Avete mai sentito nominare M*A*S*H?
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Dicci cosa ti piace e ti consigliamo noi →Se avete una certa età, probabilmente sì. Se invece siete giovani, molto giovani o straordinariamente giovani, è probabile che non abbiate la minima idea di cosa sia stata. Nel secondo caso, potreste aver sentito nominare MASH per una statistica importantissima che la riguarda: il suo, infatti, è ancora oggi il finale più visto di sempre sulla tv americana.
Niente male come primato, visto che parliamo di una serie tv che si è conclusa nel 1983, addirittura quarantatré anni fa. Niente hanno potuto, al suo cospetto, serie tv del calibro di Seinfeld, Friends o Cheers, manifesti della serialità comica della NBC che hanno caratterizzato interi decenni con risultati straordinari, arrivando persino a noi con una notevole riconoscibilità.
Come abbiamo riportato in un articolo di alcuni anni fa, nessuna è mai riuscita finora a scalzare MASH dal gradino più alto del podio. Anche se è chiaro: si parla “solo” di televisione americana, ed è altrettanto chiaro che lo streaming, oggi, sia in grado di intercettare un pubblico ben diverso in giro per il mondo.
Se poi si pensa alla frammentazione sempre più marcata del pubblico, il dato è molto più leggibile con tutte le variabili del caso.
Sì, certo. Ma parliamo comunque di 105,9 milioni di persone che il 28 febbraio del 1983 si sintonizzarono sulla CBS per assistere a un evento epocale. Tutte insieme.
Nonostante ciò, conoscete sicuramente Friends. Con ogni probabilità conoscete pure Seinfeld. Cheers chissà, ma ha oggi una visibilità rinnovata grazie a Paramount+ e alle trasmissioni costanti su Pluto Tv. MASH, invece, è sparita nel nulla.
Conservata nei ricordi di un pubblico che potrebbe averla guardata sui canali Fininvest nel corso degli anni Ottanta, rimanendo in Italia. O che al massimo si sia domandato, tra una menzione e l’altra, quanto possa esser stata importante una serie capace di coinvolgere più di cento milioni di persone nello stesso momento. Senza esagerare, quasi la metà dell’intera popolazione americana.
Dai, sono troppe per non approfondire meglio la questione: come può una serie del genere esser caduta nell’oblio della storia televisiva?
Già: come è possibile?
Anche perché MASH è una serie più “moderna” di quanto ci si possa aspettare.
Ambientata nel corso della guerra in Corea, è incentrata su un ospedale da campo dell’esercito che affronta le situazioni più disparate. Vicende talvolta assurde, se non addirittura grottesche. Talmente grottesche da esser tratte, in gran parte dei casi, da storie vere. Difficile crederci, talvolta, ma è davvero così. E sì, è una serie piuttosto moderna, al di là dell’ovvio adattamento a una sensibilità ben diversa da quella attuale: è pur sempre una serie che iniziò nel 1972, una vita fa. Ma si può considerare piuttosto moderna nell’approccio alla comicità, ben diverso da quello a cui il pubblico era stato abituato fino a quel momento: leggendola attraverso i paradigmi contemporanei, non sarebbe scorretto definirla una vera e propria dramedy. Una delle prime grandi dramedy televisive di sempre. In un ospedale da campo, negli anni Settanta.
MASH era sì una comedy, ma allargò progressivamente i confini entro i quali si muovevano le sitcom dell’epoca. Trovò un ottimo equilibrio con l’evidente dramma della sua cornice narrativa, rappresentando una sorta di laboratorio di sviluppo dal quale molti presero spunto successivamente.
La sua influenza, seppure raramente esplicita, è dappertutto. La capacità di passare dalla commedia alla tragedia, utilizzare l’umorismo come difesa psicologica e affrontare temi enormi dentro una struttura episodica apparentemente rassicurante, sono elementi diventati parte della grammatica televisiva moderna. Anche contemporanea. Forse soprattutto contemporanea.
MASH divenne sempre più peculiare in tal senso, fino ad arrivare allo straordinario finale di serie che coinvolse quasi metà degli statunitensi.

