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Mike & Molly e la bellezza di essere fuori dai canoni

Mike & Molly è una sit-com di sei stagioni della CBS piacevole e leggera, creata da Mark Roberts e prodotta da Chuck Lorre. Uscita nel 2010 e terminata nel 2016, se l’avete persa, ma avete amato Two and a Half Men e Mom, vi consigliamo assolutamente di recuperarla. I motivi della cancellazione non sono ancora del tutto chiari. L’ipotesi più accreditata è quella legata alla scadenza dei contratti della troupe, ma i pettegolezzi di natura più compromettente non sono mancati. Tra questi, una delle fake news più virali cinguettava della perdita di peso dell’attrice protagonista, Melissa McCarthy, la quale, dimagrendo, non sarebbe più stata adatta a interpretare Molly. Si trattava ovviamente di una voce di corridoio priva di fondamento. Eppure l’elevato numero delle polemiche che la sit-com ha attirato a sé dimostra quanto lo show abbia toccato un argomento insospettabilmente tabu: la taglia oversize.

Solo una sit-com “oversize”?

Mike & Molly

Chi l’avrebbe detto che nel 21° secolo la taglia sarebbe stata ancora un argomento così ricco di implicazioni socio-culturali? Mike & Molly ha scelto di mettere al centro della vicenda una coppia di innamorati, cosiddetti oversize, fuori dai canoni estetici socialmente accettati: l’ufficiale di polizia Michael “Mike” Biggs e l’insegante di scuola elementare Molly Flynn. Rispettivamente interpretati da Billy Gardell (My Name Is Earl) e Melissa McCarthy (Nine Perfect Strangers), i protagonisti s’incontrano per la prima volta a una riunione degli Overeaters Anonymous, ovvero gli Obesi Anonimi.

La sit-com ha un impianto molto tradizionale e non mette sul tavolo delle soluzioni narrative particolarmente innovative. Eppure è intelligente e sa essere progressista nel modo in cui affronta gli argomenti. La comicità, pur offrendo moltissime battute e doppi sensi sul peso apparentemente scontati, scorre senza forzature e non scade mai nel cattivo gusto. Ma è la chimica tra tutti i personaggi, dai protagonisti ai ruoli di supporto, il vero punto di forza. L’accoglienza del pubblico e dalla critica è stata complessivamente positiva, ma tutte le attenzioni hanno riguardato quasi esclusivamente la taglia forte della coppia. Non c’è dubbio che le loro misure e il disturbo alimentare siano spesso oggetto del discorso, ma non sono l’unico tema ricorrente. Sia Mike, sia Molly sono consapevoli della necessità di perdere peso e di adottare uno stile di vita più salutare, ma i problemi che affrontano (di coppia e individuali) sono quelli di un qualunque occidentale.

Più che oversize, si tratta di una sit-com coraggiosa

Melissa McCarthy

Piuttosto che parlare del livello qualitativo dello show, le polemiche sono finite per concentrarsi esclusivamente sull’estetica di Mike e Molly. L’opinione pubblica che non ha apprezzato la sit-com si è divisa tra chi trovava di cattivo gusto una coppia di “ciccioni” e chi riteneva inappropriato ironizzare su una malattia grave, come l’obesità. Il magazine Marie Claire, ad esempio, ha preso una posizione azzardata, scivolando due volte. Prima ha pubblicato il pezzo della giornalista Maura Kelly, un’autrice ex anoressica, la quale scriveva che non avrebbe mai visto lo show perché si sentiva disgustata:

Sì, penso che sarei disgustata se dovessi guardare due personaggi con rotoli e rotoli di grasso che si baciano … e lo sarei anche se dovessi guardarli fare qualunque altra cosa. Ad essere brutalmente onesta, anche nella vita reale, trovo esteticamente sgradevole guardare una persona molto, molto grassa anche se è dall’altro capo della stanza. Esattamente come troverei angosciante vedere una persona molto ubriaca inciampare in un bar o un eroinomane crollare su una sedia.

