Vai al contenuto
Home » I Simpson » I Simpson 6×13 – La puntata in cui Homer dimostrò di essere un grande padre

I Simpson 6×13 – La puntata in cui Homer dimostrò di essere un grande padre

Sembrava una puntata de I Simpson come tante. Dopo sei stagioni, ormai, lo schema sembrava piuttosto ovvio, sebbene sempre irresistibile. E invece Matt Groening ci sorprese per la duecentesima volta. Come aveva già fatto, e come continua a fare seppur senza la genialità di un tempo. Homer è là, sul divano (e dove altro potrebbe essere?). Urla sguaiato qualcosa a Lisa e Bart mentre sua madre Marge – ops! – sua moglie, gli ricorda la sua promessa: dedicare uno (un misero!) giorno a settimana per stare in famiglia. Ha inizio così una parentesi familiare che nessuno dei presenti, eccetto Marge, vorrebbe aprire. Un’agonia. Così Lisa, la più intraprendente, propone di sfogliare l’album dei ricordi. Quanti bei momenti passati davanti… a quel televisore, declama trasognato Homer. Insomma, sembrava una puntata come tante finché Homer, quello di birra e ciambelle, non dimostrò di essere un grande padre. Il tredicesimo episodio della sesta stagione de I Simpson (che potete recuperare su Disney+) inizia con una tragedia, quella in cui una famiglia comune si sente in trappola. Evolve in commedia, tra risate, sarcasmo e frecciatine, e termina lasciandoci in una pozzanghera di lacrime di tenerezza, amarezza e malinconia. Scritto da Jennifer Crittenden e diretto da Swinton O. Scott III, E con Maggie son tre (And Maggie Makes Three) uscì negli States il 22 gennaio 1995. Homer ha un piano: licenziarsi e inseguire il lavoro dei suoi sogni, ovvero lavorare al bowling come “uomo-birillo”. I legami del posto fisso, grazie a un misero aumento, sono stati spezzati e la centrale nucleare può andare a quel paese. L’episodio è una miscela irresistibile di azione (le incursioni dei terroristi!), demenzialità (la testa di Mr. Burns suonata da Homer), parodie (Homer che spara in stile James Bond), gag e battute irriverenti (quelle di Bart!). Ma è anche un pugno allo stomaco di denuncia sociale. Uno spaccato dell’America, quella della Coca-cola, dei debiti, della tv via cavo e del lavoro-ricatto.

Perché non esistono foto di Maggie? Domanda Lisa nella 6×13 de I Simpson.

I Simpson, 6x13
I Simpson, 6×13

La serata familiare ha sollevato un dubbio: perché l’album di famiglia è pieno di foto di Bart e Lisa, ma non c’è traccia di Maggie (Quanto costa (e perché) Maggie Simpson?)? Così Homer inizia a raccontare, a modo suo, il momento in cui Maggie venne al mondo. Bart si prepara per andare “in letargo”, invece Homer stupirà tutti con effetti speciali. All’improvviso un guizzo si accende in quelle pupille vitree e bidimensionali. Lo percepiamo. Percepiamo l’amore che prova non soltanto nei confronti di birra e ciambelle. L’amore che prova per la sua famiglia è nascosto, avvolto da un doppio strato di pancetta e inettitudine, ma c’è. L’episodio 6×13, così come le prime stagioni de I Simpson, sa come farci ridere e piangere allo stesso tempo. Homer Simpson è spesso un enigma che delude e sorprende sia noi spettatori, sia la sua famiglia. Eppure, sotto gli strati fatti di grasso, birra e scemenza, Homer ha un cuore d’oro. And Maggie Makes Three racconta quindi la storia della nascita della terza, e per niente desiderata, figlia Maggie, la quale è stata messa al mondo distrattamente. Forse sarà per questo che non si sono presi nemmeno la briga di scattarle qualche foto? Maggie è quindi un fardello così ingombrante che non merita nemmeno di presenziare nell’album di famiglia? Ovviamente nel corso della puntata scopriremo che non è così. Ma scopriremo anche qualcosa in più su Homer, sul significato di essere padre e perfino qualcosa in più su noi stessi.

