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Dal punto di vista della vittima – Il male di Hannibal

Hannibal

Attenzione: evitate la lettura se non volete imbattervi in spoiler su Hannibal 

Respiro a fatica.
Riesco a seguire il soffio d’aria che dalla mia pancia sale piano, lo sento arrivare su e spingere per uscire via, ma le mie lacrime sono d’impedimento. Ributtano giù il respiro, violentemente. Sento il mio corpo lottare contro di me, riesco solo a singhiozzare.

Lo vedo davanti a me. Gli occhi spalancati, la pistola che pian piano scivola giù. È lui ad avermi salvata, adesso ne sono convinta. E forse, è già troppo tardi.
Tra le lacrime che ormai non riescono più a scendere ho l’impressione di non essere più concreta. Come quando sai di essere nel mezzo di una tempesta, poco prima che si scateni l’inferno. Bastò poco tempo, bastarono quegli istanti di pensiero e l’inferno venne davvero. Ha gli occhi di un uomo e le fiamme di una lama piantata nella pancia.

Immagino la punta trafiggere il formarsi del suo soffio d’aria, perché come Will, credo di avvertire la stessa sensazione.

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È la punizione di chi ha creduto nella redenzione, di chi ha continuato a soffiare sulla fiamma accesa. Siamo il male, e come il male dobbiamo estinguerci per mano di chi ci ha creato.

“Il tempo è tornato indietro”

Lo tiene stretto a sé, imprigionato nelle sue carezze, in un dolce e fatale abbraccio. Sono ferma, immobile nel mio terrore, vorrei aiutare Will ma non so cosa fare, per troppo tempo sono stata vittima di Hannibal. Con lui il mio ego è esploso e la mia innocenza quasi scomparsa. Non sono più in grado di scegliere.

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“Credevi di potermi cambiare, come io ho cambiato te.”

Non posso fare a meno di chiedermi cosa sarebbe successo se solo io non ci fossi stata. La deriva del loro rapporto, la fine, sarebbe arrivata comunque?

“Il destino e le circostanze ci hanno riportato al momento in cui la tazza da the si frantuma. Io ti perdono. Puoi perdonarmi?”

Aspettavo una sua risposta e quel no stretto fra i denti, detto piano ma con forza continua l’opera di distruzione che quell’atmosfera aveva iniziato.

“Abigail, vieni da me.”

Quelle parole risuonano stonate nella mia testa, è il mio unico appoggio, adesso è rimasto solo lui. Il male, e non posso farne a meno. Mi offre la sua mano, non so più come sottrarmi. So ormai che quel destino e quelle circostanze hanno riportato indietro anche me. Solo che io non posso più essere perdonata. Mi è già stata data una possibilità, adesso sono solo un oggetto da condividere che non ha più senso d’esistere. Non c’è più il legame che mi teneva incollata alla vita, un pezzo del rapporto per cui esistevo ancora sta ormai morendo. Ed io. Beh, a me toccherà la stessa sorte. Niente può più essere contenuto. Il disastro non si ferma, finché tutto non torna ad essere caos. Rimango solo io, il caos vincerà solo dopo avermi distrutta.

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La lama arriva improvvisa. Sento sfocare la voce di Will, continua a dirlo, continua a negare il male. Ma io lo sento, sento la lama e la vita, sento il ricordo di una morte sfiorata e la paura della fine. È tutto lì, in quell’istante che dura in eterno, in quel soffio d’aria che finalmente trova la sua strada, ma che ormai non serve più.

D’istinto cerco di avvicinare la mano alla gola, poco prima del silenzio. Ero scivolata negli schizzi del mio stesso sangue. Riesco quasi a non sentirmi più, sto perdendo vita, mi sento andare via nei rivoli rossi dell’esistenza che piano mi abbandona. Ho l’impressione di scomparire un po’ alla volta. Come per lasciarmi viva il più possibile, per creare un’ultima, indimenticabile scena, per lasciare che io viva nei ricordi di quegli ultimi istanti. Perché sono gli ultimi, lo so.

“Butta indietro la testa, chiudi gli occhi e immergiti nella quiete del fiume.”

Mi sento svenire.
La sua mano, la sento coprirmi la gola, ormai non trovo più nessuna delle mie sensazioni, non so più dove sono. Riesco a vivere in piccoli istanti di respiro, vivo nel dettaglio di quella minima forza che mi alza e mi ributta a terra, quanti ancora? Quanti ne restano?
Will. Will sono qui. Non lasciarmi sola. Tienimi stretta in quei respiri.
Riportami indietro. Lontano da questa fine.

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Da qui però non si torna indietro. Non insieme.
Magari è così che troverò la pace, forse è la libertà quell’insistente idea che ho di lasciarmi andare. Suppongo sia così. Perciò Will, è qui che devi smettere.
Lascia straripare la fine da questo momento. È finita. È la mia vita che va via da me.

Quello che vedo aprendo a fatica gli occhi per l’ultima volta, è la vita in un istante, sono gli occhi di un padre tradito. Mi vedo morire nella sua disperazione.

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Written by Alana Santostefano

Si fa fatica a vivere la realtà quando si è capaci di sognare, si è così tanto legati all'astratto che si pensa di dover costruire cose assurde nel presente dell'esistenza unicamente per convincersi di essere vivi.
Sono una sognatrice, una di quelle che si guarda attorno e immagina un'altra vita, una di quelle che non vede l'ora di andare in un posto chiamato 'se stessi' per poter guardare lontano e immaginarsi coperti di nuvole a volare sul tempo.

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