ATTENZIONE: l’articolo contiene spoiler sulla seconda stagione di MobLand!!
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Dicci cosa ti piace e ti consigliamo noi →Se non avete mai giocato d’azzardo, non provate a farlo con Frankie Cooper e Harry Da Souza perché il finale della giocata potrebbe non piacervi. Il settimo episodio di MobLand è per ora il migliore di tutta la seconda stagione. Merito di un innalzamento improvviso della tensione narrativa, esasperata anche da un montaggio frenetico che ha reso il ritmo molto più serrato. Dopo il discorso di Conrad della settimana scorsa, gli Harrigan hanno fatto ritorno nella capitale. Sono rientrati a Londra non tanto per rispondere alle provocazioni di Frankie Cooper, quanto piuttosto per fare una cosa che stavano rimandando da troppo tempo: riaffermare il controllo sul territorio. La famiglia, indebolita dalle tensioni interne e dalla guerra di Kat McAllister, stava gradualmente perdendo il potere sul proprio territorio.
Lo schema degli Harrigan è quello di ristabilire le giuste gerarchie e di farlo attraverso il denaro, ma anche attraverso la forza. Bigliettoni, ritorsioni, minacce e intimidazioni diventano lo strumento con cui piegare i debitori ritardatari, chi non rispetta le consegne e chiunque possa creare dei problemi agli affari del clan. La prima parte dell’episodio è molto frenetica. Il montaggio è da gangster movie puro, senza tempi morti, con le scene che si accavallano e con tutti i personaggi coinvolti. La prima novità di MobLand 2×07 è che, stavolta, gli Harrigan agiscono tutti insieme. Le divisioni e i rancori li hanno bloccati per troppo tempo causando ripercussioni negative sugli affari della famiglia.
Questo è però il momento di mettere da parte i problemi personali e agire tutti per la riaffermazione del controllo del clan.
Conrad, Maeve, Kevin, Harry, Seraphina, Eddie e persino Bella agiscono come una entità compatta, almeno in questa prima fase di riassestamento. Il ritmo così frenetico ha anche riportato alla luce la grande complicità tra Harry e Kevin (nostalgico, come abbiamo sottolineato nelle Pagelle di questa settimana), che era stato uno dei punti di forza della prima stagione di MobLand e che invece in questo secondo capitolo aveva subito dei contraccolpi. Non ci sono più distrazioni esterne, ogni personaggio si mette all’opera per passare al contrattacco. E per colpire in maniera efficace un nemico esterno è necessario prima di tutto consolidare il potere interno. La nuova strategia sembra funzionare, perché gli Harrigan tornano a lavorare sugli standard della passata stagione.
La minaccia di Frankie Cooper (tutto ciò che serviva a questa serie per brillare ancora di più) è però sempre dietro l’angolo. Il “paladino” di Kat McAllister ha colpito la famiglia e ucciso i cani di Conrad e i cavalli di Maeve, dichiarando la sua guerra ai vecchi boss. Entrambi meditano la vendetta e – lo sappiamo già – nessuno dei due avrà il benché minimo scrupolo nel distruggere chi ha osato colpirli nelle cose a loro più care. La seconda parte dell’episodio è invece occupata dalla trappola nella quale finisce Paul. Il gioco si fa molto più sottile, perché non è solo una questione di muscoli e spari, ma una strategia manipolatoria nella quale vincono solo i più bravi.
MobLand 2×07 è una dimostrazione di forza ma anche di scaltrezza.
L’aggressione manipolatoria è una strategia di attacco utilizzata dai personaggi più astuti. Maeve continua a utilizzarla per tenere pugno sia Eddie che Gina, mentre Harry e Frankie la utilizzano a un livello più alto. La trappola in cui finisce Paul ci regala un secondo confronto tra Harry Da Souza e Frankie Cooper. La prima volta era stato Frankie a presentarsi dagli Harrigan per spingerli a sconfessare Conrad e a coinvolgerlo negli affari. Era finita con il casco di Sentex esploso negli uffici degli Harrigan e l’inizio ufficiale della guerra. Stavolta è invece Harry a raggiungere Frankie. Il fixer di Conrad si reca da solo all’appuntamento per salvare Paul e accettare il confronto con il rivale. È una vera e propria roulette russa, con Frankie che pensava di poter gestire il gioco (sbagliandosi di grosso).
Sono due personaggi, Frankie e Harry, che sembrano non avere mai paura di nulla. La fermezza con cui nessuno dei due muove uno muscolo sotto il grilletto della pistola testimonia un autocontrollo glaciale da parte di Harry e di una sfrontatezza quasi malata da parte di Frankie. Nessuno dei due è il capo di una famiglia criminale. Entrambi sono soldati che sanno eseguire alla perfezione il proprio compito. Forse però, tutti e due un punto debole ce l’hanno: i propri figli. In MobLand 2×06 abbiamo visto addirittura Harry minacciare di morte Maeve per assicurarsi che non metterà mai più in pericolo Gina. E stavolta, come arma di pressione psicologica contro Frankie Cooper, Harry non tira fuori le armi, ma nomina la Newgate Prison, la prigione nella quale si trova a scontare una pena Michael, il figlio di Frankie.
La guerra manipolatoria si gioca a un livello più alto. Non è il più forte a vincere, quello meglio armato e con più soldati pronti a sparare. Ad avere la meglio potrebbe essere semplicemente il giocatore più astuto, quello più intelligente nell’utilizzare gli strumenti di pressione psicologica contro il nemico.
In questo episodio, MobLand ha unito le due cose -azione e strategia psicologica – ottenendo un effetto estremamente positivo. E soprattutto, preparando il terreno per gli ultimi tre episodi della seconda stagione. Il cliffhanger finale è un ulteriore punto a favore di questo episodio. La chiamata di Harry a Michael – che lo avvisa della sua imminente morte – è un grande colpo di scena narrativo che terrà col fiato sospeso i fan. E anche la dimostrazione di quanto Harry sia disposto a spingersi oltre per distruggere il suo nemico, senza farsi scrupoli a entrare nel cuore della sua famiglia e dei suoi affetti più cari.
Inevitabilmente le trame secondarie hanno trovato meno spazio in questo MobLand 2×07, ma ciascuna di esse avrà un peso sulle scelte future della famiglia. Seraphina ha concluso un affare da 10 milioni di dollari. La giovane Harrigan rappresenta l’altra faccia del potere, quello che aspira a farsi globale. Gli squilibri interni di MobLand riguardano anche l’idea di potere che i vari personaggi vogliono far valere: tradizionale e territoriale nella concezione di Conrad e Maeve, più esteso e impersonale in quella di Seraphina (e di Kat McAllister). Per cui, non si risolverà tutto nello stabilire chi vincerà la guerra tra gli Harrigan e Frankie Cooper, ma nel capire quale indirizzo preverrà alla fine dei giochi. A patto che tutti sopravvivano, chiaramente.










