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Perché Bev è la vera antagonista di Midnight Mass

Midnight Mass, disponibile su Netflix dal 24 settembre, è la miniserie ideata da Mike Flanagan che descrive gli orrori che possono derivare dal cieco fanatismo religioso.

Ambientata nell’isolotto immaginario di Crockett Island, la storia è incentrata sulla piccola comunità religiosa dell’isola la cui fede, inizialmente messa a dura prova da un periodo di magra per tutti i pescatori e lavoratori, riprende con rinnovato vigore a seguito dell’arrivo di Monsignor Pruitt (Hamish Linklater), la cui energica capacità oratoria seguita da veri e propri miracoli di guarigione, riesce a restituire speranza alla comunità (vi rimandiamo alla nostra recensione, che trovate qui).

Ciò che emerge immediatamente da Midnight Mass è che la linea di demarcazione tra fede e fanatismo religioso è molto labile, così come il confine tra bene e male, che si intrecciano fino ad unirsi nella figura dell’angelo, visto dal Monsignore come una creatura inviata da Dio attraverso la quale elevarsi all’immortalità, ma che, nei fatti, ha le qualità di un vampiro assetato di sangue in grado di rendere, chiunque morda, una creatura a lui affine. Sorgerebbe spontaneo chiedersi perché scegliere proprio una figura come quella del vampiro in un contesto religioso; scavando più a fondo nel simbolismo di questa strana creatura è possibile imbattersi in molti testi teologici del Settecento che accosterebbero i vampiri alla tradizione cristiana, tanto quanto a quella pagana. Per il folclore russo il vampiro era una persona che si era ribellata alla chiesa quando era ancora in vita. In tempi antichi, bere sangue era attribuito solo a demoni o spiriti (per qualcuno anche alle divinità), per cui la figura del vampiro sarebbe ereditata proprio da quella dei demoni. Demone o divinità che sia (altra debole dicotomia, basti pensare che lo stesso Lucifero era un angelo) sbaglieremmo a considerare il vampiro come l’antagonista della storia; la creatura, infatti, è solo un pretesto simbolico, la cui natura benigna o maligna varia a seconda di come lo si guardi, metafora della stessa religione, che attraverso l’atto di fede può essere considerata benevola o distruttrice. Vedere il vampiro sotto forma di angelo è l’atto di fede che sceglie di compiere il Monsignore Pruitt. In Midnight Mass tutte le azioni sono riconducibili all’atto di fede, tranne quelle di una persona, che convogliano solo verso il soddisfacimento del proprio tornaconto, e quella persona è Bev, la vera antagonista della storia.

Midnight Mass

La natura malvagia di Bev (Samantha Sloyan) sembrerebbe rivelarsi soprattutto sul finale della storia, e a una prima occhiata diremmo che, come Icaro a cui furono regalate le ali andò troppo vicino al sole fino a bruciarsi, il suo comportamento sia derivato solo dall’aver varcato il confine della fede raggiungendo quello del fanatismo. Visti però i sensazionali miracoli e le resurrezioni non è troppo difficile biasimarla. Ma sarebbe un errore limitarci a pensarla così.

Avrete sicuramente notato che, nelle prime puntate, il Monsignor Pruitt svolge le sue messe di giorno, si aggira tranquillamente per l’isola a qualsiasi ora senza alcun problema; eppure il suo incontro con l’angelo era già avvenuto. Come mai comincia a bruciarsi al sole soltanto successivamente? Avrete anche notato che la ragazza in sedia a rotelle tanto quanto l’anziana donna affetta da demenza senile non diventano mai vampiri nonostante abbiano ingerito il sangue che le ha guarite. Questo è perché non è l’assunzione del sangue a rendere vampiri ma solo l’essere uccisi e resuscitati da quel sangue. Ciò che ne deriva è che il Monsignore non è mai stato ucciso dall’angelo, ma muore in un secondo momento. Infatti, dopo pochi giorni dall’arrivo sull’isola, comincia ad avvertire uno strano malessere, ed è proprio Bev a prendersi cura di lui, portandogli cibo e acqua. La sue condizioni di salute si aggravano e finisce col crollare sul pavimento con una strana schiuma alla bocca, che lo porterà poi alla morte. Quella schiuma è un chiaro segno di avvelenamento, riconoscibile dal fatto che si era già presentato nella prima vittima di Bev: il cane.

Bev dunque avvelena il Monsignore Pruitt, ma è impossibile pensare che l’abbia fatto con la consapevolezza che ne sarebbe seguita una resurrezione. Tornando indietro con la memoria alle prime puntate, infatti, è evidente l’atteggiamento restio che nutre nei confronti del nuovo prete, al quale rimprovera più volte la scelta della tunica sbagliata. Per Bev il Monsignore rappresenta solo un ostacolo alla sua aspirazione ad essere il capo (spirituale e non) dell’isola, e quando comincia a diventare così carismatico da far presa sui cittadini tanto da ripopolare la chiesa, ciò che acceca Bev non è la fede ma l’invidia.

L’egoismo è solo uno dei suoi tratti malvagi; la vediamo infatti assolutamente intollerante nei confronti dello sceriffo musulmano Hassan (che finirà per sparare solo perché non ha voluto convertirsi) e il fatto che le sue azioni non siano mai mosse dalla fede lo dimostra il suo gesto finale, quando tenta di sfuggire all’inevitabile destino scavando la terra a mani nude per coprirsi dalla luce anziché guardare alla luce, alla fede, quella che spinge gli altri a stringersi insieme e cantare, sperando nella possibilità di un futuro di qualsiasi tipo, compiendo l’ultimo atto di fede.

Midnight Mass è un piccolo gioiellino pregno di simbolismo, da cui è possibile ricavare i più disparati punti di vista sulla religione e sulla fede, ma a renderlo unico è il modo in cui racconta, attraverso la spiritualità, la natura umana nella sua versione più cruda, dimostrando che il più grande e rivoluzionario atto di fede è credere all’umanità.

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