Siamo nel 1995 e in barba alle decine di sit-com familiari rassicuranti e divertenti, fatte di baci, abbracci e problemi risolti con il sorriso sulle labbra (#VenerdiVintage – La classifica delle 10 migliori sitcom anni ’90), I Simpson ci propongono l’esempio più riuscito dell’adulto irresponsabile, un uomo-bambino che si fa accudire dalla moglie. Homer è forse il peggior padre-marito-impiegato-persona di sempre. Ma anche Homer ha diritto a inseguire i propri sogni. Per questo Marge lo lascia fare (sebbene il marito non le riservi la stessa premura e non si accorga nemmeno del pancione!). Lo vediamo “lucidare palle da bowling e pelata”, godersi il suo sogno di “uomo-birillo” provetto (qualcosa in cui eccelle davvero), ignaro che la sua “palla” ha fatto davvero strike: un terzo pargoletto sta per arrivare, proprio quando Homer aveva tutto e tutto era perfetto.

E con Maggie son tre (And Maggie Makes Three) è un episodio perfetto!

Homer Simpson
Homer Simpson

Non lo pensiamo solo noi insieme a milioni di spettatori che lo hanno acclamato. Lo pensa perfino Ricky Gervais, il quale lo considera il suo secondo episodio preferito de I Simpson perché, a suo dire, è sorprendentemente saggio e profondo per essere una puntata di una sit-com animata: “Le cose non vanno sempre come previsto… mi viene un nodo alla gola solo a ripensarci”. L’episodio ha un equilibrio perfetto. Dark humor sul tema delle gravidanze impreviste, il costo reale di mettere al mondo un (altro) figlio, le rinunce, i debiti e la precarietà del lavoro e della vita, temi attuali negli anni Novanta così come lo sono oggi, dopo quasi 30 anni; e ancora, lo sfruttamento sul lavoro, l’alienazione, il fumo passivo e la solita malvagità delle sorelle di Marge (in barba a spirito di sorellanza e solidarietà femminile). Insomma la 6×13 de I Simpson è una dose perfetta di scorrettezza, saggezza, tenerezza e disillusione che ci colpiscono ancora oggi come una doccia gelata mentre sguazziamo in una vasca di illusioni, come fa Homer. È un cortocircuito di aspettative e amara consapevolezza.

Un personaggio così immaturo che incarna tutti i vizi e i difetti dell’americano medio ottuso, materialista e infantile a un certo punto, senza preavviso, ci stupisce. Non è un plot twist né un cambio di direzione incoerente. È una discesa in profondità nell’animo di un personaggio che non smettiamo mai di conoscere abbastanza e che è tutto fuorché bidimensionale. Nell’episodio, tra l’altro, viene svelato anche il motivo della sua calvizie! L’impegno che mette per avere l’aumento – compreso leggere dei libri – ci colpisce. Certo, il piano di marketing del bowling elaborato da Homer faceva davvero schifo, ma l’impegno è stato notevole. E così scopriamo che il lavoro alla centrale nucleare non è un’etichetta che Matt Groening gli ha appiccicato addosso per suscitare ilarità. È una scelta consapevole e stoica compiuta dal suo personaggio, che ormai vive di vita propria. “E così è tornato strisciando” all’inferno, da Mr. Burns che lo accoglie con tanto di placca de-motivazionale per ricordargli la sua condanna eterna. È sempre il solito Homer, incapace di ascoltare e di rendersi conto perfino che Marge ha rotto le acque. Ma è umano, complicato e affascinante. Maggie è stata un problema finché non afferra il pollice di Homer e trasforma l’espressione preoccupata del papà, sempre vacua e annoiata, in un’espressione densa d’amore.

