Ogni settimana migliaia di lettori ricevono i nostri consigli su cosa guardare.
Scopri come →Non solo House of Gucci: oggi vi racconterò di 8 film che ho iniziato in preda a mille pregiudizi. Da premettere che se dovessi fermarmi a guardare un film ogni volta che mi viene recensito malamente non avrei visto la metà di quelli che oggi prediligo.
Frasi del tipo: “questo non mi piace”, ”è fatto male” o peggio ancora ”non guardarlo perché non ti piacerà” sono all’ordine del giorno per chi come me divora film e serie tv. Ora, pare ovvio che ci sono stati e ci saranno produzioni su cui dissentire o da linciare malamente, ma non è questo il giorno.
Quante volte un film è stato recensito talmente male da non essere guardato per ann, salvo poi essere riscoperto postumo? Prendo solo qualche esempio, non di poco conto, come Shining del maestro Stanley Kubrick o 2001: Odissea nello spazio, ancora una volta di Kubrick. Per non parlare di film del calibro di Top Gun, diretto da Tony Scott, e tantissimi altri che oggi sono cult e che verrebbe impossibile pensare potessero avere sofferto, in passato, critiche negative sia dal pubblico che dalla critica propriamente detta. Eppure è così.
Scopriamo allora insieme la mia personale lista di film che mi hanno piacevolmente stupita, a partire da House of Gucci.
1 – House Of Gucci

Nella mia sommaria lista non potevo non menzionare House of Gucci, non tanto per lo stupore che ho provato nel vederlo – lo ritengo in ogni modo un film medio non brillante ma con del potenziale – ma per le pesantissime accuse che gli sono state rivolte dal pubblico, dai critici e dalla stessa famiglia Gucci.
Devo ammettere che ho esitato prima di andarlo a vedere al cinema, e questo perché non mi ispirava per niente e avevo paura si banalizzasse un evento che invece fece scalpore soprattutto per l’importanza che rivestiva e riveste tutt’ora la casa di moda Gucci. Uscita dal cinema mi sono ricreduta: fotografia indiscutibile dal mio punto di vista, abiti e costumi eccelsi (ovviamente) e dialoghi tutto sommato neanche così scontati, per non parlare della performance e del cambiamento di Jared Leto a cui sono state mosse accuse pesantissime ma che, a mio avviso, sono ingiustificate. Lui rappresenta il fratello di Maurizio Gucci (Adam Driver), Paolo Gucci, eccentrico per natura e volutamente rappresentato come un fratello pazzo dalle tinte talvolta troppo trash ma mai esagerate.
E infine la queen Lady Gaga, che interpreta l’ex moglie di Maurizio Gucci che come attrice in A Star is Born non mi aveva entusiasmata, ma che qui è perfetta nell’interpretare l’avida quanto arrivista Patrizia Reggiani.
Insomma, un 8/10 io glielo davo. La famiglia Gucci non avrà forse retto la verità?
2 – The House That Jack Built

Dopo House of Gucci non poteva mancare il capolavoro perverso e allo stesso tempo folle di Lars Von Trier. Il regista che già ci aveva stupito con Nynphomaniac, Antichrist e Melancholia. Ok, ammetto di avere un debole per i film macabri dalle tinte horror, ma non capisco come abbiano fatto a parlare male di questo film che è pura e magnifica follia. Un film decisamente crudo, ma che non si merita la fuga dalla sala durante la prima proiezione al Festival di Cannes.
La lenta discesa negli inferi di Jack è accompagnata da una voce, quella di Verge (Bruno Ganz), che rappresenta Virgilio, un traghettatore di anime che ci porta dentro la perversione di un uomo o di una bestia, il tutto incorniciato dagli stesso elementi che caratterizzano la cinematografia di Lars Von Trier come il movimento artistico del Dogma 95.
La crudezza di alcune scene non merita questo trattamento, ma ci fa capire con molta leggerezza la gratuità e la banalità del male, quanto sia semplice fare del male a qualcuno; forse è per questo che mi è stato sconsigliato o è stato tacciato come un film troppo violento, perchè è reale e la realtà è ciò che più ci fa paura.
3 – Madre!

