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Kiss me First, perché guardare il thriller psico-virtuale di Netflix

Shadowfox e Tess
Shadowfox e Tess

Kiss Me First, adattamento dell’omonimo romanzo di Lottie Moggach da parte di Bryan Elsey (Skins), narra la storia di Leila Evans (Tallulah Haddon) che, dopo aver perso la madre, si rifugia in Azana, una realtà virtuale nella quale le persone si nascondono dietro l’utilizzo di un Avatar per fuggire dai drammi della vita. Leila, ormai sola, senza amici né famiglia, trova nel computer la sua nuova casa: con visore addosso, veste i panni di Shadowfax, e, improvvisamente, non prova più quel senso di impotenza tipico dell’età adolescenziale. Leila è particolarmente interessata a scoprire cosa celi quell’universo.

Lì incontra Mania, il cui vero nome è Tess, (Simona Brown), fascinosa ed estroversa, che la fa entrare in un gruppo che si trova in un luogo speciale. Pillola Rossa (evidente omaggio a Matrix) è sommerso ed è nascosto dentro Azana come se, in qualche modo, non volesse farsi vedere. Ma vedere da chi? Il leader del gruppo, Adrian, decide di reclutarla tra le sue “fila” di persone distrutte dalla vita, sofferenti, incapaci di stare al mondo e di affrontare le difficoltà che la realtà prospetta ogni giorno.

Leila, giovane “bullizzata” dalla realtà

La giovane ghettizzata dalla realtà, comincia a vedere Tess come un’anima affine, instaurando una complicità intima con quel gruppo che crede che sia, come Azana, l’unica isola felice, porto sicuro per chi non prova altro che solitudine e disperazione. Per Shadowfox, Red Pill è un luogo magico, interessante, fuori dal mondo che non riconosce come proprio: Adrian, dal canto suo, le ricorda i fiori di loto, incredibilmente magnifici e stranamente anestetizzanti di percezioni sensoriali. Eppure, nonostante ci sia una strana somiglianza tra Adrian e il pifferaio magico che guida i ragazzi con le sue magiche melodie verso il compimento di qualsiasi gesto (anche estremo), nel suo profondo, sa che c’è qualcosa che non va. Come se Adrian stesse reclutando una setta di adepti, una sorta di Peter Pan malvagio, privo di scrupoli, enigmatico.

Il castello di carte di Leila comincia a precipitare dopo aver conosciuto Tess dal vivo, dopo esserci diventata amica: in un tempo infinitesimale i due mondi, reale e virtuale, si scontrano, si confondono, l’uno cerca di imporsi sull’altro per farlo tacere, per non schiudere segreti, nascondendo tuttavia il peggiore in un vaso di Pandora che sa di colpa e di inganno. Le atmosfere sono concitate, in Kiss me First: c’è un’inquietudine silente ad accompagnare lo spettatore quasi per tutto il corso della prima stagione (andata in onda su Channel 4 e approdata a maggio sulla piattaforma streaming Netflix), c’è un panorama di grigi che, in base alle situazioni, scoloriscono in bianco o si intensificano in un nero fitto e impenetrabile.

Chi striscia e chi giganteggia nella vita reale

I ragazzi che lo spettatore incontra sulle piattaforme online, molto spesso “strisciano” nella vita reale e giganteggiano in quella virtuale: è questo il messaggio che si propone di trasmettere Kiss me First. Ragazzi pieni di talento e capaci, che, però, non reggono i ritmi emotivi della vita reale, troppo sensibili per essere schiacciati dagli eventi della vita.

Nothing hurts” dice Shadowfax “That’s the point”.

Questi ragazzi sono obbligati a indossare un collare per provare un reale dolore e un vero piacere. Anche i rapporti intimi sono descritti in maniera molto particolare: nessuno riesce davvero a sbilanciarsi nella vita reale, ma dà il meglio di sé in quella virtuale, perché lì i freni inibitori possono scomparire, lì tutto è fumo e sogno, lì non c’è tocco, ma solo desiderio. E, molte volte, il desiderio vale più del materiale, provoca più piacere una tentazione di un immediato guadagno. Kiss me First educa e fa crescere: sembra quasi immedesimarsi in una società che è ormai china a testa in basso, verso il proprio schermo luminoso, tanto da aver quasi dimenticato la luce del sole, o la bellezza di guardare qualcuno negli occhi senza uno schermo di mezzo. Un vero e proprio strumento educativo per chi soccombe alla realtà e si rifugia nel virtuale. Una serie davvero da recuperare!

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