tentativo di raggiungerli. Sintomatico è che il titolo della serie sia proprio Please Like Me, una – quasi – disperata richiesta di accettazione che non riguarda solo il protagonista Josh, nella sua spasmodica ricerca dell’amore vero o presunto – non importa, basta che ci sia, come a riempire un vuoto -, ma più in generale tutti i giovani personaggi della serie.

E quale miglior modo di descrivere il dramma dell’essere giovani se non rendendo conto del desiderio di essere come tutti e conseguentemente piacere a tutti, forse prima che a se stessi?

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