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Analisi psicologica di Don Draper

Mad Men: più Madison Avenue o più sanità mentale discutibile? Non è la pazzia deflagrante e manifesta che travolge e stravolge i men della Sterling Cooper ma l’Ego che ognuno di loro apre come un ombrello per ripararsi dai fallimenti, richiuderlo sotto i completi grigi come arma di difesa per chiunque provi a metterli a nudo. Don Draper (Jon Hamm) è il primo dei Mad Men che ha giocato con il suo ego fino allo spasmo, fino a trasformarlo in un nemico, lo sgambetto fatale della sua vita. In questa serie drama il fumo delle sigarette è quasi una cortina di sbarramento per confonderci e rendere più labile le ipotesi sul suo passato, i dubbi sulla sua capacità di provare sentimenti che non siano mere caricature. Il fumo spinge e fa girare le pale dei mulini a vento nella mente di Don Draper.

“Like a circle in a spiral Like a wheel within a wheel Never endind or beginning On a ever spinning reel Like a snowball down a mountain Or a carnival balloon Like a carousel that’s turning Running rings around the moon Like a clock whose hands are sweping Past the minutes of its face And the world is like an apple Whirling silently in space Like the circles that you find In the windmills of your mind”

Una ruota dentro una ruota, senza fine né inizio, il criceto della profonda ed endemica insoddisfazione di Don lo identificano come un arrampicatore dalla classica origine in povertà economica e di sentimenti. Tutti i successi raggiunti sono solo un altro scalino da superare, una fame atavica impossibile da colmare, l’avidità di conquista di tutte le vette, fino a quando non ce ne sono più. E allora? Dove guardare? Dov’è l’oltre a cui fare riferimento e studiare come conquistarlo? Il vuoto attorno al pinnacolo più alto raggiunto non dà altra scelta che non sia guardarsi dentro. Per un uomo abituato a guardare gli altri, analizzarli per poterli battere ed espugnare i loro privilegi o il pubblico da attrarre nella rete del claim pubblicitario, volgere la propria attenzione sul suo Es non è negoziabile. Il vuoto intorno è speculare all’orrido che si trova ad affrontare nel Gran Canyon della sua interiorità, incapace di trovare un valido riempitivo o i ramponi che gli permettano di risalire le pareti lisce e senza appigli dell’esistenza che si è costruito, costretto a fare i conti con la sua anaffettività e il concetto di morte che ha segnato molti capitoli della sua vita.

Caduta libera

Mad Men – Sigla di apertura (640×360)

Nelle 7 stagioni di questo drama la vita dell’alcolizzato direttore creativo che riuscirà a mettere il suo nome nella società dell’agenzia pubblicitaria, come cerca disperatamente di fare con tutto il suo entourage, è una caduta libera guidata dalla sola determinazione ad allontanarsi all’infinito dalla sua vera identità. Dick Whitman è la malattia autoimmune di Draper che attacca e distrugge il suo passato traumatico. L’imperativo è sradicare dal proprio tessuto connettivo la perdita della madre alla sua nascita, le botte del padre, l’abuso di una prostituta, tutto il degrado e il male che il virus Whitman porta con sé. Il futuro Don non utilizza un bisturi sulle viscere di Dick né tantomeno opera con precisione chirurgica. Usa una mannaia, squarcia, dilania anche i tessuti sani, la capacità di amare, di entrare in connessione con le persona ma anche con se stesso, sbocchi di emozioni , piccoli rigurgiti, solo degli ostacoli nella creazione di Don Draper, un uomo senza qualità. Don e Dick, due gemelli siamesi, ognuno il prolungamento dell’altro. Senza il sacrificio di Dick la nuova vita di Don non avrebbe visto la luce. Per Dick la madre è la merce di scambio per poter nascere, la sua morte per la sua vita. Per Draper, Dick è il gemello mai nato che il suo corpo riassorbe inconsapevolmente e trasforma in un’entità che non si vede, non c’è ma è la presenza più costante della sua vita oltre all’alcol che è l’interfaccia immutabile con il resto del mondo ma che non lo salva dalla suo disturbo di depersonalizzazione. Sentire di non sentire, non riuscire a creare un legame neanche coi figli, provare uno scollegamento dal corpo, dai pensieri, dalle emozioni.

Don si vede spesso bloccato e distante in Mad Men, con lo sguardo da spettatore di se stesso e di quanto gli sta accadendo intorno puntualmente seguito da un abuso della già alta percentuale di alcol consumata durante la giornata. Nell’ultimo episodio, alla fine della sua caduta libera, si riconosce finalmente in questo disagio attraverso le parole di un uomo che racconta il suo stato di estraniamento e di come si senta un prodotto sul ripiano del frigorifero. Qualcuno apre la porta del frigo, si accende la luce, non viene scelto, la porta si richiude. Così a ripetersi. Trovarsi al buio, gli occhi chiusi nel volo del proprio undici settembre, lanciato nel vuoto perché a restare si sapeva di morire e gettarsi in una folle caduta dalle torri era l’unica impossibile probabilità che la porta del frigorifero venisse aperta. Tac, un attimo di luce anche se sai che nessuno allungherà la mano verso di te e resterai sullo scaffale.

Don continua la sua caduta libera con un sorriso finalmente sereno. Che sia la consapevolezza o l’idea per un nuovo spot non lo sapremo mai. Fin qui tutto bene, il problema non è la caduta ma l’atterraggio.