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Joey Tribbiani, tra l’intelligenza emotiva e l’innocenza di un bambino

Proviamo per un attimo a immaginare come si sarebbe evoluta Friends se non fosse mai stato concepito il personaggio di Joey Tribbiani.

Quello a cui avremmo assistito, per la prima volta dal 1994 al 2004 e poi durante ognuno degli innumerevoli rewatch della serie, sarebbe stata la crescita di cinque inseparabili amici. Chandler, Ross, Monica, Phoebe e Rachel ci avrebbero commosso con ogni singola sfaccettatura che Friends avrebbe lentamente enucleato dai loro caratteri e messo in luce, episodio dopo episodio. Non sarebbe cambiato nulla quindi, o almeno così sembrerebbe. Perché la differenza nell’aver invece conosciuto Joey si intrufola, silenziosa ma determinante, nella stessa essenza di Friends, a partire dal nome della serie.

Il sostantivo “friends“, infatti, rimanda all’idea di un eterno presente: non significa “evoluzione di un’amicizia“, “gruppo di amici che cercano la loro strada” o “ragazzi che insieme diventano adulti“. Significa, banalmente e semplicemente, “amici“. Punto. Non si sa dove il loro rapporto andrà a parare, quanti ostacoli riusciranno a oltrepassare grazie al loro legame fraterno, o come cambierà il loro sentimento nel corso degli anni. La serie ha scelto di prelevare un solo fotogramma del suo intenso e lungo percorso e di porlo al centro dell’attenzione: la storia di Friends è, prima di tutto, il racconto di un affetto senza tempo, senza pretese e senza ambizioni. E l’unico personaggio che può farsi portavoce di questo racconto, è quello di Joey.

Friends

L’esuberante italoamericano interpretato da Matt LeBlanc, infatti, sembra incastrato in un arco temporale cristallizzato, da cui arriva il profumo dell’infanzia come dal forno si dischiude l’aroma del pane.

Bambino intrappolato nel corpo di un uomo, Joey non sa cogliere l’ironia e non conosce la cattiveria. Con la leggerezza dell’ingenuità percorre allegramente un sentiero senza sbocchi né deviazioni, sospeso in una dimensione incontaminata e irraggiungibile ai più. I suoi amici, dal canto loro, nutrono verso Joey un forte senso di protezione, come nei confronti di un fratello minore o di un cuginetto: vediamo spesso Chandler “prestargli” denaro che non gli tornerà mai indietro (a proposito: sapete a quanto ammonta il debito di Joey?) e occuparsi delle sue bollette, oppure Monica conservare in frigo deliziosi piatti preparati apposta per Joey. E nel finale di serie scopriamo che Monica e Chandler hanno addirittura previsto nella loro nuova casa una camera destinata al loro migliore amico: la conferma estrema che Joey non maturerà mai, né è minimamente intenzionato a farlo.

Tutto questo non vuol essere un modo gentile per alludere a una verità ovvia per chiunque si approcci a Friends, cioè che Joey sia un eterno Peter Pan talvolta un po’ tonto. È piuttosto l’elogio a un personaggio la cui scarsa acutezza è priva di quella sterilità che la erigerebbe a difetto fine a se stesso, ma è invece relegata a fungere da essenziale contraltare di un animo puro, genuino. La sua spontaneità lo rende, paradossalmente, saggio: è sempre a lui che si rivolgono i suoi compagni di avventure per confidarsi, riuscendo a esprimere i loro pensieri più profondi proprio perché la semplicità di Joey è in grado di toccare corde dell’animo umano che altri non riuscirebbero a raggiungere, impegnati come sono a concentrarsi sul proprio castello di sovrastrutture mentali.

Joey invece affronta la realtà così com’è, nella sua più trasparente linearità, senza il filtro di tutte quelle remore con cui il mondo degli adulti intralcia i sentimenti.