Maura Kelly

Il magazine, neanche a dirlo, ha immediatamente rilasciato delle scuse accorate dopo aver ricevuto oltre 28mila e-mail infervorate. La direttrice capo, Joanna Coles, ha giustificato Kelly facendo leva sulla sua penna provocatoria. Poi però ha espresso le sue riserve e, sebbene non avesse visto ancora lo show, ha ammesso di sentirsi preoccupata che una serie tv prendesse in giro le persone obese. Ma anche quest’ultimo approccio protettivo è errato perché sottolinea quanto i disturbi alimentari siano ancora oggetto di imbarazzo sociale. Insomma meglio nascondere il problema che affrontarlo apertamente.

Fat TV

Drop Dead Diva

Uno studio televisivo riportato da The F-Word.org nel 2009 sottolineava che a fronte del 60% degli americani in sovrappeso o affetti da obesità, solo il 24% dei personaggi televisivi maschili e il 13% di quelli femminili erano effettivamente grassi. Secondo lo studio, i personaggi oversize risultavano confinati in ruoli secondari e non erano mai coinvolti in avventure romantiche. Inoltre, rispetto ai magri, le loro interazioni interpersonali erano spesso oggetto di derisione e venivano raccontate da una prospettiva grottesca, vittimistica ed esasperata. La situazione nell’ultimo decennio sta cambiando, finalmente, e i cosiddetti Fat Show sono esplosi, riempiendo le fasce orarie televisive con programmi come More To Love, The Biggest Loser, Mike & Molly o Drop Dead Diva. Non si tratta di promuovere una fascinazione del grasso, piuttosto quella di fornire una rappresentazione del Paese reale e di problemi comuni che esistono e non possono essere ignorati.

La bellezza della normalità

Mike & Molly

Mike & Molly ha dimostrato di avere tatto e coraggio. Si muove da una premessa chiara e non perde mai di vista il suo obiettivo, cioè quello di raccontare la quotidianità. Ma il messaggio non è mai: “grasso è bello”. Al contrario, ne lancia uno opposto, ribadendo che l’obesità rappresenta un serio rischio per la salute. L’argomento per quanto delicato però va affrontato e trattato proprio come faremmo con qualunque altra problematica della vita reale. Finalmente una categoria di persone, spesso discriminata, ha una rappresentazione onesta sul piccolo schermo che ha scelto di narrare una storia dal punto di vista di chi ogni giorno convive con dei problemi alimentari. Come società, purtroppo, evitiamo di parlare di quello che ci mette a disagio. Per decenni abbiamo scelto di raccontare solamente la migliore versione della realtà, producendone una alternativa fin troppo edulcorata, dove le coppie erano prevedibilmente piacenti, attraenti e irraggiungibili. La sit-com con Melissa McCarthy, invece, ha corso il rischio e senza cadere nel body shaming o nell’ironia facilona ci ha regalato una comedy onesta, realistica e godibile.

Le sue battute grasse sono divertenti o offensive?

Molly e Mike

Molti hanno accusato lo show di cattivo gusto perché ironizzerebbe su una malattia di cui soffrono milioni di persone. Ad esempio, Bonnie Taub-Dix, una dietista newyorkese autrice di Read It before You Eat It, ha definito lo show offensivo e insensibile. Ma Mike & Molly non incita a prendersi gioco delle persone grasse. Anzi, vuole normalizzare una condizione diffusa, evidenziando i pregiudizi che la avvolgono. È bello vedere una commedia romantica tradizionale sostituire il solito modello di bellissimi, giovani e patinati con una coppia fuori dai canoni, ma molto più vicina alla quotidianità. Perché nella vita reale la bellezza è ovunque ed è sempre fuori dai canoni.

Lo scopo di una sit-com, in fondo, è quello di far ridere senza caricarsi di troppe implicazioni. Evitare le battute sul peso, oltre ad essere impossibile, sarebbe stata un’occasione persa perché il miglior modo per infrangere i tabu è farlo a colpi di risate. Ogni argomento può diventare oggetto di ironia, ovviamente se trattato con sensibilità e pertinenza al contesto. Trovandoci in una situation comedy della CBS, che non parla a un pubblico di nicchia ma entra nei salotti statunitensi e non, la finalità principale è quella di intrattenere piacevolmente lo spettatore. Non stiamo assistendo a uno spettacolo di stand-up comedy o a uno show satirico dove la comicità deve provocare per stimolare la riflessione. L’umorismo dello show deve essere accessibile al grande pubblico perché si fa carico di un messaggio tanto semplice quanto urgente: non solo i “belli, magri e perfetti” possono essere i protagonisti della storia.

