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La Rapina del Secolo, la recensione della prima stagione

la rapina del secolo

Per il colpo di Ferragosto, Netflix ha puntato tutto su La rapina del secolo (El robo del siglo), la serie tv made in Colombia ideata da Pablo González e Camilo Salazar Prince. Sei episodi da quaranta minuti ognuno, durante i quali la narrazione si mantiene snella e scorrevole, il ritmo sempre piuttosto sostenuto e in cui i momenti morti sono pressoché inesistenti o comunque trascurabili. Dopo Strega per sempre, Distrito Salvaje, Frontiera verde, I ciarlatani e Storia di un crimine: Colmenares, sulla piattaforma sbarca un altro prodotto colombiano. La rapina del secolo si basa su fatti realmente accaduti, ma prende spunto anche dal libro del 2008 del giornalista Alfredo Serrano Zabala, Questo è il modo in cui ho derubato la banca: l’assalto del XX secolo in Colombia. L’autore, intervistato da Vogue prima dell’uscita della serie, è sembrato abbastanza fiducioso sulla buona riuscita del progetto:

Questa è una serie tv che farà il giro del mondo perché è un fatto universale. In tutte le parti del mondo ci sono rapine, in tutte le parti del mondo ci sono persone che sognano di addormentarsi povere e svegliarsi ricche.

la rapina del secolo

Presentata da molti come La Casa de Papel colombiana, La rapina del secolo si inserisce nella categoria dei celebri heist movie e potrebbe giostrare il suo successo proprio giocando sulla somiglianza con la più famosa serie spagnola.

Ma andiamo per gradi. Andrés Parra è Chayo, un ladro di professione che si è reinventato gioielliere dopo una rapina finita male. Ha una bella famiglia all’oscuro della sua doppia vita e un sacco di problemi finanziari. Per evitare di perdere tutto, decide di tentare il colpo della vita: mette insieme una banda di ladruncoli sciagurati e pieni di rogne e prepara la rapina alla Banca della Repubblica di Valledupar. Fin qui, nulla di diverso rispetto ai tanti topoi tipici del genere. Ma il particolare che fa la differenza è che i fatti narrati sono reali.

Nel 1994 in Colombia una banda di rapinatori ha realmente assaltato la Banca di Valledupar, realizzando quello che è considerato il più grosso colpo della storia colombiana. Nessuno fino ad oggi ha mai rubato tanto contante da una banca centrale, per giunta senza lasciare vittime. In quegli anni la notizia fece rapidamente il giro del mondo. Nel colpo erano coinvolti ladri di professione, poliziotti corrotti, specialisti di elettronica, il cassiere della banca, il tesoriere e il responsabile del settore di sicurezza. Sebbene gli eventi siano poi stati romanzati dagli showrunner, il nucleo portante della storia non è stato alterato ed è in larga parte rispondente alla realtà.

la rapina del secolo

Ma anche chi non ha mai sentito parlare della rapina di Valledupar si lascia facilmente trasportare dal ritmo di questa storia, che è la classica guerra tra poveri disgraziati e sistema ingiusto. Un motivo che ritroviamo ampiamente esaltato anche ne La Casa de Papel. La rapina del secolo non ha la stessa potenza narrativa, ma sa essere comunque incisiva, efficace e graffiante.

Le vite private dei vari personaggi sono la manopola che ci consente di spaziare da una storia all’altra senza appesantire la trama. Chayo è il ladro che disprezza i criminali e gli assassini, Molina “l’Avvocato” è la mente del piano e il condannato a morte che cerca disperatamente una via d’uscita dalla malattia che lo sta uccidendo, Donna K è la spregiudicata donna d’affari che tenta di barcamenarsi in un mondo di uomini con le pistole. Ci sono i ragazzacci dei quartieri poveri, i padri di famiglia che vogliono vivere senza il cappio al collo dei mutui, dei pagamenti, della paga misera. Ci sono uomini d’affari in giacca e cravatta e giovani che scopriranno a proprie spese che con i soldi non si compra la felicità.

Con un taglio narrativo che può spaziare dalla soap opera all’action movie, La rapina del secolo scorre via che è una bellezza.

Il colpo in sé dura il tempo di un episodio ed è collocato simmetricamente al centro della storia. Gli episodi precedenti raccontano il reclutamento della banda e la preparazione del piano, quelli successivi la fuga, gli inconvenienti e le ripercussioni del colpo. Il bello di questa serie sta anche e soprattutto nel mostrarci il dopo, le conseguenze della rapina. Che fine fanno i soldi, come vanno avanti le indagini, dove si nascondono i vari membri della banda, come ridisegnano le proprie vite.

Le storie che raccontano di rapine, furti e colpi memorabili solitamente si soffermano poco su questo aspetto, dedicandogli al massimo lo spazio di un episodio finale. La rapina del secolo invece è per metà incentrata proprio su questo elemento. Ed è qui, non prima, che vengono fuori le debolezze dei personaggi, i loro passi falsi, la loro estrema vulnerabilità.

Viene facile accostare questa serie a La Casa de Papel (qui i 5 momenti in cui è stata una grande serie tv). Chayo è un mix tra un Sergio Marquina meno raffinato e un Walter White più dozzinale, Molina sembra condividere lo stesso tragico destino di Berlino. La presentazione del piano è simile, ci sono i nomi inventati e persino il codice morale sembra essere il medesimo del Professore: niente armi, niente sangue, niente morti. Siamo ladri onesti, sofisticati, non criminali.

La serie è stata rilasciata da Netflix il 14 agosto ed è disponibile per intero. Non ci sono indicazioni sul futuro della produzione. Qualcuno sta già pensando a un remake USA, altri alla possibilità di intraprendere un ciclo di stagioni antologiche sui colpi più spettacolari mai realizzati in America Latina. Tutte idee suggestive, ma che per ora non sono state né confermate né smentite da Netflix.

Punti di forza: brevità, relazioni tra i personaggi, ritmo che si mantiene costante.

Punti deboli: sigla assolutamente da rivedere.

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Written by Serena Verrecchia

Esistono milioni di storie al mondo, preziose e inimitabili. Il nostro compito è solo quello di scovarle, portarle in superficie e imparare ad amarle.
Scrivo di serie tv per un insopprimibile desiderio di bellezza, perché nelle storie, specie in quelle belle, ho trovato il mondo che vorrei.

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