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Il Collegio 3 – Un tuffo nella scuola del 1968

il collegio 3

Il Collegio è un reality show approdato in un periodo in cui si discute spesso del ruolo delle nuove tecnologie nella formazione dei giovani. Il programma di Mamma Rai, resuscitando antiche prerogative didattiche, è tornato nella sua terza edizione per bacchettarci di nuovo sulla mollezza delle nuove generazioni.

Il 12 marzo è andata in onda la quinta e ultima puntata del Collegio, reality show dalla sinossi affascinante:

“Il Collegio” quest’anno catapulta un gruppo di ragazzi tra i 13 e i 17 anni nel 1968. Un anno speciale, particolarmente significativo e ricco di cambiamenti: nelle piazze il mondo dei giovani è in subbuglio per rivoluzionare la scuola e la società. Riusciranno queste idee a varcare le mura del severo Collegio Convitto di Celana, a Caprino Bergamasco, dove vigono le ferree regole comportamentali e disciplinari degli anni ’60? Come raccoglieranno e reinterpreteranno lo spirito del ’68 che ha cambiato il mondo, gli adolescenti del 2018, cresciuti con più tecnologia che ideologia?

Noi di Hall of Series abbiamo deciso di recensire questa trasmissione dai momenti tragicomici molto intensi e come dicono Marilù e Cora: Signore assistaci tu. Il Collegio è infatti un posto orribile dove i ragazzi vengono tosatisi studia tanto, gli spray antimucche scarseggiano e per cena viene servito il reno.

La prima puntata è dedicata alle presentazioni generali, e subito saltano all’occhio le gèmèlle Fazzini, il diavolo e l’angelo della situazione. Che poi appaiano indistinguibili l’una dall’altra per atteggiamenti poco importa, riusciranno a farsi espellere a pochi giorni dagli esami per cattiva condotta. Non prima di aver coniato l’ululato mmarilùùù diventato presto un tormentone in collegio e sui social.

il collegio 3

Il preside nel suo discorso di benvenuto accenna contrito alle lotte sessantottine, alla circolazione delle nuove idee e alle rivoluzioni in atto e subito si accende il sorriso di Nicole Rossi, la leader che la sinistra cerca da anni e che darà molte soddisfazioni agli spettatori.

Il rito della confisca dei prodotti moderni – accolto da volti fintamente increduli – viene raggirato da chi si è portato appresso due o tre cellulari, chi ha nascosto le cibarie in luoghi impensabili e trucchi nel reggiseno. Igienicamente inquietante la consegna del cellulare di Matias prelevato direttamente dalle mutante alle mani della povera sorvegliante.

Le interazioni di Matias con i compagni e i docenti sono un commovente ritratto della teoria dell’incomunicabilità e per quanto riguarda Giulia appare evidente che senza il suo contributo il programma non sarebbe stato lo stesso, ecco a voi alcune perle:

“Je potevate fa na manicure prima” riferendosi alle zampe di gallina servite come pasto;

A Silvia è una poesia vecchia, passata e in disuso che non sente e non ascolta più nessuno quindi è inutile studiarla e saperla, punto”;

“Posso uscire che sono troppo nervosa sennò spacco qualcosa?”.

Ma la citazione che l’ha resa famosa in tutta Italia è lei:

“Ma che me frega quando è nato Giacomo Leopardi, mica lo incontro per strada e je vado a festeggià il compleanno…è morto, e ciaooo! Sai quante persone non sanno quando so’ nata io?”

Nelle puntate si susseguono altri strafalcioni linguistici, lezioni, litigi, punizioni, sommosse ed espulsioni. E mentre il contatore dell’intercalare “cioè” di Matias si fonde, apprendiamo la differenza etimologica tra gli appellativi fra’ e zio, dove il primo sta a significare fratello e il secondo zio. Già.

Dopo settimane di permanenza, i collegiali sono stati lontano dalla tecnologia ma appena diplomati ha preso il via la corsa ai cellulari, con urla di giubilo seguite da crisi isteriche per la mancanza di segnale.

Appena sono arrivati i telefoni tutti i legami e l’amicizia che c’erano sono spariti.

il collegio 3

La verità è che ero partita con la volontà di asfaltare la terza edizione del Collegio. Ma guardando le scene finali, dal ballo in poi, ho capito di essermi affezionata ai ragazzi e all’atmosfera del collegio stesso. Il format funziona, le vicende sono raccontate bene, il copione – o canovaccio – è ben eseguito. Si tratta di un reality show certo, ma in televisione nulla è lasciato al caso: in tal senso questa edizione ha funzionato meglio delle precedenti.

Fan fact: i professori non sono attori e vi invito a visionare i loro profili Instagram (Maggi sei nel nostro cuore). Per quanto riguarda gli ex collegiali, tra di loro c’è chi ha raggiunto già il mezzo milione di follower, e tra una foto e l’altra – imperdibili quelle in vrenzola/prediciottesimo style – sono già presenti gli inviti agli incontri: voi ci andrete?

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Written by Francesca R. D'Alessio

Sono un miscuglio di elementi eterogenei, per lo più malamente assortiti.
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