Grande prova di regia per Arnofsky, che mi ha piacevolmente colpita con un film che parla di estinzione, umanità, vita e legami. Il film fin dalla sua prima rappresentazione riscosse numerse critiche; come spesso accade con registi del calibro di Arnofsky ma anche di Robert Zemeckis o David Cronenberg; sono film che o li ami o li detesti.
Nella sua Madre!, Jennifer Lawrence e Javier Barden rappresentano una parte di umanità e gli intrusi che si vedono piombare in casa il popolo feroce che vuole avere tutto prepotentemente, che vuole distruggere la Madre terra.
Devo ammettere che la mezz’ora finale di Madre! non ha una spiegazione univoca, motivo per il quale potrebbe essere mal interpretata dall’osservatore, con scene di pura follia e violenza. Io non le ho ritenute scene esagerate, al contrario. Ciò che si voleva rappresentare era la disgregazione e la distruzione dell’umanità. La Lawrence invece non sappiamo precisamente a cosa allude ma immaginiamo possa essere la Madre terra, quella che stiamo distruggendo senza preoccuparci del domani.
La spiegazione del finale di Madre!, seppur controversa, è una chiara ripresa della Bibbia, infatti dopo la rottura del lavandino (che rappresenta il diluvio) lei dà alla luce un bambino, probabilmente Gesù Cristo e Bardem una volta nato, rappresentando il poeta/creatore da il bambino alla gente per poi ucciderlo. Chi conosce quindi il Nuovo Testamento si troverà d’accordo nel ritenere che questa scena è metafora della storia di Cristo.
Questo film è una metafora, è segno di un’umanità che si sta disgregando uccidendo e calpestando la Madre Terra.
4 – Quello Che Non So Di Lei

E dopo Madre! e House of Gucci, ecco un’altra storia al femminile, quella messa in scena da Roman Polanski nel film Quello che non so di lei, liberamente tratto dal libro di Delphine de Vigan Dapres Une histoire vrai.
Il film è intricante, un thriller psicologico che a tratti si perde in scene vacue ma comunque degno di nota e che mi è piaciuto perchè ricorda vagamente Misery non deve morire, film del 1990 del regista Robe Reiner. La storia in sé è semplice: una scrittrice Delphine si imbatte in un’ammiratrice, Elle, con la quale intraprende una storia d’amore e ossessione/ possessione dal quale è difficile uscire senza farsi male. Quello che però Delphine vede è reale? Il film si muove volutamente sul doppio binario della finzione e della realtà, tralasciando a tratti particolari e peculiarità psicologiche delle due ma comunque niente di così disastroso, motivo per il quale mi sento di consigliarlo a chi come me si appassiona alle storie di fantasmi e vuole imbarcarsi nell’intricato mondo che è quello della psiche umana.
5 – La Scuola Cattolica

“Non ci andare, non ne parlano bene!” o ancora ”è la brutta rappresentazione dei fatti del Circeo…” e tanti altri commenti sono fioccati su questo film, che sono andata a vedere controvoglia e anche intimorita. I fatti del delitto del Circeo sono oggi divenuti noti per la violenza sessuale subita da alcune ragazze nei confronti di loro coetanei nella notte tra il 29 e il 30 settembre del 1975 a Roma.
Non è una storia da trattare con leggerezza perchè parla di violenza e smaschera una società in cui la patina di valori che si pensava ci fossero invece non ci sono, e non vengono neanche insegnati. Il film ripercorre, tramite il racconto dei ragazzi, i fatti della fatidica notte dall’inizio (preambolo) con la messa in scena dell’educazione nelle scuole maschili degli anni ’70, dove i valori trasmessi erano quelli della supremazia del maschio bianco e sete di potere, fino ai terribili fatti.
È chiaro, come spesso accade, che quando si tratta di raccontare una storia vera come già successo con House of Gucci e tanti altri film quello che si rischia è di distorcere la realtà, di raccontare fatti prendendoli per veri quando in realtà non lo sono. Non ho trovato La scuola cattolica un film didascalico né mal rappresentato dai dialoghi scialbi come mi era stato preannunciato, nonostante alcuni di essi possano essere mal interpretati dall’osservatore. Il film è uno spaccato di una realtà che noi tutti dovremmo conoscere.
6 – The Disaster Artist

