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Il Cacciatore, una serie tutta italiana dal valore internazionale

Ho puntualmente la nefasta tendenza a snobbare le fiction e le serie italiane. Che siano prodotte dalla Rai o da Mediaset o da qualunque altra emittente televisiva nostrana faccio sempre un po’ fatica a fidarmi.
Nell’ultimo periodo però ci sono stati dei prodotti veramente degni di nota e ovviamente ho aspettato fino all’esasperazione per vedere anche la serie che finora secondo me si sta rivelando una delle più belle mai prodotte nel bel paese, Il Cacciatore.

C’è da ricordare e da sottolineare che la Rai ha però dato spazio a serie del calibro de L’Ispettore Coliandro, o anche L’amica geniale, senza dimenticare neanche Il Commissario Montalbano. Di qualità ne ha quindi da vendere, ma troppo spesso diamo per scontato che i prodotti italiani non valgano come quelli più internazionali.

Per quanto riguarda Il Cacciatore, in questo periodo in onda su Rai2 tutti i mercoledì, parliamo di un qualcosa che vediamo spesso nelle serie italiane, la lotta alla mafia e tutto ciò che da questo ne deriva, ma qui c’è questo e anche tanto altro.

Il Cacciatore

C’è primariamente una costruzione della scena straordinaria che si accompagna a una cura dei dettagli quasi maniacale. Si nota come ogni elemento sia funzionale alla trama e alla soluzione scenica della serie stessa. Ma iniziamo dal principio.

Sicilia, primi anni ’90. Il magistrato Saverio Barone, interpretato da uno splendido e bravissimo Francesco Montanari, entra a far parte del pool antimafia di Palermo. La regione è ancora scossa dalle stragi di Capaci e Via D’Amelio e la guerra tra clan mafiosi è nel suo momento più florido.
La serie è stata ideata da Marcello Izzo, Silvia Ebreul e Alfonso Sabella prendendo spunto dall’autobiografia ‘Cacciatore di mafiosi’ dello stesso magistrato Sabella.

Il primo punto di forza è senza dubbio lo straordinario Francesco Montanari, che ci offre la spiegazione forse più tecnica e veritiera del perché Il Cacciatore è una serie a tutti gli effetti, lontana dalle solite fiction che molto spesso vediamo susseguirsi sulle emittenti italiane.

La fiction è stereotipo, la serie è archetipo. Nella serie c’è un’esperienza umana, delle persone fallibili, per cui proviamo empatia. Secondo me questa è la forza delle serie“.

Questa citazione che ritroviamo su Movieplayer dà una prima stima dell’attore e di ciò che vuole essere questa serie. Non qualcosa di già visto, nei termini di un tema che è stato affrontato più e più volte, ma una novità degna di nota, degna di essere vista, raccontata e osannata.

Montanari, nei panni di Saverio Barone come abbiamo accennato, è accompagnato da Francesco Foti che interpreta il magistrato Carlo Mazza, alla ricerca di una personale vendetta contro i mandanti dell’omicidio Falcone di cui era grande amico. L’obiettivo più grande è infatti Giovanni Brusca, per arrivare a lui i pesci piccoli saranno tanti e tutti però importantissimi ai fini dell’obiettivo che sembra essere quello finale.

La vera forza di questa serie è la novità. Nonostante tratti un tema già ampiamente preso in considerazione, lo fa con cognizione di causa e con maestria. Si affianca in questo alle grandi serie contemporanee che cercano di avvicinare il più possibile lo spettatore ai personaggi, nelle loro sfumature più profonde. Il protagonista stesso è visto da più angolature, dalla situazione lavorativa, a quella famigliare, passando dal rapporto di amicizia che ha con il suo collega e il suo capo.

Il Cacciatore

Tutto questo mantenendo però il fascino italiano dei luoghi e soprattutto della lingua. La Sicilia che viene raccontata è spiegata nelle immagini e nel dialetto delle conversazioni, si costruisce man mano che si susseguono le scene e anche nei luoghi chiusi emerge con forza a proporsi come modello e come lettura guida della trama della serie.

Ma perché vale la pena vedere Il Cacciatore?

Perché si smette principalmente di fare paragoni con altri prodotti italiani dello stesso genere. Il livello di recitazione è altissimo e non solo da parte dei protagonisti. Ovviamente perché racconta e descrive la Sicilia del tempo strizzando un occhio però alla contemporaneità.

Non fatico a dire che Il Cacciatore è per me la serie totalmente italiana più bella di questi tempi. Non ha nulla di meno rispetto a serie internazionali e vedere un prodotto così sui nostri schermi deve essere assolutamente motivo d’orgoglio.

Leggi anche: Le 5 serie italiane che reggono il confronto con quelle internazionali

Scritto da Alana Santostefano

Si fa fatica a vivere la realtà quando si è capaci di sognare, si è così tanto legati all'astratto che si pensa di dover costruire cose assurde nel presente dell'esistenza unicamente per convincersi di essere vivi.
Sono una sognatrice, una di quelle che si guarda attorno e immagina un'altra vita, una di quelle che non vede l'ora di andare in un posto chiamato 'se stessi' per poter guardare lontano e immaginarsi coperti di nuvole a volare sul tempo.

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