Ormai, però, l’avete capito: gli enormi meriti non sono stati sufficienti per garantirle una longevità culturale tale da permetterle di essere ricordata oggi dal grande pubblico che non visse quegli anni.
E no, non è solo una questione di vecchiaia: Friends iniziò trentadue anni fa, eppure è ancora oggi una delle serie tv più viste sulle piattaforme. E non solo da nostalgici che vorrebbero rivivere gli anni Novanta, ma anche da chi non li ha nemmeno sfiorati ed è suggestionato da una realtà analogica ben lontana dalla nostra.
Ma allora cosa è successo?
Un aspetto su tutti potrebbe centrare la questione: gli elementi che la resero straordinariamente grande cinquant’anni fa non appartengono allo stesso modo alla nostra esperienza culturale. MASH parla sì di una guerra, tema tristemente attuale, ma della guerra in Corea, ormai distantissima da noi. Non è certo un deterrente, ma è comprensibile che tanti possano non interessarsi a una cornice del genere per la bellezza di 251 episodi.
Quando andò in onda, tuttavia, fu immediata l’associazione con la guerra in Vietnam allora in corso: la serie si fece così carico di temi importanti che trovarono un imponente spazio sul terreno dell’intrattenimento.
Se si pensa invece a serie come Friends o The Office, la connessione empatica col contesto è molto più immediata.
Affrontano temi universali in contesti affini ai nostri, anche dopo decenni. Si parla d’amicizia, lavoro o amore con un’immediatezza che risulta coinvolgente per un pubblico più giovane. Non che MASH non abbia potenzialità per intercettare un pubblico distante decenni, visto che affronta a sua volta temi ancora oggi centrali nella sensibilità collettiva, ma è chiaro che gli “ostacoli” che ci separano da essa l’abbiano portata a “invecchiare” più di tante altre serie.
Insomma, MASH è difficilmente attualizzabile: ciò rappresenta una difficoltà non da poco per inserirsi nel flusso dei social, come succede invece alla sempreverde Friends attraverso i meme e le clip, mentre The Office ha vissuto una seconda vita su YouTube e TikTok. Difficile ricontestualizzarla, riportarla a noi, farla rivivere sotto una nuova forma: MASH è lo specchio fedele di un’epoca conclusa, non abbastanza spendibile attraverso la nostalgia né abbastanza lontana da farne un vero e proprio monumento da mitizzare.
Questo, almeno, vale per un prodotto televisivo. Se si passasse ai film con le stesse modalità il discorso cambierebbe, e sarebbe interessante approfondire la questione nel futuro prossimo: magari lo faremo.
Al di là di tutto ciò, MASH è una serie che richiederebbe di immergersi in una realtà narrativa ed espressiva alla quale il pubblico non è più abituato.
Ha un’evoluzione graduale che potrebbe allontanare chi cerca archi narrativi immediatamente percepibili e una progressione continua. Ci si dovrebbe adattare al suo ritmo, e pochi sembrano essere disposti a farlo.
Infine, ci sono due aspetti ancora più immediati.
Seppure abbia avuto degli spin-off, MASH non ha prolungato la propria eredità attraverso un franchise o prodotti direttamente affini, limitando l’esposizione del suo nome. Ed è, banalmente, introvabile in streaming.
È chiaro, quindi: difficile risolvere fino in fondo il nostro quesito iniziale, ma sono tanti gli elementi che creano un mosaico organico in grado di motivare il suo triste destino.
Questa, allora, è la storia di uno straordinario successo del quale si ritrovano oggi gli echi, più che una chiara impronta, ed è un vero peccato: in un periodo storico in cui un giovane ragazzo potrebbe fermare Matt LeBlanc per strada con la convinzione che sia il padre di Joey e non lo stesso Joey, anche MASH meriterebbe di vivere una seconda vita. E scrivere, ancora una volta, la storia della televisione: per una che l’ha già fatto una volta, potrebbe non essere impossibile.
Antonio Casu

