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It’s Always Sunny in Philadelphia è l’ennesimo colpaccio di Amazon Prime Video

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Amazon Prime Video è da sempre piattaforma attenta ai prodotti di qualità e capace di sfornare serie dall’alto potenziale. Non solo nuove produzioni, però: merito di Prime è anche quello di recuperare show che hanno le stimmate per godere di una seconda giovinezza. È quanto capitato in Italia per The Office US, un cult che negli ultimi anni ha ottenuto una nuova (e ancor più grande) ondata di successo. Ora, forse, è la volta di It’s Always Sunny in Philadelphia: i presupposti ci sono tutti ma il pubblico sarà pronto?

La fortuna di The Office è stata senz’altro determinata dalla sua profonda attualità, dalla capacità di comunicare a un pubblico che ora più di ieri si riconosce in quelle macchiette da ufficio piene di nevrosi, incertezze, inedia e boriosità. La recente notizia della rimozione di The Office dal catalogo statunitense di Netflix ha destato un’ondata di critiche, suppliche e disperazione al limite del fanatismo. E parliamo di una serie che ha visto i natali ben quindici anni fa ma che, come un buon vino, pare proprio invecchiata bene col tempo.

It's Always Sunny in Philadelphia

Per noi spettatori italiani niente paura, The Office US è destinato a rimanere stabile sulla piattaforma di Amazon. Ma intanto l’azienda di Jeff Bezos prepara l’erede. It’s Always Sunny in Philadelphia è disponibile su Prime Video per otto di quattordici stagioni già da ora e presto ci si augura che anche le ulteriori sei vengano rese fruibili nel nostro paese. Non fatevi impressionare dai numeri: ogni season conta una decina di episodi appena della lunghezza di venti minuti, lo standard per una comedy.

Ma a ben vedere la serie ha ben poco di una comedy classica.

Il confronto superficiale con The Office è pertinente: anche qui ci troviamo di fronte a un contesto di grigiore totale, con personaggi negletti, incompetenti, ridicoli e a tratti davvero mostruosi. Ma proprio quest’ultimo aspetto segna la profonda e decisiva differenza rispetto alla serie con Steve Carell: la grottesca malvagità dei protagonisti. È come se alla mediocrità esistenziale dei protagonisti di The Office aggiungessimo una potente dose di degrado morale, malizia, bassezza e disumanità.

Egoismo, disonestà, comportamenti manipolatori si accavallano sulla scena con una costanza disarmante tratteggiando un quadro assurdo ma incredibilmente reale dei bassifondi interiori di questo manipolo di dimenticati da Dio. Protagonisti sono i proprietari di un pub immancabilmente e sconsolatamente vuoto, espressione esteriore di una solitudine spirituale che attanaglia i quattro. Sono figure ai margini della società, rifiutate e guardate con disprezzo e timore.

It's Always Sunny in Philadelphia

Non è tanto una questione di indigenza materiale, visto che il “pater familias” di questa sgangherata gang (un incredibile Danny De Vito) è, almeno inizialmente, uomo dotato di notevoli ricchezze. Si tratta di atteggiamenti, modi e perfino scelte di vita. Lo stesso De Vito, Frank nella serie, compie coscientemente la scelta di degradarsi a poco più che animale sguazzando nella lordura di un appartamento marcio e circondandosi di amici disgustosi.

Frank rinuncia alla ricchezza, all’agiatezza e a una vita di riverenze e formalità per scendere nei bassifondi della sua interiorità.

All’esistenza di formalismi, ipocrisie e buonismi sostituisce la cruda, raccapricciante ma dannatamente reale vita da reietto. Attorno a lui i due figli, Dennis e Deandra, e gli amici Mac e Charlie che, vuoi per scelta, vuoi per incapacità si trovano a condividere questa condizione.

In It’s Always Sunny in Philadelphia non ci sono personaggi positivi, non ci sono momenti in cui i protagonisti si tolgono la maschera e svelano una sensibilità reale. Quella maschera ce l’hanno ben incollata sul volto, fusa ormai in un tutt’uno con se stessi. Se agiscono mostrando gentilezza, bonarietà, partecipazione emotiva state certi che è solo apparenza, pura manipolazione in vista di un fine ben più concreto e riprovevole.

Frank

I quattro di It’s Always Sunny in Philadelphia sono animali allo stato brado, uomini senza sovrastrutture, rabbiosi, vendicativi, narcisisti ed egoisti esseri in cerca solo di espedienti per sbarcare il lunario. Attorno a loro si polarizzano figure appartenenti a quella stessa marginalità ripugnante: prostitute, preti spretati, vagabondi e tutto quel microcosmo di emarginati della società.

Quando in questo girone infernale di incesti, perversioni e orrori di ogni tipo ha la sfortuna di finire un benpensate l’esito è scontato.

Solo attraverso la prevaricazione, agendo da bestia tra le bestie, potrà uscirne altrimenti finirà per perdersi e perdere la sua vita apparentemente serena e normale. Perché al Paddy’s Pub regna la legge del più forte e le convenzioni sociali non esistono.

It’s Always Sunny in Philadelphia affronta tutte le problematiche sociali più pressanti: dal razzismo, al sessismo, all’omofobia passando per veri e propri tabù come l’incesto e la necrofilia. Li affronta e li riduce in brandelli senza il minimo tatto, mettendoli in scena nel modo più raccapricciante possibile. Nessuna morale, nessun finale edificante, solo l’orrore nella sua più cruda rappresentazione.

It's Always Sunny in Philadelphia Gang

Il tutto riuscendo, colpevolmente, a farvi ridere. Perché It’s Always Sunny in Philadelphia, per quanto paia incredibile, è un prodotto che diverte e coinvolge nella sua orrorifica assurdità. Questi reietti sono ridicoli, clowneschi spiritelli che infestano e fanno marcire tutto quello che toccano: sono privi di ogni sovrastruttura, di ogni perbenismo, di ogni patetismo. E per questo ci appaiono così divertenti, incontenibili e autentici.

Difficile dire se It’s Always Sunny in Philadelphia godrà delle fortune di The Office.

Probabilmente la risposta è no: troppo scorretta e distante dai gusti del pubblico medio per sfondare. Troppo estrema e riprovevole per i più. E poco importa dei giudizi incredibili sui vari aggregatori di recensioni. Troppo inquietante e inquieta come serie, capace di mettere in dubbio tutte le nostre certezze e farci dubitare dell’integrità della nostra morale.

In fondo quello che si cerca sempre è una bella storia. Facendo il verso al titolo di un recente, bellissimo film italiano, It’s Always Sunny in Philadelphia è piuttosto una favolaccia. E al di là dell’accoglienza del pubblico, quello di Amazon Prime Video, ne siamo certi, è l’ennesimo colpaccio messo a segno. Forse solo troppo precoce sui tempi.

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Scritto da Emanuele Di Eugenio

Esteta contemplativo (un modo elegante per dire nullafacente), vive immerso tra libri impolverati e consunti osservando il mondo da una finestra. Che sia quella dello schermo di una tv, di un pc o le pagine di un romanzo russo poco importa.

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