Disaster Artist, film del 2017 diretto e interpretato da James Franco non convince proprio tanto da essere definito peggior film dell’anno. Devo ammettere che non avevo grandi aspettative nel guardare questo film e riconosco non sia il miglior film che abbia mai visto, ma non per questo meritava la candidatura e la vincita al peggior film dell’anno.
La storia è quella dell’outsider e aspirante filmmaker Tommy Wiseau, divenuto famoso per aver prodotto il peggior film mai esistito, dal titolo The Room, divenuto poi un cult internazionale. Franco sceglie di puntare sul lato demenziale della storia tralasciando le vere motivazioni che hanno portato Wiseau a produrlo e la costruzione stessa del film. James Franco è perfetto nell’interpretare lo stesso Wiseau e anche l’idea finale che ne scaturisce è il fatto che per divenire una leggenda non si debba per forza essere dei geni o attori famosi, ma semplicemente portare avanti la propria passione senza guardare in faccia nessuno.
7 – Velvet Buzzsaw

Particolarmente conturbante è Velvet Buzzsaw, perché si presenta come una commistione tra horror movie e comedy, distribuito da Netflix nel 2019 e non troppo conosciuto ne apprezzato. Essendo io amante dell’arte, non potevo non avvicinarmi a una pellicola che è un’aspra critica alla società moderna e alla commercializzazione dell’arte, al consumo e alla nicchia dei ricchi galleristi, come già accaduto con The Square, diretto da Ruben Östlund.
La distribuzione è volutamente Netflix per via della sua grande possibilità a distribuire un film con gran velocità. Forse non è stato capito ed è stato mal interpretato dalla maggior parte del pubblico. I toni della commedia si mescolano con quelli horror e thriller non lasciando allo spettatore la possibilità di capire cosa il film vuole trasmetterci.
Da un lato abbiamo il mondo dei galleristi e dei critici che vogliono commercializzare l’arte rendendola mero oggetto, dall’altra abbiamo l’arte propriamente detta intesa come la forma più pura di espressività, e credo sia proprio su quest’ultima che il film punta. Per questo il film è un buono spunto e terreno di indagine per tutti coloro che come me amano l’arte ma non l’utilizzo che ne viene fatto.
8 – Jackie

Jackie, dal regista Pablo Larráin, è un capolavoro e a discapito di chi me l’ha sconsigliato lo guarderei altre 1000 volte senza stancarmi mai. La storia racconta la vita di Jackie Kennedy dalla morte del marito JFK alle sue terribili conseguenze.
Il regista cileno decide di puntare su un biopic non convenzionale: la storia di una donna che ha il potere ed è estremamente affascinante. Jackie è seducente e forte, riesce a farsi valere e a convivere con il lutto e due figli a carico. La bellezza del film risiede nella forza della femminilità che la stessa Natalie Portman riesce a farci sentire. Noi donne con lei ci sentiamo unite e straordinariamente belle, sia dentro che fuori.
Il pubblico forse si aspettava un film biografico sulla morte di JFK e della distruzione di un matrimonio, invece ciò a cui assistiamo è tutt’altro perchè la morte del presidente è solo lo sfondo e Jackie ne è la protagonista con le sue debolezze e i suoi modi di vivere estremamente umani, che non si addicono ad una First Lady, nell’immaginario comune.
Jackie mi ha ricordato Spencer, biopic sulla vita di Lady Diana prodotto dallo stesso Larráin. Due storie, due donne, due forze della natura raccontate splendidamente, che ci fanno emozionare.
