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Homecoming: la paranoia è di casa

Homecoming, la prima serie tv con Julia Roberts diretta da Sam Esmail (showrunner di Mr Robot) ha un’unica vera protagonista: la paranoia.

Composta da due stagioni e disponibile nel catalogo Amazon Prime Video, Homecoming è un’angosciante conspiracy thriller in stile hitchcockiano che mette in scena alcuni inquietanti metodi sperimentali di cancellazione della memoria, attuati dal Governo, con il fine di far superare traumi emotivi ai soldati appena rientrati dalla guerra, in modo da essere più velocemente pronti a ripartire. Il vantaggio di questo metodo (di cui i soldati sono all’oscuro) sarebbe nel risparmio economico e di formazione di nuova forza armata. Il tutto si svolge nell’Homecoming Transitional Center, un asettico grigio ma modernissimo centro riabilitativo in cui i soldati sono seguiti da medici e psicologi, tra cui Heidi Bergman (Julia Roberts) che tiene colloqui giornalieri e sedute psicologiche con tutti gli ospiti della struttura credendo di aiutarli a reinserirsi nella vita civile. Non conosce, però, la reale natura del centro che, attraverso un dosaggio gradualmente crescente di una droga specifica, finisce per azzerare la memoria dei malcapitati soldati. (Parlando di Julia Roberts, ricordate quando vi abbiamo svelato il motivo della sua apparizione in Friends?)

Homecoming

La prima stagione si apre con il focus su Heidi, rappresentata nella stessa puntata sia nei panni di assistente sociale del Centro sia in quelli di cameriera di una tavola calda. Nelle scene in cui la osserviamo intenta a servire ai tavoli, la risoluzione cambia e l’inquadratura si restringe, occupando solo un piccolo quadrato dello schermo, che ritorna invece in full screen quando torniamo all’Homecoming Center. Queste due tipologie di proporzione capiremo, nell’arco delle puntate, essere finalizzate a distinguere il presente (ridotto, offuscato, con una visione non totale delle situazioni) dal passato. Heidi, infatti, non ricorderà nulla della sua esperienza all’Homecoming, fino a quando un agente dell’FBI che indaga sulle attività del Centro al seguito di una denuncia sporta dalla madre di un soldato, non si presenterà alla tavola calda, aiutandola a mettere insieme i pezzi. Questo artificio visivo riesce a confondere e angosciare sempre di più lo spettatore, che si sentirà asfissiato nelle scene con lo schermo rimpicciolito tanto quanto la sua protagonista Heidi, complici anche i colori molto tetri e grigi utilizzati nell’arco di tutte le sequenze. La presa di coscienza dei tasselli mancanti porteranno, sul finale, all’ingrandimento definitivo dello schermo, ricongiungendo armoniosamente il passato e il presente. Seppur Heidi riesca a trovare tutte le risposte e l’amore (platonico) nel soldato Walter Cruz (Stephan James), il caso sulla Homecoming è tutt’altro che chiuso, e sul finale vedremo uno strano prototipo di prodotto apparentemente cosmetico in roll-on che la dipendente Audrey Temple (Hong Chau) della controversa azienda si spalma sul polso per calmarsi nell’immediato da uno stato nervoso.

La seconda stagione cambia sia il suo regista (come si può percepire in modo immediato dall’assenza di tutto ciò che aveva caratterizzato la prima stagione: inquadrature, colori, campi visivi) che la sua protagonista, che diventa Janelle Monáe (Jacqueline Calico nella serie). Nella primissima scena vedremo proprio Jacqueline che si risveglia su una barca in mezzo a un lago, senza sapere né come ci sia arrivata lì né la sua identità. Ecco che il punto forte della serie si prende tutta la scena: la paranoia data dal non essere a conoscenza di nulla, che accomuna tanto lo spettatore quanto i protagonisti stessi, che collegheranno i pezzi sempre a ritroso (vi riproponiamo, se siete fan delle atmosfere angoscianti e noir, le 5 serie presenti su Netflix hard-boiled noir che vi abbiamo proposto in questo articolo).

Cercando di risalire alla sua identità tramite documenti che si trova nelle tasche e altri indizi come un tatuaggio (tipico dei Marines) che ha disegnato sul braccio, crederà di essere un soldato di nome Alex Eastern. Quel passaporto che trova però è falso, e la nostra protagonista scopriremo essere la fidanzata della Audrey Temple che abbiamo conosciuto sul finale della prima stagione, partita con l’identità fittizia di soldato per essere più convincente con Walter Cruz (sempre lui, il soldato che era riuscito a scappare nella prima stagione ma che non aveva recuperato la memoria). Walter, infatti, comincia a farsi domande sul suo passato e sul buco nero della sua memoria che era l’Homecoming Center. Jacqueline, non conoscendo fino in fondo la natura del lavoro della sua ragazza, si ritrova a bere dalla fialetta del roll-on calmante, e questa sarà la causa della sua grave amnesia. Tutti i pezzi si rimettono insieme nel finale, quando riuscirà insieme a Walter a raggiungere il Centro, e quando il contadino che produce le bacche da cui ricavano i roll-on si rifiuterà di vendere il suo terreno al Governo e a essere quindi complice dei macabri esperimenti sulla memoria.

La seconda stagione risulta nel complesso più debole della prima, sia visivamente che come sceneggiatura, replicando in modo speculare quanto già era successo nel primo capitolo. Essendo infatti una serie che gioca tantissimo sulle sensazioni, replicare un sentimento tanto potente quanto l’angoscia e la paranoia non può mai avere due volte lo stesso effetto sullo spettatore. Nonostante questo, sia l’interpretazione brillante della sua nuova protagonista, sia la qualità indiscussa del prodotto, rendono la serie un must watch assoluto del catalogo Amazon Prime Video, che riesce a tenere incollati allo schermo dall’inizio alla fine, spinti dal desiderio di sapere cosa sia successo e dall’esigenza alla verità, poiché, diceva qualcuno, la paranoia è una forma di consapevolezza.

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