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Il Mostro: quando l’obiettivo non è dare risposte ma spingere a farsi delle domande

Il mostro, una delle migliori serie tv italiane del 2025

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Credo che nel 2025 chiunque nel nostro Paese abbia sentito parlare almeno una volta del Mostro di Firenze. Prima che il true crime assumesse la rilevanza attuale, prima di Elisa True Crime e di Stefano Nazzi con Indagini, quando la diffusione delle storie dell’orrore reale era affidata solo a Roberta Petrelluzzi in Un giorno in pretura e a Franca Leosini con Storie maledette, la vicenda del mostro di Firenze aveva già colpito ben oltre i confini della provincia toscana. Era già entrata nelle menti di tutti e ci era rimasta, perché una storia del genere non si può dimenticare. A distanza di quarant’anni, infatti, non l’abbiamo fatto. Quella del Mostro di Firenze è una storia più viva che mai, e Stefano Sollima le ha dato nuova linfa con Il Mostro. Una serie che mi ha lasciato con qualcosa di diverso da quello che mi aspettavo prima della visione.

Se questa miniserie in 4 puntate può annoverare il fatto di essere la prima serie italiana arrivata in prima posizione globale nella classifica del catalogo Netflix, un motivo ci sarà. Forse ce n’è anche più di uno. Stefano Sollima dei drama dal tono thriller/giallo è un maestro: ha padroneggiato con successo Suburra e serie come Romanzo Criminale e le prime due stagioni di Gomorra, che già lo avevano consacrato a livello internazionale. Eppure con Il Mostro è andato ancora oltre, portando sugli schermi una serie fiction che mette le sue radici in una vicenda quanto mai reale. Una vicenda complessa, più pregna di dubbi che di certezze, in cui l’unica verità conclamata è che non esiste alcuna verità conclamata. Sollima questa realtà l’ha rappresentata pienamente, ed è proprio questa la chiave – o una delle chiavi – del suo successo.

Un mistero lungo sessant’anni

Sono tante le cose su questa storia che non sapevo prima di vedere Il Mostro, tanti nomi e tanti volti che non conoscevo, nascosti da quelli che si sono fatti strada nell’immaginario collettivo e che onestamente mi immaginavo di trovare nella serie. Piccolo spoiler, se non l’avete ancora vista: non è così.

Credits: Netflix

La serie prende il via nel 1982, con una giovane coppia uccisa a sangue freddo nei dintorni di Firenze, mentre è appartata in auto. Le indagini per il duplice omicidio, ultimo di una serie di omicidi seriali dalle caratteristiche comuni, portano a riaprire un vecchio caso risalente a diversi anni prima, nel 1968, quando una coppia di amanti era stata uccisa sempre appartata in auto nelle campagne fiorentine, sempre con la stessa pistola mai ritrovata. È questo evento a dare il via alla cosiddetta pista sarda, che vede come protagonisti quattro uomini che impariamo a conoscere nel corso dei quattro episodi della serie: Stefano Mele, Salvatore Vinci, Giovanni Mele e Francesco Vinci.

La pista è solo una delle linee d’indagine seguite nella ricerca dell’identità – o forse delle identità – del Mostro. Una linea che nella diffusione della storia ha poi lasciato spazio a identità e storie diverse. I personaggi coinvolti hanno davvero giocato un ruolo nella vicenda? Con ogni probabilità, arrivati a questo punto, non lo sapremo mai. E uno dei pregi più grandi della serie sta proprio nel fatto che non pretende di saperlo.

Il Mostro fa una cosa che a tante serie, anche true crime, di solito non appartiene: non si mette alla ricerca di una verità assoluta.

Ciò che ho trovato più inaspettato e anche più interessante è la scelta di Il Mostro di non dare nulla per assunto. Ognuno dei quattro episodi porta avanti la possibilità che uno dei quattro personaggi – o meglio, delle quattro persone – sia il principale ma non necessariamente unico colpevole dell’omicidio che ha con buona probabilità segnato l’inizio dell’incubo del Mostro di Firenze. Ognuna delle versioni raccontate ha la stessa probabilità di essere reale così come di essere confutata, dando vita a un labirinto sempre più intricato di ipotesi che mai corrispondono a fatti concretamente appurati. E alla fine quello con cui ci ritroviamo in mano è la consapevolezza che qualcosa di molto brutto è davvero successo, e che chiunque di loro avrebbe avuto la freddezza di esserne il colpevole. Eppure, forse, nessuno lo è.

Credits: Netflix

La numerosità degli omicidi viene sacrificata per mettere in luce una storia molto più piccola e concreta: quella di Barbara Locci, probabile prima vittima femminile del Mostro, protagonista di un racconto in cui i colpevoli potrebbero essere tanti. Prima di morire, era però stata già vittima di un intero sistema. Ne fa parte il marito, che sembra un uomo vile e senza carattere ma si rivela in grado di fare del male con una violenza subdola, viscida, fisica ed emotiva. Ne fanno parte anche uomini che pensano di poter e dover avere il controllo sulle loro compagne, mogli e persino sulle amanti. La rappresentazione del patriarcato più profondo, viscerale, che caratterizzava la società degli anni Sessanta e che ancora ci portiamo dietro come pesante eredità.

Uno di loro ha davvero ucciso 8 giovani coppie? Forse sì, forse no, ma la verità è che da un certo punto in poi non è neanche più quello che vogliamo sapere.

Arrivati a metà della serie, e compresa ormai la sua struttura, il punto focale di Il Mostro diventa un altro.

Il Mostro si distingue dalla stragrande maggioranza delle serie crime perché la struttura che prevede un colpevole per puntata non ha l’obiettivo di portare a un finale in cui scopriamo che l’assassino è la persona più insospettabile, quella della quale non avremmo mai dubitato. L’obiettivo non è dare spiegazioni, è dipingere un quadro. Seguendo il flow della trama, pennellata dopo pennellata gli diamo forma. E a un certo punto smettiamo di chiederci chi tra gli uomini orribili che abbiamo davanti sia il vero colpevole, se ce n’è uno. Arriviamo a vedere un livello di degrado e violenza tale da ritrovare ovunque un vortice caotico. Smettiamo di cercare risposte che palesemente non avremo e cominciamo invece a farci nuove domande.

Un'immagine dal teaser de Il Mostro, una delle nuove serie tv da vedere nell'autunno 2025
Credits: Netflix

Cominciamo ad andare oltre una vicenda sconvolgente per riflettere su chi siamo a livello sociale, culturale, umano. Tante cose sono cambiate nel ruolo delle donne dagli anni Sessanta ad oggi nella società, nella famiglia, nella coppia. Ma quanto è cambiata la percezione che ne abbiamo? Quanto siamo diversi oggi nella considerazione degli altri come di merce in nostro possesso? E quanto è facile ancora oggi nascondere la verità, coprirla sotto chili e chili di bugie, solo per metterci al riparo dalle sue conseguenze?

Di risposte a queste domande purtroppo non ne ho.

Qualche paragrafo fa, all’inizio di questo articolo, dicevo che ci sono tante cose che sulla vicenda del Mostro di Firenze non sapevo prima di vedere questa serie. Ci sono tante cose che non so ancora oggi, dopo averla vista. Ci sono tante risposte che la serie non mi ha dato perché a sua volta non le ha. Una risposta però ce l’ho, a una domanda che prima non avevo. Cos’è che rende questa vicenda così inquietante? Il fatto che sia così tremendamente priva di certezze, che troppe persone hanno voluto nascondere o forse mai cercare per davvero. È tutto così sbagliato. E, purtroppo, umano nella peggiore accezione del termine.