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Ma che belli che erano I Liceali

Sembra proprio che Amazon Prime Video stia cercando in tutti i modi di impedirmi di laurearmi. Come, vi starete giustamente chiedendo amici lettori. È semplice: la famosa piattaforma di Streaming ha caricato sul suo portale I Liceali, questo misto di nostalgia, drammi adolescenziali e rimpianti che inevitabilmente mi spinge a rinunciare a intense sessioni di studio e dunque mi conferma per l’ennesima volta detentrice della medaglia d’oro nella disciplina olimpionica invernale del salto dell’appello.

Da quando su Prime Video è apparso I Liceali sono finita in un vortice di ricordi che odora di Topexan, di sigarette dei pacchi da dieci al gusto menta e tisane alla valeriana, insomma… odora di adolescenza, la mia adolescenza. Non immediatamente, dato che alla messa in onda della suddetta serie avevo 11 anni e non capivo poi così bene lo spessore delle tematiche trattate nonostante all’epoca ero molto più sveglia di quanto sono adesso. Ma diciamo che sarebbe stata, in un’interpretazione molto romanzata e perché no anche un po’ forzata forzata, un’avvisaglia del mio futuro.

I Liceali

Quand’ero al liceo, infatti, grazie ai potenti mezzi della scarsa programmazione estiva della Mediaset, ho avuto la possibilità di riguardarla e vi dirò ai tempi ebbi l’opportunità di rivalutarla, ma mai come questa volta. I miei drammi col greco e con latino erano gli stessi di mezza classe e nonostante i miei insegnanti non fossero per niente come il professor Cavicchioli o come la prof. di Elena del 5°B, il terrore per le declinazioni, i paradigmi e le versioni era lo stesso e a fine anno il 2 alla Cavicchioli restava davvero 2. E così anche i drammi emotivi, le paure, ma soprattutto i sogni e le speranze.

In questi giorni, complice l’ansia da esami, l’astinenza da Un professore e altri fattori come l’insonnia, mi sono dedicata all’ennesimo rewatch di quel gruppo di scalmanati che rendevano il liceo un posto tremendamente spaventoso, ma allo stesso tempo molto più interessante di quanto sia in realtà (si fa per ridere o forse no). Lontani i miei giorni tra i banchi e lontana l’iperemotività dell’adolescenza ho potuto vedere la serie con un occhio diverso, l’occhio di chi determinate esperienze le ha già vissute e che ora può guardare a quei ragazzini con un po’ di nostalgia, forse anche un pizzico di tenerezza e compassione e intenerirsi di fronte alle loro reazioni, alle loro emozioni così grandi e alle loro paure che sembrano totalizzanti.

E posso dirvelo senza mezzi termini: I Liceali era una serie tv davvero tanto bella. Ultimamente ha spopolato la serie di Rai 1, Un Professore con uno straordinario Alessandro Gassman, una straordinaria Claudia Pandolfi e gli ormai idoli degli adolescenti (e non) Nicolas Maupas e Damiano Gavino. E le due serie, seppure ambientate in tempi completamente diversi, hanno – in realtà – molte cose in comune e no, non mi riferisco solo alla presenza della Pandolfi in entrambe.

I Liceali

Tutte e due raccontano un mondo che da sempre affascina e offre materiale per i racconti: l’adolescenza. Entrambe la sviscerano, la analizzano, la raccontano in ogni sua sfaccettatura provando a restituire al pubblico un’immagine realistica e una storia interessante da poter guardare con o senza impegno. In entrambe le serie vengono trattati temi di fondamentale importanza come i conflitti intergenerazionali, le problematiche che affliggono e affliggevano già ai tempi i ragazzi come il bullismo, la ricerca di un’identità, la voglia di scoprire la sessualità, la pericolosità dell’era digitale e tutto questo senza mai sembrare troppo pesante.

Ci sono diversi momenti e diverse storie così simili da sembrare quasi uguali in entrambe le serie. Come il caso di revenge porn che vede protagonista sia Margherita Zanobini de I Liceali che Monica Altieri di Un Professore. Tempi diversi, mezzi di diffusione diversa, ma stessa identica problematica. Il segno che forse, nonostante gli anni passino, certe situazioni siano ancora un cancro incurabile del quale avremmo già dovuto liberarci nel 2008 quando ancora il termine per definirl non era stato inventato.

Idem per le dinamiche riguardanti l’omosessualità che ne I Liceali, paradossalmente viene trattata in modo quasi più progressista ed emancipato rispetto alla controparte odierna che ha suscitato non poche polemiche tra gli spettatori, polemiche più che valide (qui i dettagli sulla scena di Un professore che ha fatto infuriare i fan). Lo stesso possiamo dire della relazione genitoriale tra il professore di turno e la sua progenie. Se da una parte abbiamo un padre con una figlia il cui rapporto idilliaco sembra peggiorare a vista d’occhio, dall’altro abbiamo un rapporto padre-figlio conflittuale, ma che sul finale migliora. Ma alla base c’è la comune vergogna dei ragazzi di ammettere il legame di parentela col genitore. E la figura genitoriale in questione è sempre un po’ egocentrica, fuori dalle righe: è sempre il più figo di tutti, tranne che per la propria famiglia.

