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Legion: quando il surrealismo onirico supera quello supereroistico

Ricorda: non è reale se tu non lo rendi reale.

In un universo cinematografico e seriale che ci ha ormai abituati a trame riciclate, umorismo infantile e personaggi macchiettistici, Legion ci ritorna in mente come un buon vino assaggiato con la giusta compagnia. Certo, esistono delle eccezioni alla frase un po’ polemica con la quale abbiamo dato inizio a questo articolo. Ci sono pellicole che hanno cercato e cercano tuttora di rompere lo stereotipo supereroistico nel tentativo di ridare dignità al genere e dimostrare che non si tratta affatto di “storielle per bambini”. Se, però, al cinema i casi sono più numerosi (la trilogia dei Guardiani della Galassia, il Batman di Christian Bale e quello di Robert Pattinson), in televisione il discorso è meno scontato. Perché, se si esclude The Boys che rimane un caso a parte, non sono molti gli show sui supereroi che si sono distinti per il loro carattere autoriale. Diciamocela tutta. Quando associamo il fenomeno supereroi alla tv, il primo pensiero che ci viene in mente è quello dei teen drama, tra Smalville e l’Arrowverse della fu CW. Ecco, allora, che un prodotto si innalza come un iceberg nel mare tranquillo della serialità a tema fumettistico: Legion.

Legion è stato il primo show a mostrare che non esistono limiti né confini per le storie sui supereroi ma che si può benissimo parlare allo stesso tempo di poteri, di morale, di filosofia e di scienza. Venuto alla luce nel 2017, lo show firmato da Noah Hawley, “papà” di Fargo e composto da tre stagioni è interamente disponibile su Disney +, in attesa di essere ammirato e apprezzato come merita. Le interpretazioni di Dan Stevens e di Aubrey Plaza, valgono, da sole, il prezzo del biglietto e quelle mancate candidature agli Emmy pesano sullo stomaco come il cenone di Natale.

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Le ambientazioni, spesso surreali, contribuiscono a immergerci fin da subito nel mondo paradossale e illogico dello show.

Attraverso l’uitlizzo di svariati espedienti visivi onirici, simboli e riprese visionarie che caratterizzano la narrazione della serie tv troviamo già i primi segnali di un prodotto che se ne frega altamente delle regole non scritte del genere, optando sempre per strade inesplorate. La scrittura di Noah Hawley, così come è evidente in Fargo, si contraddistingue per scelte autoriali che rendono i suoi prodotti dei pezzi d’arte degni di una collezione privata. Una scrittura, quella di Legion, che attinge anche a tematiche filosofiche e psicoanalitiche. Concetti legati all’esistenzialismo e al soggettivismo si intrecciano alle teorie di Freud e Jung che esplorano il subconscio e il mondo dei sogni. La realtà viene costantemente messa in discussione dando vita a un gioco di specchi in cui i nostri protagonisti si muovono senza sapere distinguere il vero dall’illusione. Il mondo di David Haller, antieroe della nostra storia, si frammenta in innumerevoli pezzi difficili da ricomporre. Anche la sceneggiatura e la musica aiutano, senz’altro, lo spettatore a immergersi totalmente nella trama confusionaria e ambigua. La musica, per esempio, enfatizza il senso di estraniamento delle scene, attraverso l’utilizzo di suoni distorti e silenzi dilatati che aggiungono un ulteriore elemento di astrazione alla serie.

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La storia prende avvio dalla follia di David Haller, un uomo che, per tutta la vita, si è sempre sentito un reietto della società, un escluso dal mondo che lo circonda e da chi lo abita. Il viaggio di David è un viaggio nella sua mente tra sogni, allucinazioni e ricordi distorti. Ogni elemento visivo utilizzato nella serie tv serve per riflettere lo stato mentale di David, mutante che ha lottato per tutta la vita con la malattia mentale e i poteri telepatici, ignaro delle sue origini e del proprio potenziale. Man mano che il viaggio prosegue, le emozioni di David assumono una dimensione corporea mostrandosi sotto forma di simboli e animazioni che contribuiscono a rendere lo show un vero e proprio pellegrinaggio nella mente. Timori, desideri, paure e persino la malattia mentale acquisiscono una fisicità da incubo, volti a perseguitare tutti i nostri protagonisti.

Dalla minaccia muta dello Shadow King nella prima stagione alla messa in scena delle illusioni mentali e di altre tematiche psicologiche nella seconda, Legion è andato sempre oltre i limiti del piccolo schermo e della narrazione lineare. Anche per tale motivo, la serie tv è un caso senza eguali nel panorama televisivo a tema fumettistico. Preoccupandosi molto di più del mondo interiore che del mondo esteriore, Noah Hawley è stato in grado di confezionare uno show sui supereroi che sappia parlare di disturbi psichici e di identità. Lo stesso David d’altronde non si piazza né tra le fila degli eroi da mantello svolazzante né tra quelle dei villain assettati di potere, ma in una zona grigia fatta di colpa, vergogna, redenzione e speranza. Da malato mentale pavido e ingenuo, David acquista consapevolezza e forza di volontà. Le ferite inferte e le voci nella testa hanno inevitabilmente segnato la sua psiche portandolo a diventare l’antieroe della terza stagione ma l’amore e il desiderio di essere felice non hanno mai smesso di giocare un ruolo determinante nelle motivazioni delle sue scelte.

Complesso, magnetico, feroce e folle, David Haller è Legion e Legion è David Haller.

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Nel suo percorso allucinato e allucinante, Legion non ci lascia mai indietro. Certo, il suo scopo non è la semplicità e potrebbe essere necessario rivedere lo show più volte per capire a pieno tutti, ma proprio tutti i contorti passaggi della storia. A cominciare da una struttura narrativa frammentata che ricalca, alla perfezione, lo stato mentale del protagonista. Realtà e percezione risultano costantemente intrecciati tra loro, in maniera il più delle volte ingannevole e ambigua. Così come David, anche noi spettatori non siamo mai completamente certi dei nostri sensi e che ciò che sta accadendo sullo schermo sia effettivamente la realtà. In Legion, non esiste una puntata “spiegone” o chiarimenti tra parentesi ma solo messaggi criptici con i quali poter decodificare la trama. Sta a noi possedere gli strumenti adatti per comprendere quei messaggi. La lotta di David con la sua malattia mentale e la presenza di poteri psichici che manipolano la realtà contribuiscono a rendere la distinzione tra mondo esteriore e interiore, tra vero e falso, tra concretezza e illusione ancora più sfumata.

Anche il tempo e lo spazio non seguono una struttura lineare, mescolando passato, presente e futuro. Soprattutto con la terza stagione, Legion cambia ancora una volta le carte in tavola, introducendo i viaggi nel tempo ma secondo una chiave di lettura personale. Il senso di straniamento e ambiguità costante vengono resi visivamente mediante svariati escamotage: effetti visivi psichedelici, sequenze introduttive oniriche, segmenti totalmente muti, scene di danza e lotte tra avatar.

Insomma, la realtà di Legion non è mai quello che sembra. Una regola che sia noi che i protagonisti dobbiamo imparare molto presto se vogliamo imparare a destreggiarci tra i meandri della mente incasinata di David e trovare l’uscita. Legion è di fatto una serie tv irripetibile che sfugge a qualsiasi regola per approcciarsi al genere dei supereroi in maniera unica e folle.