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Cosa penserei ora se riguardassi la prima stagione di Lost

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Sono ormai passati più di 13 anni da quando l’ABC ha mandato in onda il primo episodio di una delle Serie Tv che avrebbero cambiato la storia lasciando un segno indelebile: Lost. Si è parlato tantissimo di questa Serie partorita dalle menti di J.J. Abrams e Damon Lindelof, proprio perchè essa si prestava fin dall’inizio a interpretazioni, interrogativi e colpi di scena che hanno tenuto attaccati allo schermo per anni milioni di spettatori.

La prima stagione, in particolare, da molti considerata il fiore all’occhiello dell’intera Serie, introduce tutti quei fantastici elementi che ci hanno permesso di amarla nel tempo. Nel tempo, appunto: il segreto di Lost sta proprio nel fatto che a distanza di 13 anni se ne può parlare ancora senza sembrare anacronistici o in qualche modo inadeguati. Dunque, se la vedessimo oggi (personalmente l’ho rivista circa un anno fa) cosa penseremmo di questo caposaldo delle Serie Tv?

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Un punto di partenza ci viene fornito dal fatto che Lost non sia stata una Serie in cui è individuabile un unico grande pregio; infatti, le grandi scenografie (memorabile la ricostruzione dell’incidente sulla spiaggia, con un budget stellare per l’episodio Pilota) sono accompagnate da un vasto e valido cast (una delle prime Serie in cui si presenta un cast ricco di potenziali protagonisti), senza dimenticare, soprattutto nella prima stagione, l’essenza di una trama che si costruisce su se stessa puntata per puntata, avvicinando gradualmente spiegazioni ai misteri che risultano poi essere porte per ulteriori interrogativi.

In riferimento a quest’ultimo aspetto, possiamo affermare con certezza che se riguardassimo oggi la prima stagione di Lost rimarremmo positivamente colpiti da una trama orchestrata magnificamente; infatti, l’iniziale cliché del naufragio su un’isola deserta viene subito smontato dalla caratterizzazione che puntata dopo puntata assume il luogo in cui Jack e compagni sono precipitati, tanto da acquisire (a detta soprattutto di Locke) un’identità autonoma che verrà di fatto poi confermata nelle stagioni successive. Ma c’è di più.

Concentriamoci infatti sulla struttura dei personaggi e della loro relazione con la trama; questo sembra, infatti, l’aspetto più innovativo e immortale di Lost e, forse, il suo più grande pregio.

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Attraverso numerosi momenti cruciali, la prima stagione cerca di introdurre i personaggi principali e lo fa magnificamente. Come anticipato, infatti, Lost è una delle prime serie ad avere un cast tanto ampio quanto principale in quanto si ha sempre più la sensazione che sia il gruppo ad essere protagonista, e non uno o più singoli. Lo capiamo nel momento in cui viene applicata la tecnica narrativa del punto di vista soggettivo: quasi ogni puntata racconta gli eventi della giornata e delle giornate sull’isola dal punto di vista di un personaggio diverso.

Questo non è ovviamente solo un modo per rendere la narrazione dinamica, ma serve principalmente a raccontare, attraverso i flashback, la storia di ogni personaggio preso in considerazione. Storie che, impareremo a capire, dipingono profili psicologici diversi da quelli che apparentemente siamo portati ad individuare (Sawyer o Kate sono, per motivi opposti, esempi lampanti) e che, inevitabilmente, portano lo spettatore a empatizzare con il soggetto posto sotto la lente di ingrandimento. Lost è, infatti, una delle pochissime Serie in cui anche i “cattivi” trovano il modo di essere ricordati con piacere.

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Trama, personaggi, flashback: tutti elementi che se fossero rappresentati in Tv oggi farebbero la stessa ottima figura che hanno fatto più di 13 anni fa. Possiamo però ancora trovare qualcosa che non è invecchiato altrettanto bene. Penso in particolare a due elementi: alcuni effetti speciali e i cut nei momenti clou della puntata.

Si tratta di fattori che sono semplicemente figli del tempo in cui Lost è stata prodotta, aspetti che oggi risulterebbero un po’ lontani dal modo di dirigere una Serie Tv. Gli effetti speciali, soprattutto quelli applicati alle scene con il fumo nero, sono infatti facilmente individuabili; i tagli, invece, tra una scena e l’altra, elemento volto ad aumentare la suspense, sono scelte dettate da un’abitudine, quella di tenere sulle spine gli spettatori interrompendo un momento fondamentale, e una necessità, quella di concedere spazi pubblicitari essendo episodi televisivi. Oggi siamo abituati a vedere Serie Tv (fra Sky e Netflix soprattutto) la cui struttura ci ha fatto dimenticare cosa significhi pubblicità.

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La risposta dunque è una sola: riguardando oggi la prima stagione di Lost ci renderemmo conto che si tratta visivamente di una Serie non propriamente attuale (ma solo, va sottolineato, in alcuni frangenti), mentre da un punto di vista strutturale, narrativo e fondamentalmente qualitativo non avrebbe nulla da invidiare alle grandi Serie che negli ultimi anni hanno incantato i nostri occhi. Del resto, a distanza di anni ne stiamo ancora parlando…

Leggi anche – Lost: Ho rivalutato il finale

Written by Alessandro Fazio

"Una vita basta a malapena per diventare bravo in una cosa, quindi devi stare bene attento a quello in cui vuoi diventare bravo" (True Detective). Seguire le passioni è la linfa vitale della mia esistenza.

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