I Liceali

Ma lasciamo andare questo confronto con Un Professore che non ho la più pallida idea da quale posto del mio cervello sia venuto fuori e torniamo alla strepitosa I Liceali.

I Liceali ti fa sempre sentire a casa. Basta il viso bonario di Giorgio Tirabassi per sbloccare ricordi stupendi. Lui con il suo Antonio Cicerino ci ha fatto sperare di poter incontrare un professore con la stessa nobile missione dell’insegnamento per passione, per voglia di far crescere le menti allontanandosi dagli schemi imposti e trovando nuovi e bizzarri modi per nutrire le giovani menti. E poi la schiettezza, il cinico realismo della professoressa Enrica Sabatini che fino all’arrivo di Cicerino era imprigionata nel suo ruolo e che, poco dopo, riesce a ritrovare l’interesse e la passione per il suo mestiere più che per la materia che insegna. E poi ancora la professoressa Desmoulins incasinata, sognatrice, romantica, anche un po’ folle a cui volevi profondamente bene anche se sapevi che avrebbe trovato il modo per finire in qualche situazione scomoda o imbarazzante.

E i ragazzi tutti, dal bel e tormentato Claudio Rizzo che era così arrogante, arrabbiato, prepotente e stron*o con chiunque che odiarlo sarebbe dovuta essere la cosa più semplice, ma che era così bello e così problematico da scatenarmi la sindrome della crocerossina. Il suo occhio triste – caratteristica per cui ho un debole inspiegabile – nascondeva gradi dolori come la malattia del fratello, la sua morte e una situazione famigliare decisamente disastrosa. E non dimentichiamo il più stupido e insopportabile tra gli alunni, Schifani, interpretato all’ora da un giovanissimo Lorenzo Richelmy (il Marco Polo dell’omonima serie Netflix) che detestavi l’80% delle volte.

E ancora Valerio, Lucio, Cristiano, Margherita, Lucia, Fabio, Daniele, Valentina, Jasmine, Costanza, Tommasi, l’ultima arrivata Monica e ancora Elena, la figlia del prof e le sue due bizzarre amiche Laura e Stefania. Insomma, ciascuno di loro ci ha dato motivi per affezionarci nonostante non ci fossero tutti simpatici: Valerio con la sua onestà e la sua bontà d’animo, Lucio con la sua innata simpatia e concretezza; Cristiano con la sua capacità di redimersi e di ritrovare la retta via; Margherita con la sua dolcezza e la sua storia ci ha inevitabilmente portato a empatizzare con lei e a volerle bene; Lucia vittima dell’inesperienza adolescenziale e protagonista di una delle storie più interessanti de I Liceali, storia non così improbabile come si potrebbe pensare.

E ancora l’essere nerd di Fabio; la turbolenta storia famigliare di Daniele; la sciocca, ma adorabile Valentina; la bellissima Jasmine e i suoi comportamenti da reginetta della scuola che spesso ci portavano a non sopportarla; la prontezza, l’intelligenza e la sensibilità di Costanza; la tenerezza e l’ingenuità di Tommasi, ma anche il suo cuore grande e la sua sensibilità; la problematicità e l’ostilità di Monica che sembrava così indomabile, ma per cui alla fine non potevi non tifare e a cui non potevi non volere genuinamente bene.

E poi Elena, la figlia del prof alla costante ricerca di una dimensione personale e indipendente dalla figura ingombrante del padre e le sue amiche… particolari che però erano simpaticissime, soprattutto per via della loro ossessione per qualunque cosa riguardasse la sfera sessuale. Insomma, ciascuno di loro, compresi anche i ragazzi del cast della terza stagione di cui so a memoria il monologo sulla maschera di Mario e che poi – forse – potremmo considerare un nuovo capitolo de I Liceali, un po’ come per Degrassi e le sue generazioni, ci ha fatto emozionare, appassionare e affezionare.

Ci siamo affezionati a I Liceali perché nonostante tutto, la classe del professor Cicerino ci è entrata nel cuore e ci ha raccontato un’intera generazione, riuscendo – anche a distanza di tempo – a parlare anche a quelle attuali senza mai perdere l’intensità del messaggio che portava. È tuttora una serie capace di mettere in evidenza le difficoltà del mondo adolescenziale e anche di quello adulto e lo fa mostrando il conflitto che necessariamente si crea al momento della collisione dei due mondi.

Perciò, come ieri, come oggi e come domani: I Liceali era proprio una serie bellissima!

P.s. l’unica pecca è una regia basilare al limite dell’insufficienza, qualcosa che credevo fosse causata dagli anni in cui è andata in onda ma vedendo com’è girata anche Un Professore comincio a credere che il mondo della serialità e della fiction italiana abbia grandi problemi con le scelte di regia per le serie ambientate nei licei. Ma questo tema ce lo teniamo per approfondirlo un’altra volta, forse, chissà.

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