La leggerezza delle sit-com

Katy Mixon

Non è certo la prima volta che vediamo dei personaggi in soprappeso in tv. Già sul finire degli anni ’80 era arrivata Roseanne (prodotta dallo stesso Lorre) che raccontava le avventure dei Conner, una famiglia americana umile e lontana dai canoni classici. La tendenza delle sit-com però è sempre stata quella di mettere al centro un protagonista “cool” mentre solo alla spalla era concesso il privilegio di avere dei “difetti estetici”. Ultimamente, per fortuna, stiamo assistendo a un’inversione di rotta e soprattutto le serie tv danno sempre più spazio a protagonisti di ogni canone, entità e tipologia.

In Mike & Molly c’è posto per tutti. Joyce (Swoosie Kurtz), la mamma di Molly, è negligente, ha sempre un bicchiere in mano ed è spesso frivola. L’esilarante Katy Mixon, che troviamo nelle vesti succinte di Victoria – la sorella di Molly – sembra pensare solo a divertirsi ed è sotto l’effetto di droghe leggere in quasi ogni momento. Poi c’è Carl (Reno Wilson), partner e migliore amico di Mike, che vive con la nonna ed ha un rapporto morboso con il protagonista. Ogni personaggio quindi soffre di una mania o di una tendenza autodistruttiva.

In questo Mike & Molly non aggiunge nulla di nuovo al panorama seriale della situation comedy. Così l’operazione che compie diventa tanto banale quanto rivoluzionaria. Avvalendosi degli stilemi della classica e rassicurante sit-com, introduce un solo elemento innovativo – dei protagonisti fuori dai canoni – capace di rendere la storia davvero realistica. L’atmosfera è familiare in un modo autentico. Scompare la distinzione tra il protagonista cool e la spalla sf****a. Tutti sono “looser” perché tutti sono normali esseri umani. L’umorismo non brilla per originalità, ma è mosso dall’intenzione nobile di normalizzare una condizione ancora avvolta da ipocrisie e pregiudizi.

Ridere delle ipocrisie per annullarle

sit-com

Al Television Critics Association, Chuck Lorre ha dichiarato:

Normalmente la televisione avrebbe scelto Chris O’Donnell e Courteney Cox per interpretare le persone che si incontrano a Overeaters Anonymous. Speravo che la decisione finale sul casting riflettesse un qualche tipo di realtà che le persone affrontano veramente perché lo show parla di persone normali che vogliono cambiare le loro vite.

Chuck Lorre

In Mike & Molly si ride, ma non delle persone grasse. Non c’è traccia di body shaming perché non sono i protagonisti a essere l’oggetto di derisione. Caso mai, ridiamo di coloro che si indignano nel vedere delle persone grasse alle prese con le vicissitudini della quotidianità. Lo show offre una rappresentazione veritiera di due protagonisti che non sono definiti solamente dalla loro fisicità. La coppia è composta da personaggi tridimensionali scritti in maniera accurata e rispettosa. Non sono delle macchiette caricaturali create per far ridere lo spettatore. Sono dei personaggi complessi, sfaccettati che – come tutti – perseguono obiettivi, hanno speranze e sogni, affrontano delusioni e amori. Sono grassi, certo, ma non solo.

Mike & Molly

Lo show deride piuttosto le ipocrisie e i cliché che spesso le persone oversize sono costrette a sopportare. Mike & Molly parla quindi di inclusione e di quanto sia importante accettarsi, ma parla soprattutto di quanto sia importante accettare gli altri. Soprattutto quando sono “fuori dai canoni”. Chiunque va rispettato e compreso, senza schiacciare o ostacolare il percorso di miglioramento o accettazione di sé che ha deciso di intraprendere.

Per usare le parole dell’ideatore Mark Roberts: non si tratta di uno show sui grassi, ma sui problemi comuni che ogni persona affronta. L’unica differenza è quella di aver scelto dei protagonisti lontani dai canoni estetici comunemente accettati in televisione. Ed è proprio questa la bellezza della storia, il punto di forza che ha entusiasmato la maggioranza del pubblico e che, allo stesso tempo, ha creato poco disagio e imbarazzo tra coloro che preferiscono ignorare i problemi piuttosto che parlarne.

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