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La Casa de Papel è la solita meravigliosa tamarrata

La Casa de Papel

E’ tornata. Più scoppiettante che mai, e più tamarra che mai. La Casa de Papel è tornata su Netflix ieri, a distanza di poco più di un anno dal boom colossale e inatteso delle prime due stagioni, con la sua season three. In molti si chiedevano il senso di questo terzo capitolo dato che la serie sembrava pensata per averne soltanto due, concludendosi con il perfetto compimento dell’opera da parte dei rapinatori dal cuore d’oro. Avevano rapinato la zecca di Stato, avevano ottenuto quello che volevano, ne erano usciti indenni (non tutti, tre di loro sono morti) e soprattutto liberi. Liberi di andare a vivere ai Caraibi o in Thailandia, in posti in cui si sarebbero mimetizzati per sfuggire alle autorità spagnole che li avevano messi in cima alla lista dei ricercati. Insomma, poteva finire tranquillamente così, e sulla carta doveva finire così, come uno splendido guilty pleasure che aveva esaurito il corso della sua trama.

Il fatto però è che La Casa de Papel aveva fatto troppo successo, ergendosi a fenomeno mediatico a più latitudini, e Netflix, che in principio aveva scommesso su questa serie di Antena 3 adottandola ed ospitandola sulla sua piattaforma, ha deciso che era il momento di acquisirne i diritti per farla proseguire: l’occasione era troppo ghiotta. Il problema, tuttavia, era trovare una trama che rendesse credibile la riunione della banda.

E a dire il vero la partenza è interessante. Far beccare uno di loro per uno stupido errore con un telefono satellitare è una trovata passabile, far riunire tutti quanti per dimostrare che loro sono sempre uniti e sono la vera resistenza è una conseguenza un po’ più telefonata, ma coerente con le dinamiche della serie. Che di base è una serie romantica, e non fa dell’aderenza alla realtà la sua caratteristica preponderante.

Il pilot de La Casa de Papel parte 3 (qui la nostra recensione) soddisfa pienamente le aspettative, in fin dei conti. Nel senso che è questo ciò che ci aspettiamo da questa serie: intrattenimento, intrattenimento allo stato brado. E in questo El Profesor e soci non deludono mai. Scenici all’inverosimile, in tutto. Vistosi in tutto, esagerati in tutto. Nei loro discorsi epici. Nei loro sguardi sempre a metà tra telenovela e film western, rappresentazioni estreme del paradosso. Ma in fondo a noi va bene così. Anzi, va benissimo.

Non possiamo certo aspettarci da La Casa de Papel che sia veramente la serie del secolo: è una serie con un suo carattere e una sua personalità, ma di certo non è campionessa di profondità o realismo. Non dobbiamo pretendere chissà quali approfondimenti psicologici, chissà quali evoluzioni, chissà quale intensità emotiva. Chissà quale logica. Non è per questo che La Casa de Papel è tornata. La Casa de Papel è tornata per regalarci nuovamente una manciata di ore di ritmo incessante, e non dobbiamo troppo concentrarci sulla logica. Perderemmo di vista l’obiettivo, che è quello di divertirci.

Anche perchè la logica stessa dell’evoluzione degli eventi è claudicante sin dal principio: ok la riunione, ma cosa pensano di ottenere andando a rubare oro in Spagna? La restituzione del loro amico Rio? Che cos’altro? Quale sarebbe ‘sto piano geniale di Berlino, nel dettaglio? A cosa dovrebbe portare?

Ve l’ho detto, farci troppe domande rischia di essere esercizio inutile. Sicuramente ci proporranno uno sviluppo della trama che porterà a risoluzioni impreviste ma col senno di poi prevedibili, sicuramente non saremo soddisfatti appieno e troveremo buchi di trama da tutte le parti, altrettanto sicuramente dovremo fregarcene perchè, lo ripeto ancora una volta, non è per questo che La Casa de Papel è tornata.

E’ una serie frenetica, e a coinvolgerci nella sua frenesia riesce sempre perfettamente. Ed è una serie meravigliosamente tamarra. Sembra volerlo diventare ancora di più in questa terza parte, dove nella prima puntata abbiamo già goduto di scene come il lancio di 140 milioni di euro da un aereo, il lancio di Helsinki e Nairobi in mare con tutta la loro macchinina, degli abbracci roboanti tra tutti i personaggi che sembravano ritrovarsi come se fossero a una festa mentre in realtà sono tutti ricercati, 3 di loro sono morti e uno di loro è sotto tortura, dei loro abbigliamenti a dir poco bizzarri, delle loro camminate con sguardo tanto truce quanto a tratti grottesco scandite da musiche rockeggianti.

Una nota positiva sorprendente di questa nuova stagione è il clamoroso salto di qualità a livello di fotografia: una fotografia letteralmente da urlo, in alcuni frangenti. Il che contribuisce ulteriormente ad aumentare il livello di scenicità, leitmotiv dominante della serie.

Le regole per guardare La Casa de Papel sono molto semplici: mettiamoci comodi, non armiamoci di pretese eccessive e godiamoci lo spettacolo. Prendiamo questo prodotto per quello che è, senza pensare che possa trasformarsi in chissà quale capolavoro della serialità. Poi oh, magari lo diventa eh. Del resto, se Arturito è diventato un guru, è davvero tutto possibile.


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Written by Vincenzo Galdieri

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