Joey infrange ogni cliché legato all’essere un play boy incallito, privo com’è di malizia e di strategia: “how you doin’?” non è solo una frase buttata lì per conquistare la donna di turno, ma una vera e propria icona (apparentemente) distopica per esaltare una mancanza di impegno e di contenuti astrusi che, incredibilmente, funziona. E riscuote successo perché il mondo non è popolato solo dagli introspettivi, dai colti, dagli esigenti, o da menestrelli che declamano l’amore e pongono la ricerca dell’anima gemella come scopo della vita. Perché una parte considerevole e bistrattata della realtà narrata dalle serie tv rivendica il suo diritto di non aspirare alla grandezza, di non essere la prescelta di chissà quale progetto divino, di essere essenziale: nel suo duplice senso di basico e di (proprio per questo) fondamentale.

Joey non usa semplicemente le donne ma si innamora dell’idea dell’amore, senza mai riuscire ad attualizzare il suo sentimento estraendolo dall’immaginazione e portandolo nella vita reale.

Anzi, senza mai volerlo, in fondo. Perché la sua priorità sono quei cinque strampalati amici con cui condivide il suo percorso in Friends. A differenza loro, Joey si sente già completo semplicemente facendo gruppo: non ha bisogno di realizzarsi professionalmente cercando una via più concreta né di trovare la donna della sua vita, e neppure di metter su famiglia. Per questo continua a trascinarsi nel lavoro di attore nonostante i ruoli minori, e si dimostra persino disposto a rinunciare alle sue cotte più significative.

Lo fa quando interrompe la storia d’amore con la sua coinquilina Janine perché lei non sopporta Chandler e Monica, e nel momento in cui accetta che Chandler e la sua fidanzata Kathy si siano innamorati: arrivando, in questo caso, persino a mettere la felicità del suo migliore amico al di sopra della propria. E infine quando decide insieme e Rachel di restare amici, non solo per rispetto verso Ross, ma anche e soprattutto perché nel cuore di Joey l’amicizia pare occupare un posto unico e speciale anche a discapito dell’amore: è il valore supremo che sceglie sempre di non compromettere per nulla al mondo.

Friends

Tutti i protagonisti di Friends sono inciampati almeno una volta, nell’espletare il loro ruolo di compagni di viaggio, ma non Joey. Mai un passo falso, persino quando a rimetterci è stato un suo sentimento o la sua necessità di autonomia: esempio lampante è la storia con Rachel ma anche la sua rinuncia ad avere una casa tutta per sé, spinta non solo dalla mancanza di Chandler, ma sotto sotto ancor di più dal timore di compromettere il loro legame. E poi, quanto è tenera ed esilarante allo stesso tempo la proposta di matrimonio che Joey fa a Phoebe? Credendo erroneamente che sia incinta, è disposto a prendersi responsabilità più grandi di lui pur di non farla sentire sola.

L’intelligenza emotiva che Joey dimostra nel corso di tutte le stagioni di Friends quindi non appare semplicemente come un controsenso insondabile, ma ha una ragione precisa che ritroviamo proprio nel suo essere elementare: connessioni semplici conducono a soluzioni e comportamenti coerenti, limpidi. L’egoismo, la ricerca di consenso e tutte quelle elucubrazioni che portano un animo complesso a inceppare il corso delle proprie relazioni, sono neutralizzati dalla patina di superficialità che custodisce il mondo interiore di Joey.

Nonostante Joey sembri dipendere dai suoi amici, riversando nel loro affetto tutta la sua soddisfazione e felicità, sono loro in realtà a non poter fare a meno della sua serenità sentimentale: l’ingrediente segreto che lo rende saldo, attento agli umori degli altri, l’amico per eccellenza. Persino nel ritornello della sua sigla, Friends sembra in fondo alludere al personaggio di Joey: “I’ll be there for you” sono le poche, efficaci parole che esprimono appieno il suo semplice, autentico e viscerale concetto di amicizia.

Per fortuna è stato inventato il personaggio di un vulcanico, buffo, leale attore fallito in mezzo a cinque amici che finiscono per realizzare tutti i loro sogni. Perché nell’ingarbugliata matassa di complicazioni di cui è composta l’esistenza, abbiamo tutti bisogno di un po’ di Joey.

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Written by Cristina Natoli

Il mio (metro e sessanta scarso di) corpo è composto da un’insensata intermittenza di intricati funambolismi mentali privi di qualsiasi utilità pratica e pennellate rosa di incurante leggerezza, tra i quali mi destreggio con la stessa nonchalance innata con cui passo dalle serie tv Drama alle comedy, senza andare in autocombustione.

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