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Perchè il personaggio di Villanelle ci attrae così tanto?

killing eve
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Dalle novelle nate dalla penna di Luke Jennings prende forma Killing Eve, una delle serie televisive britanniche che, a partire dal suo esordio nel 2018, si è goduta meritatamente le luci dei riflettori, anche se è non ha attirato purtroppo l’attenzione di altrettanta parte di pubblico. Ad aver incentivato le potenzialità di successo della serie sono stati importanti nomi, già noti, del panorama seriale come la sceneggiatrice Phoebe Waller-Bridge, apprezzatissima nel suo show Fleabag, e Sandra Oh nei panni della protagonista femminile Eve Polastri. É subito evidente la preferenza per il coinvolgimento di donne in veste di professioniste sia davanti che dietro la macchina da presa.

A tal proposito, è inevitabile parlare di Killing Eve come di un intenso “braccio di ferro” tutto al femminile. Da un lato, una perspicace e temeraria funzionaria dell’MI-5, dall’altro la sua preda perfetta: Villanelle.

É proprio su di lei che inevitabilmente si concentrano i nostri sguardi. Senza alcun dubbio, Villanelle è uno dei più rivoluzionari villain che questo genere di narrazioni abbia mai proposto. Una ragazza dagli occhi vitrei, capelli di un biondo lucente e ogni volta con addosso un travestimento diverso. Sin dal momento in cui Eve si metterà sulle tracce di questa abilissima assassina psicopatica che riesce ad agire nell’ombra, è evidente che ci sia qualcosa di inconsueto. Le abituali indagini si incrinano, prendono una piega diversa e la caccia si trasforma in qualcos’altro. Un iniziale rapporto ambiguo tra le due donne che hanno però una caratteristica in comune: l’ossessione. Le due protagoniste coinvolte, Eve e Villanelle, finiranno per sviluppare una chimerica e morbosa mania l’una per l’altra.

Villanelle esercita un fascino indefinito su Eve che si ritrova a dover fronteggiare contrastanti istinti avendo instaurato con lei un rapporto ambivalente che oscilla tra spietata ostilità e repulsione e inspiegabilmente attrazione sessuale. Quello di Jodie Comer (che avevamo già amato in Doctor Foster) è un personaggio complesso e impenetrabile su cui non smettiamo mai di interrogarci. Da dove nasce questa impassibile mietitrice di vittime? Abbiamo avanzato delle supposizioni, che hanno trovato risposte più o meno soddisfacenti negli accadimenti della terza stagione. In fondo però, continua ad aleggiare questa inquietante mancanza di certezze.

Ma allora perchè il personaggio di Villanelle riesce ad affascinarci così tanto?

Non riusciamo a schierarci contro di lei ma neanche a giustificare i suoi spietati omicidi. Siamo inevitabilmente coinvolti in una spirale di eventi, proprio come Eve, in cui facciamo fatica a districarci.
Villanelle incarna diverse contraddizioni. Passa inosservata durante i suoi crimini e allo stesso tempo attira su di se gli occhi di chiunque con il suo stile sempre estremamente curato ed eccentrico. É chiamata a cambiare ogni volta abito, pettinatura e trucco per assumere diverse identità. Quindi si trasforma, reiventando costantemente se stessa. É imprevedibile, ostenta la sua fervida immaginazione nel suo modus operandi da serial killer così come nella creatività dei suoi abiti che, al di là dei gusti personali, sono raramente opinabili.

Killing Eve però è anche una serie introspettiva che non cela i drammatici risvolti della vita di Villanelle come sicario. Infatti, imprevisti e rischi del mestiere sono messi in scena nella loro brutalità pur senza omettere il tono persistentemente sarcastico, ormai marchio di fabbrica della narrazione. Villanelle coglie ogni opportunità per agire con il suo irriverente estro, vive ogni circostanza come fosse parte di una pièce teatrale che la obbliga alla costante eccellenza e massima impeccabilità.

killing eve villanelle

Ma Oksana (è questo il suo vero nome) è diversa da ogni altro personaggio affetto da instabilità mentale che ci sia stato raccontato. Adora il suo lavoro, crede di poterlo fare meglio di chiunque altro e allo stesso tempo ritiene che questo sia il suo unico dono: saper infliggere morte. Eppure Villanelle è consapevole della sua anormalità. Conosce la sua psicopatia e la utilizza spesso come scusa per poter agire con noncuranza nel mondo. Ogni spettatore riconosce in questa donna una manifestazione di impulsi più reconditi e repressi e, paradossalmente, ammira il modo in cui Villanelle riesca a trasformare una tale crudeltà in uno stravagante numero da palcoscenico.

Non ha mai paura di mostrarsi per ciò che è. Si vela di malinconia, si fa soggiogare dalla rabbia e spesso agisce con la coscienza annebbiata ma è sempre se stessa. Nel bene e nel male, quando guardiamo questa donna sappiamo di trovarci di fronte a qualcosa di autentico. Sebbene ambivalente e sfaccettata, Villanelle è ciò che vediamo in ogni circostanza. Si trasforma molte volte ma preserva la sua originalità, consapevole del suo essere singolare.

Tuttavia, si spoglia sempre più, episodio dopo episodio, lasciando che la sua sfavillante corazza si sgretoli e cada lungo il suo cammino. Quella che Villanelle vive è una trasformazione interiore ossia la presa di consapevolezza della estrema vulnerabilità che anche una sadica assassina come lei può sperimentare davanti all’insorgere dei sentimenti. Con Eve, Oksana ha capito cosa significhi essere disposti a sacrificare il proprio desiderio e anche a rinunciarvi. Se agli albori, il suo amore per Eve celava ancora egoismo, alla fine della terza stagione vediamo Villanelle scegliere non per accontentare se stessa ma per proteggere la donna che ama, renderla felice e liberarla dalla sua tossica vicinanza. Ad un tratto, ci appare diversa e per certi versi vicina a noi: ha il cuore a pezzi ed è annientata dal dolore della rinuncia.

Forse allora spiegare perchè Villanelle ci attragga non è poi così difficile. Nulla è più ammaliante di qualcuno che consideriamo radicalmente distante da noi per poi scoprire che è inaspettatamente simile al punto da poterne condividere emozioni, turbamenti e conflittualità.

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Written by Concetta Moschetta

Sono un’instancabile ambiziosa, scrivere è il mio momento catartico, inoltre ciò che so non mi basta mai. Ho l’abitudine di perdermi in continuazione per poi ritrovarmi nelle pagine di un romanzo, sulla poltrona di un cinema o nel buio della mia stanza con una serie tv.

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