Don’t forget to be human, Homer

I Simpson, Maggie
I Simpson, Maggie

Do it for her. E così quella targa de-motivazionale che recitava “Don’t forget: you’re here forever” si trasforma in un auto incoraggiamento: Fallo per lei, cioè per Maggie. Perché lo sappiamo, Homer non è la miglior persona sulla faccia della Terra. Non è un genitore, un lavoratore, un amico né un partner modello. Non è intelligente né acuto. Non ha nessun talento, se non quello di provarci. Homer, a modo suo, ci prova ogni giorno a fare del suo meglio. Il rischio che dimentichi di avere una terza figlia, e di sedarcisi sopra sul divano, è alto. Eppure, nella sua mediocrità e inettitudine, Homer ci prova con tutto sé stesso. E forse ci insegna che essere bravi genitori (e bravi esseri umani) significa proprio questo: provarci, provare sempre a essere migliori per qualcuno di speciale.

Homer, I Simpson, Don't forget: you're here forever (640X360)
Homer, I Simpson, Don’t forget: you’re here forever (640X360)

Il personaggio più egoista, infantile, individualista e inetto de I Simpson – grazie a una scrittura sensibile, acuta e mai indulgente – ci ha mostrato un’altra delle sue tante facce e ci ha servito una bevanda di emozioni e riflessioni che non ci aspettavamo nemmeno di bere a inizio puntata. Quel lato di sé è sempre esistito, schiacciato però dai suoi atteggiamenti discutibili e infantili. Il finale della puntata 6×13 de I Simpson è forse uno dei finali più teneri, ma anche dolceamari, dell’intera serie animata. Infatti, a pensarci bene, il messaggio non è dei più positivi, soprattutto agli occhi di un spettatore odierno. La condizione di genitorialità intesa come sacrificio, abnegazione di sé stessi e resilienza non è un messaggio positivo né da emulare.

Homer non è una cattiva persona, lo sapevamo già, ma forse non avrebbe mai dovuto mettere al mondo dei figli. Forse non ha nemmeno ben chiaro l’atto stesso del concepimento, che mima davanti ai suoi figli in modo grottesco. Malgrado Homer metta quasi sempre sé stesso davanti agli altri, essere genitori non dovrebbe significare nemmeno sacrificarsi e rinunciare a inseguire i propri sogni, a realizzarsi come esseri umani. In questa puntata, dunque, Homer ha dimostrato di essere un gran padre non certo perché ha rinunciato al sogno di essere “l’uomo-birillo”. Dubitiamo fortemente che questo sia il messaggio contenuto nel finale. Per dirla come Ricky Gervais, il finale ci ricorda soprattutto che la vita non va mai come vogliamo. Tuttavia dobbiamo saper aggiustare il tiro e trasformare le cose brutte, quella targa insulsa e svilente, in qualcosa di bello e significativo.

I Simpson, E con Maggie son tre (640X360)
I Simpson, E con Maggie son tre (640X360)

Il finale di E con Maggie son tre è emozionante, tenero, ma anche inaspettatamente amaro. Una torta multistrato in cui comicità e demenzialità, tenerezza e oscurità, denuncia sociale e satira di costume sono bilanciate alla perfezione. Non ci sono foto di Maggie nell’album di famiglia perché Homer le porta tutte con sé in quella postazione di lavoro alla centrale elettrica che tanto odia, ma che garantisce alla sua famiglia un futuro. Anche Homer, quello di birra e ciambelle, a modo suo, è capace di compiere gesti altruistici e pieni di amore. Le foto di Maggie su quella parete sono la colla che usa ogni giorno per riparare una stortura, un’ingiustizia personale, ma anche collettiva. Il finale è emozionante sì, perché ci mostra il lato tenero, che ignoravamo, dell’Homer genitore. Ma è anche uno dei più amari perché ci mostra l’altra faccia dell’essere genitore e cosa significa esserlo nella società odierna, in un mondo che ci vuole alienati e iper-produttivi.

Così, a fianco alla svolta tenera, si staglia anche un’altra chiave di lettura, molto più oscura e profonda. Una chiave di lettura inquieta ed esistenziale, che mette in luce i sacrifici personali, i ricatti e i compromessi che un uomo semplice, come Homer, sopporta in un mondo che lo schiaccia e lo colpisce come un birillo mentre lui vorrebbe soltanto essere “l’uomo-birillo”.